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Wiesel Elie - La danza della memoria | Doriel Waldman, ebreo polacco abitante a New York, è un uomo solo, prigioniero dei ricordi e della memoria. L'Olocausto è una ferita insanabile nel suo passato. Vorrebbe dimenticare, ma non ci riesce. Dimenticare le fughe, i nascondigli, l'esistenza clandestina in un piccolo villaggio dell'Europa dell'Est, nascosto insieme al padre nel granaio di un contadino. Dimenticare la madre, una donna troppo bella, una prigione per i figli, che ha scelto la lotta partigiana trascurando la famiglia. Dimenticare i fratelli, vittime dei nazisti. Dopo la salvezza, la vita di Doriel è stata un continuo peregrinare, dalla Polonia all'Asia, militante in varie organizzazioni di aiuto ai diseredati, viaggi di studio in Israele, Africa e Asia. Insonne, solitario. Le tappe di un'esistenza che descrivono il percorso di un esilio. Ma adesso ha deciso di fermarsi e mettere la sua vita in mano a una donna. È la psicanalista Thérèse Goldschmidt, che lo prende in cura e accoglie le sue ossessioni e i suoi fantasmi, i sogni e gli incubi, le cose mai dette e le speranze. Forse non gli restituirà la pace del cuore, ma potrà curare i suoi ricordi.
Media Voto: 4 / 5chiara (28-09-2011) Mi sembra interessante, questa ennesima prova di Elie Wiesel, che indaga il rapporto fra la memoria e la vita, il presente e il passato. Una storia che ha un messaggio finale catartico, di speranza. Sono contenta di averla letta. Voto: 4 / 5 |  |  |  |
gianni etrur@iol.it (01-03-2009) il mio commento alla fine del libro è stato il seguente: "Come se la follia avesse una risoluzione nel riconoscere le vicinanze?” Voto: 3 / 5 |  |  |  |
Mara Marantonio Bernardini (25-11-2008) Un aspro scontro con la realtà della follia; un corpo a corpo verbale tra Doriel Waldman, un sessantenne ebreo polacco che vive a New York, e la psicanalista Thérèse Goldschmidt, pure lei ebrea e figlia di deportati. Tutta l'esistenza di Doriel è marchiata dalla tragedia della Shoah, che lo ha reso un uomo sradicato, la cui lucida follia nasce come estrema reazione al male del mondo e all'impotenza di D-o di fronte all'orrore. Se il Creatore ha permesso lo sterminio di un milione e mezzo di piccoli innocenti, ciò significa che Egli preferisce un mondo senza di loro. L'A. si esprime in un linguaggio spesso arduo, sempre sofferto, intervallando i dialoghi sia con le riflessioni del protagonista, sia con gli appunti scritti dalla dottoressa, che vede le proprie sicurezze professionali ed esistenziali messe in crisi dall’ostinazione del paziente di aggrapparsi alla malattia. Una follia lucida con la quale le tradizionali armi della terapia sono spuntate in partenza. Che fare? Il medico decide di chiudere il rapporto "Le affido degli appunti che la riguardano:non le ho dato il sostegno e l'aiuto ai quali aveva diritto. Adesso tocca a lei giocare. E con un poco di fortuna, si guarirà da solo". Doriel, dopo una vita costellata da dolori , una mattina si trova a camminare lungo la Madison Avenue innevata. Si ferma davanti alla vetrina della sua pasticceria preferita e... Voto: 5 / 5 |  |  |  |
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