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Magris Claudio - Lei dunque capirà |
Una donna si confida o forse si confessa a un misterioso Presidente. È in un luogo chiuso: forse un carcere o magari un ospedale. Aveva ottenuto un permesso, una concessione eccezionale per le circostanze in cui si trova, ma alla fine ha deciso di non utilizzarlo e ora spiega le sue ragioni: i motivi profondi e sorprendenti per i quali ha rinunciato a seguire l'uomo che ama e amerà sempre. Il tono è volutamente leggero e brioso, ma questo racconto trasmette lo sgomento di fronte al mistero della morte e della vita.
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Lei dunque capirà
Una donna si confida o forse si confessa a un misterioso Presidente. È in un luogo chiuso: forse un carcere o magari un ospedale. Aveva ottenuto un permesso, una concessione eccezionale per le circostanze in cui si trova, ma alla fine ha deciso di non utilizzarlo e ora spiega le sue ragioni: i motivi profondi e sorprendenti per i quali ha rinunciato a seguire l'uomo che ama e amerà sempre. Il tono è volutamente leggero e brioso, ma questo racconto trasmette lo sgomento di fronte al mistero della morte e della vita.
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| La recensione de L'Indice |
 L'altro percorso nasce da una scrittura autobiografica che è speculare all'io narrante una posizione che coniuga il vissuto privato con la propria esistenza d'intellettuale. Per Magris la ricerca di un tempo incorrotto di un vissuto remoto è anche sguardo sulla propria opera sulle sue origini sul senso del suo lavoro. Già ma qui non c'è la voce di una Albertine che a un certo punto dice "mon Marcel". Qui Euridice mai si rivolge al suo Orfeo lei – lo sappiamo – parla solo con il "Presidente". E tuttavia sgrammaticando il "patto autobiografico" dirò che in Lei dunque capirà si percepisce il dialogo dell'autore con la sua "musa" scomparsa: Marisa Madieri. Senza pathos reverente ben inteso senza aulico inchino piuttosto con una vivificante sagace autoironia. Perché lui il "poeta" balza fuori dal testo come uno screziato funambolo che avanza generoso e versatile sulla scena letteraria ma in realtà è messo in moto da lei "amplificato" e poi all'occorrenza sforbiciato ripulito insomma nel corpo e nella pagina. E raggiunto il successo è ancora lei che lo tutela e – lo sappiano le sue "squinzie" – persino lo sostituisce nella sua corrispondenza privata divertendosi a "far gongolare" la schiera di ammiratrici. Costrizione e nostalgia si alternano nel ricordo che muove un doppio ansito di lei salda e desiderante nei giorni e negli anni in corsa verso lui che scende nel regno delle ombre per richiamarla a sé: "Era vicino lo sentivo; si fa per dire vicino la Casa è sterminata e i suoi corridoi scale gallerie stanzoni soffitte sembrano non finire mai ma io sapevo sentivo che presto non importava quando fra anni fra poco – sarei uscita e sarei stata fra le sue braccia la sua bocca sulla mia". Mentre lui Orfeo sospeso lacerato dalla perdita nell'anima e nella carne tragitta con la scrittura verso di lei in cerca della verità "perché soltanto il Vero grande e terribile è degno del canto". Alza il tono il referente mitico avvia a una dimensione universale che disperde il tratto autobiografico. Ma diverge repentina la nota di chiusura lo scarto dal mito classico: non è lui che si volta per troppo amore è Euridice che non vuole ricominciare a "cucinare lavare fare all'amore andare a teatro invitare qualcuno a cena ringraziare per i fiori parlare…". C'è una sottile rivendicazione femminista in quella sottrazione finale. Quasi un passar le consegne. Ecco allora che lo stesso titolo Lei dunque capirà assume un secondo senso producendo implicitamente altra vita. Euridice svanisce mentre nel suo sguardo lui proscritto dal regno delle ombre appare "straziato" ma "ancora capace di serenità forse anche di felicità". Il titolo sembra ora fondere due voci: quella del passato e quella di un diverso futuro che può avere inizio.Anna Chiarloni |
12 recensioni presenti. Media Voto: 4.25 / 5Silvana (27-10-2010) Grande Magris, un vero pezzo di bravura, che racconta in forma di monologo una storia d'amore grande e tormentata. Echi kafkiani e mitologici si mischiano in questo racconto dove ogni parola è una perla di appropriatezza. Voto: 5 / 5 |  |  |  |
sandra (22-07-2008) scritto male, enigmatico senza fascino, una donna che ama , che sceglie di non ricongiungersi al suo uomo, ( antipatico) per motivi mal spiegati, un amore che si suppone grande e bello descritto per cenni banali.
Curioso il titolo: io non ho capito proprio. Voto: 1 / 5 |  |  |  |
ro (16-12-2007) Questo piccolo tesoro, l'ho trovato per caso. L'ho letto, riletto, riletto ancora e leggerò di nuovo ogni volta che avrò bisogno di star bene oltrepassare i confini e andare al di là dei miei limiti. I libri migliori sono quelli che dicono quello che già sappiamo, diceva George Orwell ma, aggiungo io, lo scopriamo solo leggendo. GRAZIE Grande Magris Voto: 5 / 5 |  |  |  |
ALESSANDRO SPAZIANI (10-04-2007) Bellissimo. Non sprecherei altre parole, ché sono così preziose da diventare a volte, come in questo (perciò) breve libro, puri cristalli. Voto: 5 / 5 |  |  |  |
gil (21-03-2007) Sottoscrivo il giudizio di Chiara del giugno 2006, aggiungo che l'aver sperimentato un dolore simile a quello vissuto dall'autore, mi ha reso la lettura ancora più emozionante. Apprezzo poi molto la concisione e la scelta dei vocaboli: per un concetto che dentro di noi si dilata all'infinito l'essenzialità deve essere stata tutt'altro che facile. Un appunto: si è accorto qualcuno che nel risvolto di copertina si parla di amore "fallito"?? Voto: 5 / 5 |  |  |  |
elena giovannini (10-01-2007) Allettante e autolusinghiero, il titolo dell’ultimo libro di Claudio Magris, « Lei dunque capirà », evoca stati d’animo riflessivi e confidenziali. ‘Lei dunque capirà, signor Presidente’, e capiremo anche noi, lettori, incoraggiati ad accettare la sfida dell’accogliere intimamente un libro. Ognuno con la propria storia d’amore a confronto, leggeremo il monologo di una donna che vede anche i difetti del suo uomo come cari e preziosi. Anzi, più lui è imperfetto più lei lo adora, dominandolo.
Lei, la sua Musa, quella che gli sfrondava gli scritti dalla zavorra, che per amore decide di non seguirlo, ingannandolo.
Lui, vate esuberante e acclamato, uomo fragile e nevrotico, che usava dirle ‘vicino a te so chi sono e non sono niente male’; scrittore di questo racconto imperfetto vomitato senza il vaglio della Musa, in un passionale, epico, squisitamente disperato grido d’amore eterno. Voto: 4 / 5 |  |  |  |
cristina (16-07-2006) Magris come sempre bravo, ma come è stata compresa meglio Euridice da Carol Ann Duffy ne "la moglie del mondo" ed. Le lettere Firenze 2002 Voto: 3 / 5 |  |  |  |
Stefano sboccoli@libero.it (23-06-2006) Ho letto questo breve libro di getto. Sarà questo fatto o saranno le mie recenti letture "irlandesi" ma vi ho trovato la sapiente, amorevole superiotà di Molly Bloom e tracce della sconsolata e illusoria attesa di Beckett. Ma soprattutto, e non per la prima volta, ho trovato un grande Magris. Voto: 5 / 5 |  |  |  |
very (21-06-2006) semplicemente stupendo...ma lui no, al cuore non si comanda,diceva, il cuore si spezza e se gli dici di non spezzarsi si spezza lo stesso, come il mio, protestava... Voto: 5 / 5 |  |  |  |
Chiara (19-06-2006) In questo brevissimo ma intenso libro, Claudio Magris supera se stesso, e non solo nel senso che offre al lettore pagine letterariamente stupende e filosoficamente profonde, ma altresì perché va oltre il suo Sé e fa dell'altro - la sua sposa scomparsa anni fa - il vero autore. Un libro che parla di un amore vero, più forte della morte, un amore perfezionato nella ricerca della felicità dell'altro, che c'interpella tutti, perché costruito sul "noi" e non su due "io" separati: un amore fatto di due libertà dialoganti, perché le parole scambiate fra due che si amano legano più del sesso, sono più durature.
Una bella lettura per l'estate, ma non da ombrellone. Piuttosto da fare nel silenzio, in un luogo appartato, perché questo libro non va "consumato" come una qualunque banalità, ma letto e riletto, e possibilmente ruminato. Voto: 5 / 5 |  |  |  |
Patrizia (08-06-2006) Bello , mi ha lasciato addosso una penosa sensazione d'angoscia e sconforto.Come perdere le poche speranze che non ho ! Voto: 3 / 5 |  |  |  |
Luca lormelli@hotmail.com (21-05-2006) Illustrissimo esimio Claudio, che hai per ventura ed elezione Trieste quale dimora e magione, che ben lungi dalle stantie acquee e leteiche delle lettere italiche stai, beh tu sia benedetto. Orfeo narrato da una straziante eppur così riconoscibile e umanissima Euridice, un mito o forse un Mito trasvalutato e deflagrato dal suo interno poietico per essere offerto ai lettori digiuni d'oggi, il tutto con una concisione una icasticità ed un piglio da grande narratore. Un aedo contemporaneo. Voto: 5 / 5 |  |  |  |
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