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Tournier Michel - La goccia d'oro | Deserto del Sahara, oasi di Tabelbala. Una donna bionda, proveniente da Parigi, è appena arrivata con la sua Land Rover. Scesa dalla macchina, scatta una fotografia a Idriss, un giovane pastore arabo. Il ragazzo ha accettato di farsi fotografare, ma poi pretende di riavere la sua immagine ritenendo di esserne l'unico proprietario. Teme, infatti, che vada dispersa. La donna promette che gliela spedirà, ma passano gli anni e da Parigi non arriva alcuna foto, Idriss nel frattempo ha dovuto lasciare il suo paese in cerca di lavoro e ora è in Francia. Si reca a Parigi, e si mette a cercare la sua "immagine", che non ha dimenticato. Presto, però, viene travolto dal trattamento riservato agli immigrati come lui, rischiando di smarrire del tutto la propria identità nel mare delle apparenze che domina la cultura europea. Ritroverà il proprio vero volto grazie all'aiuto di un maestro di calligrafia araba, che lo riporterà nell'oasi simbolica della sua cultura, ostile al culto dell'immagine. "La goccia d'oro" unisce la crudezza del romanzo realista alla delicatezza della parabola, per farsi specchio e cifra di una realtà drammaticamente attuale. Allo stesso tempo, la vicenda di Idriss pone una domanda che ci riguarda tutti: qual è il tributo che ciascuno di noi paga ogni giorno all'impero delle apparenze?
Loris (13-01-2012) Aspettavo la ristampa di questo romanzo di Tournier da anni. La lettura mi ha rivelato un solido racconto di formazione e viaggio su cui si innestano una serie di riflessioni sulla natura e il valore dell'immagine nella cultura occidentale e in quella berbera. Il tono della narrazione oscilla tra il realismo (la descrizione della condizione degli immigrati africani a Parigi) e il fiabesco (un paio di racconti da 'mille e una notte' inseriti nel flusso principale). Nel complesso il lavoro di Torunier e' godibile e ricco di spunti intelligenti. L'unico limite l'ho riscontrato in una certa artificiosita' dei dialoghi, specie nella seconda parte. Alcune considerazioni messe in bocca al protagonista e ai suoi interlocutori suonano troppo 'filosofiche', quasi fossero estrapolate da un saggio o dal testo di una conferenza. Voto: 4 / 5 |  |  |  |
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