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Anam Tahmima - I giorni dell'amore e della guerra | Pakistan orientale, Dhaka, delta del Gange, 1959. Rehana ha comprato due aquiloni, uno rosso e uno blu, nell'emporio pasticceria davanti al tribunale. È l'ultimo regalo ai suoi due figli, i piccoli Sohail e Maya, prima che se ne vadano per sempre. Andranno a vivere con lo zio a Lahore, la città con strade nuove ed edifici perfetti, a chilometri di distanza. Così ha deciso il giudice che, dopo la morte del marito, ha giudicato Rehana una cattiva madre, troppo povera e incapace di educare i suoi figli. Ma lei non ha perso la speranza e la voglia di combattere: è convinta che un giorno il vento soffierà così potente che glieli riporterà. Il vento alla fine arriva. È il 1971. A casa di Rehana c'è una festa: si celebra il decimo anniversario del ritorno dei suoi figli. Sono grandi, ormai: il paese è in guerra. Il Bangladesh ha dichiarato la propria indipendenza ed è stato invaso dall'esercito del Pakistan. Si sta organizzando la resistenza e gruppi di guerriglieri si formano in tutto il paese. E Rehana sta per perdere i suoi figli ancora una volta. Perché Sohail si è unito al movimento di liberazione nazionale, e Maya sta per seguirlo. E mentre il sangue scorre sull'asfalto e sulla terra affamata, Rehana combatterà ancora una volta per la loro salvezza. Quello che sappiamo del Bangladesh è la storia di un Paese afflitto dai disastri ambientali: una terra paludosa e piatta sferzata dal monsone e soggetta alle inondazioni, un popolo mite e rassegnato alla perenne precarietà della vita e alla continua trasformazione delle cose. Eppure dal 1947 in poi questo piccolo lembo di terra è stato conteso tra India e Pakistan, con una guerra diplomatica e civile finita con l'annessione al Pakistan, in nome della fratellanza religiosa. Il Pakistan orientale, come si chiamava allora il Bengala, lontano migliaia di chilometri da quello occidentale, separato dall'intera nazione indiana e da una cultura molto più aperta alle contaminazioni dell'induismo, riconquisterà l'indipendenza e verrà riconosciuto come uno Stato sovrano solo nel 1971: un anno d'amore e di guerra, un anno che segnerà le sorti di un popolo e le dinamiche familiari di questa promettente scrittrice esordiente. Osannata dalla più autorevole critica anglosassone, Tahmima Anam nasce in Bangladesh ma ha vissuto a Parigi, New York, Bangkok e attualmente abita a Londra. Una giovane cosmopolita quindi, ma profondamente legata al suo Paese e alle sue tradizioni. In questo romanzo la Anam dipinge una saga familiare che si dipana durante i mesi della rivoluzione, descrivendo le atmosfere dei luoghi e l'intensità dei sentimenti anche nel mezzo di un evento così tragico. La storia ha per protagonista una giovane donna, Rehana, rimasta vedova con due figli ancora piccoli. Il prologo di questo romanzo è dedicato alla battaglia intrapresa da questa madre per riavere l'affidamento dei suoi figli, dopo che un giudice, avendo constatato il suo stato di indigenza, li aveva affidati ad uno zio. L'anno trascorso lontano da loro e il rimorso per non essersene presa cura, segneranno i comportamenti di Renana per tutta la narrazione: durante i giorni più cruenti, nel mezzo del pericolo, questa madre farà qualunque cosa per salvare i suoi figli. In seguito alla rivolta studentesca, alla quale parteciperanno sia il saggio Sohail, il figlio maggiore, che la scontrosa Maya, il governo centrale pakistano reagirà attraverso la repressione per mezzo degli uomini dell'esercito. Sohail si unirà allora al gruppo dei guerriglieri, ragazzi pieni di sogni e di speranze che vedono nella rivoluzione cubana e sudamericana un modello attraverso cui anche il loro Paese può raggiungere l'indipendenza. Pochi, disarmati e disorganizzati, Rehana assisterà alla partenza di suo figlio e dei suoi amici, osserverà con apprensione crescere dentro di lui la fiamma della passione politica, ma nonostante la paura di vederlo morire, o peggio, di non vederlo mai più, questa madre lo sosterrà nei momenti peggiori, collaborando con i guerriglieri, raccogliendo cibo e medicinali, nascondendo armi. Anche Maya presto si unirà alla resistenza a Calcutta, firmando articoli di giornale contro il governo pakistano e collaborando come volontaria nei miseri campi profughi allestiti in India. Nove mesi di lontananza, nove mesi in cui Rehana si trova a dover abbandonare le mansioni normali della vita quotidiana, la cucina, la cura del giardino, le partite a ramino con le amiche, per contribuire alla missione dei suoi figli. Il suo impegno, che in un primo momento si spiega attraverso il senso di protezione verso Sohail e Maya, lascerà il posto, mano a mano che si procede nella narrazione, a una nuova consapevolezza sull'importanza degli ideali che questi giovani perseguono, a una nuova forza interiore capace di combattere contro ogni ostacolo che si frappone tra la sua famiglia e la vita. Alla fine della guerra il Bangladesh è un Paese devastato e poverissimo, tanti figli non sono tornati a casa e quelli che ci sono riusciti hanno negli occhi una nuova scintilla carica di furore e di terrore. Un nuovo paese è sorto grazie al sacrificio di tanta gente e allo sforzo di tante madri, strappate alle loro piccole abitudini familiari per compiere dei grandi gesti di vero e proprio eroismo. In queste pagine intensamente emozionanti, scritte con una prosa perfetta nella sua semplicità stilistica eppure fortemente evocativa, c'è la storia di un popolo alla ricerca della libertà e dell'indipendenza vista attraverso gli occhi di una donna. Una madre che, nel tentativo di salvare i suoi figli, salverà se stessa da tutti i retaggi culturali che la opprimono, dall'idea che la libertà possa esprimersi solo nell'alveo della volontà di suo marito, della religione, dello Stato.
Ascolta la lettura delle prime pagine del libro su RadioAlt.
19 recensioni presenti. Media Voto: 4.42 / 5simona bbcm89@tin.it (14-12-2011) Speravo in un romanzo che mi attirasse di più, visto il tema affrontato...e invece l'ho trovato piatto, senza troppa emozione in ciò che viene descritto. Di sicuro, comunque, per l'ambientazione storica, merita di essere letto. Voto: 3 / 5 |  |  |  |
Mary (20-07-2010) Libro molto bello...si legge senza interruzioni, mai un momento di stanca. Una grande storia di amore e di speranza. Lo consiglio... Voto: 4 / 5 |  |  |  |
llwellin (26-01-2010) Sobrio, esotico al punto giusto e ben strutturato. Eccellente la caratterizzazione dei personaggi e degli ambienti.
Come hanno già sottolineato altri un dizionarietto non avrebbe guastato. Voto: 5 / 5 |  |  |  |
pasquale (09-06-2009) Decisamente un buon libro. Ho conosciuto qualcosadi di cui ne ero completamente all'oscuro.Una bella saga ed un modo diverso di raccontare la guerra. Voto 4,5 Voto: 5 / 5 |  |  |  |
Massimo F. (08-02-2009) Indubbiamente un bel libro. “Rotondo”, scritto bene e con leggerezza, pur affrontando tematiche molto profonde e complesse: guerra, patria, rapporti madre-figli, coraggio e codardia, amore, perdono… Ben costruiti i personaggi, mai sopra le righe: una menzione particolare alla sobrietà e all’equilibrio nel tratteggiare le figure maschili sempre appropriate, senza mai nemmeno sfiorare lo stereotipo. Ha inoltre l’indubbio pregio di aprire una finestra su una situazione storica drammatica e ormai dimenticata, in una zona del mondo così lontana dalla vita quotidiana di noi occidentali. Si percepisce l’elaborazione profonda della giovane autrice su una realtà “raccontata” e non vissuta: è forse questo che impedisce di trasfondere nel racconto quella sofferenza e quel pathos che ne avrebbe fatto un capolavoro. Voto: 4 / 5 |  |  |  |
Monica (20-12-2008) bel libro, utile per conoscere la storia triste e travagliata di un Paese oltre tutto sempre duramente provato anche dalle calamità naturali. Grande la figura della madre che con coraggio e determinazione riesce a superare ogni ostacolo con la forza dell'amore per i propri figli! Voto: 4 / 5 |  |  |  |
Flavia (08-11-2008) Libro bellissimo, da leggere velocissimamente.
Ogni pagina è intrisa d'amore l'amore tra uomo e donna amore per la patria, ma sopra ad ogni cosa l'amore di una madre per i propi figli.
Voto: 5 / 5 |  |  |  |
luigi (20-10-2008) tra le tante pubblicazioni insulse finalmente un buon romanzo... Voto: 4 / 5 |  |  |  |
Silvia (18-07-2008) Finalmente un libro che si mette dalla parte delle donne e guarda il mondo con i loro occhi. Non solo Rehnana, ma Maya, le vicine di casa, Silvi sono tutte prime testimoni di una tremenda guerra. Eppure solo come le donne sanno fare, nel vivere quella tragedia ci mettono la loro sensibilità, la loro forza, il loro amore. Sembra incredibile, ma di fronte ad una terribile guerra le donne sanno trovare il coraggio di trattare con i militari, lottare per i propri figli e far perdere la testa agli uomini!!Consiglio a tutti questo omaggio all'essere donna oggi!! Voto: 4 / 5 |  |  |  |
Laura (14-07-2008) Il personaggio di Rehana è uno dei più belli, complessi, a tutto tondo, letti negli ultimi anni. La sua lotta per crescere due figli, nonostante la morte del marito e la società pakistana che la considera inadeguata. La sua sofferenza per la guerra che esplode intorno a se' e coinvolge i due figli. La nascita di una nazione - il Bangladesh - e le sofferenze, le torture e i profughi che comporta. L'amore che rinasce ma che sacrifica al bene più alto: i figli. Bellissimo e toccante. L'unico appunto va fatto alla casa editrice Garzanti che non inserisce un glossario che permetta di capire tutti i termini urdu o bengali inseriti nel testo. Voto: 4 / 5 |  |  |  |
tonierm (10-07-2008) Perchè pubblicizzano solo IL CACCIATORE DI AQUILONI e non parlano di libri come questo? Siamo in balia degli interessi degli editori.
Molto, molto bello. Voto: 5 / 5 |  |  |  |
fabio zanotti (26-05-2008) Mi è piaciuto molto e mi ha fatto conoscere la storia di un popolo che conoscevo poco. Bella anche la storia con dei punti molto conivolgenti e commoventi che fanno capire le cose senza per forza entrare nella crudeltà. Lo consiglio Voto: 4 / 5 |  |  |  |
sabina (21-04-2008) Chiuso il libro e pensare "gran bel libro" è stato un tutt'uno.
Di quelli che ti restano dentro. Per l'intensità della storia, per la caratteristica dei personaggi, per i luoghi raccontati. Dolce-amaro senza sbavature. Sobrio. Lo consiglio a tutti. Da non perdere.
Voto: 5 / 5 |  |  |  |
Violetta (08-04-2008) Stupendo. Emozionante. Coinvolgente.
Sono stata alzata tutta la notte per finirlo. Mi ha preso tanto, mi sono identificata in Rehana, ho lottato con lei. Leggetelo!!
Violetta Voto: 5 / 5 |  |  |  |
Palash Rahman palashrahman@libero.it (25-03-2008) Prima di tutto Un saluto all'autrice e a tutta la casa editrice.
Penso che la trama sia interessante ma c'è qualche imprecisione sul fatto storico ma nel complesso un buon lavoro, complimenti. Voto: 4 / 5 |  |  |  |
Dola (25-03-2008) Mi è piaciuto molto la trama del libro che parla infatti della guerra tra il Pakistan e Bangladesh del 1971,l'autore descrive molto bene tutti i fatti accaduti.
Un grazie all'autrice per il magnifico libro.
Cordiali saluti Voto: 5 / 5 |  |  |  |
Sabrina (04-03-2008) Un libro straordinario, davvero. Me lo sono letta in due giorni. Mi ha emozionato, la mamma protagonista è uno dei più bei personaggi letterari di cui abbia mai letto. Fa di tutto per i suoi figli, li ama come nessun'altra madre mai. E poi questo libro mi ha permesso di conoscere un episodio che la storia ha dimenticato. Tutti dovrebbero sapere, tutti dovrebbero leggerlo. Voto: 5 / 5 |  |  |  |
gianluca guidomei sidner@libero.it (29-02-2008) Gran bel libro. Un affresco molto limpido della storia di un paese quasi dimenticato come è il Bangladesh. La guerra, le torture, le repressioni visti con gli occhi di una donna, Rehana, che da madre di famiglia diverrà madre rivoluzionaria, come se proteggere e voler salvare i propri figli per lei fosse come salvare tutti i giovani che combattevano per il proprio paese. L' autrice dimostra di conoscere i meccanismi relazionali tra le persone, per come riesce a descriverci i rapporti tra gli individui, tra uomini e donne. Merita il successo che si aspettano la critica e il battage pubblicitario. Voto: 4 / 5 |  |  |  |
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