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Camon Ferdinando - Mai visti sole e luna | "Leggere Mai visti sole e luna come l'opera dell'estrema nostalgia contadina, dell'ultima elegia di una cultura scomparsa, oppure come la rinarrazione, a tanta distanza di decenni, della guerra e della resistenza e anche degli anni che seguirono la guerra, significa ridurre alquanto il significato di un'opera che porta invece in sé un messaggio di universale portata, di eterno valore. Il fatto è che quel mondo delle campagne e quel tempo restano i soli in cui sia possibile mostrare la tragicità della condizione umana nella sua assoluta evidenza, ad ammaestramento e a esemplificazione per una società e un tempo in cui non si fa altro che inventare maschere per non vedere la realtà immodificabile dell'uomo". (Giorgio Bàrberi Squarotti)
Media Voto: 5 / 5Toppi Alessandro (04-01-2010) Elegia in prosa per carne d'uomo è "Mai visti sole e luna" di Ferdinando Camon: ritratto a voce inchiostrata, dialetta e grottesca, di quest'essere-mistero ch'è capace di scriver la Divina Commedia come di bere sangue schiumando rabbia. E' storia di storie, che apprendi badando al silenzio: "Se ti fermi nel mezzo della campagna padana, d'estate, ad ascoltarla, capitato lì per caso o per sbaglio, sentirai il rumore del silenzio". Tanti fatti quanti uomini, tanti uomini quanti fili d'erba. Su di essi acqua e vento come guerra e pace, odio e amore, vendetta e pietà. Carezzarne uno di quei fili sì da comprendere: chi ascolta un uomo ascolta un mondo. Chi ascolta un uomo può sentir come su pelle il bianco profumo d'una mano Beatrice ed il tanfo maiale d'un gerarca funereo; scorgere a vista la pojana che ondeggia a dipetto e stormi di aerei che sottomettono terre; toccare il degno d'un cruccio torvo ed anziano e la vergogna assassina d'una "bestia più bestia del toro". Può conoscere Dante e Casimira, Ulisse e Sciona, Hitler e Berto. Saper che prova un'anima alla morte d'un fratello, di che freme una vittima che ritrova un carnefice, che sente chi vive di musica ed in musica ha compreso il massacro. Da leggere il libro di Camon. Di pagina in pagina uno scorcio di nuvole e neve e la terra spaccata ad inferno, la chiesa vile serrata ed il coraggio pietoso del saggio, la buia scomparsa dell'uomo e la fioca sopravvivenza dell'ultimo. Di pagina in pagina il senso più alto dello scrivere, perché non accada che "morti loro, le storie di cui son gli ultimi testimoni, non più ancorate alla memoria di nessuno" marciscano nel dimenticatoio, mescolate con tutte le storie pressate e confuse dai secoli. Perché non accada che un mondo "perduto, ucciso, sepolto" finisca afono come mai stato. Perchè non accada, a chi si ferma "nel mezzo della campagna padana, d'estate, ad ascoltarla" di non sentire più niente. Voto: 5 / 5 |  |  |  |
clara lunardelli clara.lunardelli@simail.it (06-02-2006) Mi è piaciuto moltissimo. A differenza di altri libri dell'autore, qui troviamo nei brevi capitoli, ciascuno con un argomento ma tutti sottesi dal filo di un'umanità calda e autentica, messa di fronte agli eventi di una storia che la sovrasta e sorpassa ma che non la distrugge, la vita che guarisce le sue ferite e da esse impara. E' una lezione di memoria e storia che dovremmo portarci dentro, che molti romanzi della letteratura italiana ci hanno dato e che restano purtroppo molto trascurati, sommersi dalle mode. Conoscere attraverso la letteratura resta uno dei modi più veri e autentici di trasmettere e formare coscienza critica. Voto: 5 / 5 |  |  |  |
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