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Dostoevskij Fëdor - Memorie dal sottosuolo | Nella prima parte, "Il sottosuolo", il protagonista racconta la sua infanzia e la formazione della personalità più nascosta (il sottosuolo per l'appunto). Nella seconda, "A proposito della neve fradicia", ripercorre alcuni episodi della sua vita dove più emerge il "sottosuolo". Segue alcuni compagni di scuola ad una cena, sfoga poi l'amarezza per le offese subite su Liza, una prostituta incontrata in una casa di tolleranza, mostrandole con durezza che cosa l'aspetta nel futuro. Dopo qualche giorno Liza ritorna da lui col desiderio di una vita pura, ma viene trattata con disprezzo e volgarità. Per umiliarla le dà un biglietto da cinque rubli, che poi ritroverà sul suo tavolo quando la donna se ne sarà andata, testimonianza della grande dignità di Liza.
9 recensioni presenti. Media Voto: 4.55 / 5Nicola Mosti (29-02-2012) Saggio intimista nel quale un protagonista nevrotico cerca di esorcizzare la propria sconfitta personale attraverso sado-masochistici processi di auto-mortificazione ed abbrutimento morale, tentativi tuttavia non estranei ad una critica sociale antipositivista.
In effetti - ed è negli stessi intenti dell'autore - è difficile trovare un protagonista che susciti ad un tempo tanta antipatia e tanta indulgente commiserazione. In questo senso, visti i trascorsi personali (e neuropsichiatrici) dello scrittore, c'è da sospettare che vi sia qualcosa di più che di un semplice spunto autobiografico.
Ma in fondo, questo libro parla semplicemente della sconfitta della Ragione, dell'inevitabile capitolazione di una troppo esaltata facoltà di raziocinio, che miseramente soccombe ai più illogici moti dell'animo. E sarebbe proprio questa impossibilità di dominare le emozioni, a guidare la storia individuale e collettiva verso un'insensata meta auto-distruttiva.
Profondo e morboso perlustratore dell'animo umano, Fedor Dostoevskij sembra anticipare di anni alcune fra le poche salvabili conclusioni del forse troppo noto Sigmund Freud. Voto: 4 / 5 |  |  |  |
Grif (30-08-2010) Introspezione impietosa, critica, violenta di un uomo ai margini della società russa di metà ottocento. Imprescindibile opera di un maestro della letteratura. Voto: 5 / 5 |  |  |  |
Paolo Pizzi paolopizzi@hotmail.com (21-07-2010) Un imperituro mirabile esempio di edotto esercizio di stile e di vita, poiché per addentrarsi in tal modo nei meandri della coscienza umana non solo bisogna saper scrivere, ma occorre anche saper vivere, conoscere la vita, la sua logica illogicità e la sua contraddittoria paradossalità.
Solitamente non mi ritengo all'altezza di commentare i grandi classici della letteratura tuttavia per questo, vostro malgrado, farò un eccezione poiché raramente mi sono trovato più in accordo e contemporaneamente in disaccordo con un libro, raramente mi sono trovato più simpaticamente coinvolto ed al medesimo tempo empaticamente sconvolto da una lettura, fosse questa di narrativa fosse questa di saggistica. Ed è proprio in bilico tra questi due generi che si collocano "le Memorie," in bilico e in contrasto: parte romanzo aneddotico, parte disquisizione formale, parte premessa e parte giustificazione, ma quale l'una e quale l'altra? E' inutile domandarselo giacché in realtà sono un perfetto tutt'uno che si fonde laddove proprio c'è discrepanza, si unisce la dove maturano i germi della diversità: nell'uomo, l'uomo di Dostoevskij: al tempo stesso romantico e anti-romantico, coraggioso e vigliacco, antieroe capace delle più vili bassezze e tuttavia archetipo dell’eroe esemplificatore della condizione umana. Alla maniera del suo personaggio anche il libro è un unicum contrastante: indissolubilmente legato alla sua epoca e ciò nonostante assolutamente attuale, così ironicamente tragico da creare uno straniamento per déjà vu, così ostentatamente imponderabile ed inconsueto da risultare lapalissiano. Per concludere è sintomatico di questi capolavori come le lunghe pagine di critica al testo, antecedenti il testo vero e proprio non aggiungano e non sottraggano assolutamente nulla alla grandiosità dell’opera e dell’autore…esatto: assolutamente nulla come probabilmente questa mia breve digressione.
Voto: 5 / 5 |  |  |  |
Estelgard cantadm@gmail.com (10-04-2010) Premetto che adoro Dostoevskij e la sua poetica del decadentismo. Il testo è decisamente impegnativo, nonostante sia una breve presentazione di tematiche che affioreranno nei romazi successivi, ma è un caposaldo della letteratura russa e non è assolutamente da perdere per chi vuole cominciare a scoprire il grande maestro russo. La prima parte "il sottosuolo" è introspettiva e delinea la psicologia del protagonista, un miserabile che "non è riuscito a diventare nemmeno un insetto"; vari i temi che il narratore esamina: la coscienza e la ragione umana, differenti dal volere e dagli istinti provocati dalle leggi naturali che fanno l'uomo ferino, l'indispensabile necessità umana di commettere il male, la vendetta come atto che ricerca la giustizia, quindi moralmente privo di macchie. La conclusione è comunque che, pur dotato di ragione, l'essere umano è abietto, immorale, ingrato e dedito al piacere personale e spesso ignobile. Nella seconda parte, "A proposito della neve bagnata" si introduce un pò di azione e si vedono messe in pratica le elucubrazioni della sezione precedente: il protagonista, consapevole della bassezza morale e della sua poca importanza come individuo, abbatte la sua furia e la sua "vendetta" su una giovane prostituta, una creatura più miserabile di lui, ma certo con una purezza insita e nascosta che fuoriesce col progredire degli attacchi. Quando la tenera Liza si ravvede e decide di vivere una vita priva di macchie, il protagonista la copre di fango e le sbatte in faccia tutte le malvagità e le ingiustizie che la vita stessa le getterà contro; Dostoevskij però termina il racconto con una zampata finale, mostrandoci una Liza che, pur distrutta dalla violenza psicologica subita, mantiene un'altezza e una dignità che il protagonista non potrà mai sperare di raggiungere. Voto: 4 / 5 |  |  |  |
marco (21-04-2009) Un libro di un'attualità sconcertante. Da leggere e rileggere per capirne ogni significato. Voto: 5 / 5 |  |  |  |
roberto kant1111@libero.it (07-04-2009) FENOMENALE, dostoevskij ha preso il mito dell'artista maudit di baudelaire, l'ha immerso in un'atmosfera profondamente cristiana e sentita ed ha creato un capolavoro che indica come il cristianesimo sia l'unica risposta possibile al peggiore dei mondi possibili. Ma non c'è solo questo, c'è lo scavo psicologico dentro la cosidetta "anima eletta" che è costretta a compiangersi e a maltrattarsi nonostante sia l'unica anima pura al mondo,c'è l'eccesso di coscienza come vera e propria malattia, c'è il paradosso leopardiano secondo cui i misantropi sono proprio coloro che amano di più gli uomini, c'è questo e c'è molto molto altro...Ti cambia la vita. Voto: 5 / 5 |  |  |  |
Gufa (15-03-2009) A me, è proprio la prima parte che mi è piaciuta di più. Dostoevskij è geniale nella sua profonda conoscenza dell'animo umano. Non l'ho trovato un romanzo ostico, forse perché avevo già letto "I Fratelli karamazov", il capolavoro assoluto di Dostoevskij, sublime, intenso e profondo. Se si riesce a gustare questo grande romanzo con la passione e il trasporto con cui l'autore ti prende per mano e ti conduce a livelli altissimi, "Memorie del sottosuolo" lo si divora in due ore. Voto: 5 / 5 |  |  |  |
Carlo carlotapella@virgilio.it (31-07-2008) gran bel libro soprattutto nella parte della neve la prima parte è un pò pesantina ma scritta come al solito con grande stile
Voto: 4 / 5 |  |  |  |
Cristiano (04-06-2008) Il libro è una colonna portante della letteratura moderna, apre la strada al romanzo interiore che oggi ci è così familiare, però onestamente non è un testo di facile lettura, richiede impegno e soprattutto nelle prime pagine risulta ostico e impegnativo. Voto: 4 / 5 |  |  |  |
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