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Scerbanenco Giorgio - Venere privata |
"Il mondo di Scerbanenco è un mondo completamente nero e immobile. I romanzi di Scerbanenco non conoscono nessuno svolgimento. L'unico svolgimento riguarda il lettore, cui Scerbanenco somministra la realtà dei fatti a piccole dosi, poco per volta. Ma la realtà, l'orribile nera realtà c'è da sempre, è sempre quella e continuerà ad essere quella dopo che il teatrino del bene avrà chiuso il sipario. A chi, cittadino di questo disperatissimo mondo, non abbia propensione al suicidio, non restano che due vie: o la completa distrazione o l'assuefazione. La vita è una droga, o la combatti con altre droghe o l'assumi fino in fondo." (Dalla prefazione di Luca Doninelli)
Recensioni 1 - 20 di 26 recensioni presenti. Media Voto: 4.42 / 5frank (08-01-2010) un ottimo esordio (ovviamente x me)nel mondo di Scerbanenco. Ho sempre letto autori stranieri di polizieschi e gialli,dai più noti Hammet,Leonard, Chandler fino ai vari Day Keene o Westlake,e le varie "declinazioni moderne" come molto di Lansdale. Ma ho trovato eccellente anche questo romanzo,pari agli illustri colleghi.Da approfondire le lettura di Scerbanenco assolutamente,specialmente i romanzi con Lamberti protagonista. Voto: 5 / 5 |
mau (18-12-2009) romanzo bellissimo, scrittura semplice ed essenziale ma piena di velata tensione. è il primo romanzo che ho letto di scerbanenco e me ne sono innamorato. da non perdere. Voto: 5 / 5 |
Estelgard (19-11-2009) Purtroppo non amo particolarmente il genere poliziesco per cui il mio voto non è alto. La storia è ben congeniata e mi è piaciuta la descrizione di un periodo e di luoghi che non conoscevo molto. Al di là di questo però mi sono trascinato nella lettura un pò fiaccamente e non ho apprezzato svolgimento e personaggi. Sono stato costretto a leggere il libro per un esame all'università in un periodo particolare circa 10 anni fa...credo che rileggendolo potrei cambiare idea. Voto: 3 / 5 |
ric richimcmurphy@libero.it (02-06-2008) Un gioiellino nel suo genere. Non ho letto gli altri del Duca, cmq c'è sempre tempo. Capisco perchè è l'unico italiano a aver vinto il grand prix. Sa scrivere, anche se il giallo è poi abbastanza semplice, ma forse proprio per questo regge. Voto: 5 / 5 |
claudio arzani (arzy) claudioarzani@jumpy.it (05-01-2008) Un maestro del giallo che, col romanzo che lo proclamò al vertice del noir italiano, ci presenta Duca Lamberti. Medico radiato dall’Ordine per aver osato praticare eutanasia con conseguente reclusione per tre anni, capace di reinventarsi quale investigatore privato.
Il primo lavoro? Strappare all’alcolismo Davide Auseri, figlio di un industriale milanese. Per farlo Duca indaga sul passato del giovane alla ricerca delle cause della situazione praticamente disperata (anche se non ancora tale da determinare danni fisici irreversibili). Colpa di un difficile rapporto col padre-padrone troppo preso dagli impegni di lavoro? Niente affatto.
Un gravissimo senso di colpa strazia l’anima di Davide: l’unica donna che ha amato, sia pure nello spazio limitato di un pomeriggio, è stata ritrovata cadavere a Metanopoli e forse lui poteva evitarle quella fine tragica e misteriosa.
Suicidio come frettolosamente hanno scritto nel rapporto i poliziotti giunti sul posto? Inizia un viaggio in una Milano sulla quale si allungano le mani della mafia e della camorra e lentamente Duca dipana la matassa del mistero rivelando quella verità che porterà Davide a superare i propri sensi di colpa.
Ma, dove si sollevano i veli delle verità nascoste, quando si giunge a contatto con una realtà criminale che certo non va per il sottile con chi minaccia interessi economici di grande rilevanza, non è detto che giustizia trionfi o, comunque, sia indolore. Voto: 4 / 5 |
nickcarraway (16-12-2007) La quarta di copertina svela poco e lascia il piacere di scoprire la trama. Indubbiamente molto semplice, ma il modo di dipingere Milano e di narrare le vicende dei personaggi lo rendono un libro che si finisce in fretta. Molto bello anche il racconto in appendice, "Io, Vladimir Scerbanenko": un breve squarcio sull'esistenza dell'autore dalla natia Kiev alle grandi case editrici passando per mille mestieri Voto: 5 / 5 |
manrico (12-11-2007) questo libro non mi e' piciuto molto.l'inizio e' bellissimo ma poi si perde.la storia non mi e' sembrata molto credibile e...me la sono persa un po'.di sicuro i milanesi ammazzano al sabato e' di molto superiore.vabbe' niente male leggero'gli altri romanzi scritti.resta sempre l'estrema attualita' degli argomenti e dei personaggi. Voto: 3 / 5 |
Alce67 (10-09-2007) La realtà è che non vado pazzo per il genere poliziesco, quindi non ho la preparazione dei più esperti. Il libro fila via liscio ed è abbastanza appassionante, anche se il movente e l'organizzazione criminale che ne sta intorno mi appaiono un pò forzati. I personaggi sono descritti con tratti piuttosto sintetici. Mi sono piaciute le descrizioni della Milano anni'60 e mi ha un pò sorpreso il trattamento di argomenti come l'eutanasia in un libro che ha ormai 40 anni; su certi argomenti si sono fatti passi piccoli...piccolissimi. Alla fine mi ha quasi appassionato di più il breve racconto "Io, Vladimir SAcerbanenco". A volte la realtà supera la finzione. Voto: 3 / 5 |
standbyme standbyme@ticino.com (31-08-2007) Forse il romanzo più famoso ma non il più bello. Nonostante ciò i vari Lucarelli, Perissinotto, Montalbano, Carlotto & Co. dovrebbero togliersi il cappello di fronte a Scerbanenco non tanto perché dalle penne di questi nostrani giallisti non siano usciti buoni romanzi ma per il solo fatto che G.S. è il padre putativo di tutti loro e li supera certamente di una buona spanna. Non il più bello ho detto ma certamente un romanzo di qualità dove sono i sentimenti che prevalgono sulla storia che non manca di una realtà cruda e crudele alla quale il lettore deve assuefarsi perché nei romanzi di Scerbanenco non sempre c’è un “lieto fine”. Dove l’investigatore è un medico, Duca Lamberti, radiato dall’Ordine perché colpevole di avere praticato l’eutanasia nei confronti di una donna sofferente e per questo è stato condannato a tre anni di prigione. Riprendo quanto appare sul quarto di copertina: “Le piccole dee della società dei consumi muoiono dei prati di periferia, ed è quasi sempre inutile indagare. L’omertà salva gli sfruttatori. Ma Duca Lamberti pensa che sia necessario insistere, comunque: «Più ne schiacci e piu ce ne sono. E va bene, tenerezza mia, ma forse bisogna schiacciarli lo stesso.»” Vorrei prendere spunto da questo breve brano per una considerazione. Negli anni descritti da Scerbanco non mancava la criminalità, la droga, le rapine e i morti ammazzati. Una cosa però era certa: il criminale condannato scontava la sua pena…ora con questo buonismo imperante, la peggior feccia continua a incancrenire la società che i suoi atti delittuosi! Ecco questa feccia composta da assassini, rapinatori, ubriachi al volante, piromani, ricattatori,… deve essere schiacciata senza scuse e senza alibi. Voto: 4 / 5 |
Salvo Bonaccorsi (04-06-2007) Segreti e vite incrociate, con tratti di inchiostro di china su un lugubre sfondo di città e di persone sconosciute, perché troppo poco inaspettate. Personaggi che si compongono del loro passato più che del loro presente, che si conoscono attraverso quello che sono state…come le città.
Un labirinto di scelte sbagliate ma inevitabili, immancabili come il destino.
Labirinto spaziale ma composto di poche stanze, poche vie, moltissimi bar, e tanto, tantissimo alcol, che ascolta la disvelazione dei segreti, assiste alle tragedie, calma i dolori. Labirinto di tempo, come il cinema migliore, che rompe la linea retta e continua della narrazione del racconto-favola, per ricomporre e ricostruire una molteplicità di storie di uomini, con un dosatissimo processo additivo, simile ad un puzzle di cui non si conosce il soggetto. Un puzzle in scala di grigi, o quasi di neri, poco distinguibili. Perché di luce ne filtra poca nei pensieri piuttosto dolenti e nei pomeriggi violenti di questi uomini che cercano.
Lo spaesamento per una verità inconoscibile sembra, nei toni e nel pathos, il terrore per l’inconoscibilità della realtà che ritroviamo in molti romanzi di Dick (vedi "Labirinto di Morte").
Tutto, o quasi tutto, è atto registico e “fotografia”, in Scerbanenco. E sono le inquadrature a restare impresse, associate a frasi aggressive, penetranti come chiodi. Il gioco del testo è efficacissimo nel contrappunto continuo e simultaneo tra le cose dette e le cose pensate dai personaggi, che contraddistingue il nostro vivere sociale, più di quanto pensiamo o vogliamo rendercene conto. Ma l’incubo delle pagine di Scerbanenco è troppo limpido, coinvolgente e consapevole per farci paura; a fare paura è la realtà che evoca, non quella dei fatti e delle notizie, ma quella dei pensieri degli uomini, nascosti, segreti, non soggetti ad alcun tipo di cronaca, e dunque molto più reali della cosiddetta realtà. Voto: 5 / 5 |
Silvano (08-04-2007) Forse, come dice qualcuno, non é il migliore della serie dedicata a Duca Lamberti. Tuttavia, é indispensabile leggerlo per "centrare" il personaggio. Trovo stupende le descrizioni della Milano anni '60, anche se é un po' irrealistico il contesto investigativo nel quale Duca si muove (difficilmente un privato avrebbe avuto così mano libera in un'indagine di polizia giudiziaria, anche se negli anni '60 le leggi erano diferenti da quelle di oggi).
In ogni caso, Scerbanenco resta per me il miglior autore di "noir" italiano di ieri, di oggi e di domani. Voto: 5 / 5 |
Fabio Canesi (23-12-2006) Fra i libri migliori di Giorgio Scerbanenco, "Venere privata" si segnala per intensità e ritmo narrativo. I personaggi sono perfettamente caratterizzati, la tortura cui è sottoposta Livia Ussaro - più suggerita che narrata - è un capolavoro del genere giallo. Nessun autore riesce ad essere più incisivo di Scerbanenco, soprattutto nell'imbastire una trama in cui non vi sono cadute di stile né di ritmo. Pietra miliare della letteratura poliziesca "made in Italy", questo romanzo deve figurare nella biblioteca privata di ogni appassionato di gialli che si rispetti. Un capolavoro. Voto: 5 / 5 |
giorgio (31-07-2006) Scerbanenco non delude mai, ma questo primo romanzo della serie dedicata a Duca Lamberti mi pare nettamente inferiore ai successivi. La trama è molto improbabile, i personaggi non sono ancora così ben definiti come saranno nelle opere successive, frequenti pure le cadute di ritmo. Fortunatamente l'ho letto come ultimo dei quattro, altrimenti forse mi sarei fermato subito. Il capolavoro di Scerbanenco ? Senz'altro "I ragazzi del massacro". Voto: 3 / 5 |
Giuliopez (07-06-2006) Splendido! Il mio primo Scerbanenco non poteva che essere l'esordio del personaggio di Duca Lamberti. Mi è piaciuto oltre allo stile, anche la trama e l'ambientazione in quella Milano di metà anni '60... concordo che si tratta di un grandissimo scrittore che dovrebbe forse godere di più "spazio"... Voto: 5 / 5 |
superga superga5@hotmail.com (11-05-2006) fantastico. uno dei migliori libri noir che abbia mai letto. Per quanto riguarda l'ambientazione da vedere anche il film " il caso venere privata" con raffaella carrà nei panni della giovane assassinata. Voto: 5 / 5 |
Massimo agilulfo1@alice.it (20-02-2006) Un grande romanzo, sospeso nel tempo, non fosse per qualche particolare sembrerebbe scritto ieri, non quaranta anni fa, in pieno boom economico ma prima del sessantotto e di tutte le conseguenze che avrà sul costume, sulla società, sulla politica.
Belli i personaggi, solida la storia, modernissima la lingua ma soprattutto i temi, dall'eutanasia allo sfruttamento della prostituzione, dall'evoluzione del ruolo della donna alla tossicodipendenza.
Nessuna nostalgia, nessun moralismo, il coraggio dei sentimenti, disincanto senza cinismo, per un giallo in cui non c'è niente da scoprire ma solo vite da seguire tra legalità e illegalità, divise non da questo confine ma solo dalla capacità di avere rispetto e comprensione per l'altro.
Siamo tanti ad amare Camilleri e il suo Montalbano, credo che altrettanti amerebbero Scerbanenco e il suo Duca Lamberti se solo qualcuno si prendesse la briga di farli conoscere al grande pubblico. Voto: 5 / 5 |
paolo de lazzaro (19-01-2006) storia avvincente. stile asciutto. sempre in perfetto equilibrio tra ambientazione e descrizione dei personaggi. un capolavoro assoluto. Voto: 5 / 5 |
Anna (02-01-2006) Una storia avvincente raccontata i maniera egregia. Le atmosfere cupe e nebbiose di una periferia che conosco. Il vero "noir" italiano, che ti rimane addosso anche dopo molti giorni che hai concluso il libro.
Così scopri da dove molti hanno tratto la loro ispirazione per successi di oggi. Voto: 5 / 5 |
gasmaly (03-11-2005) Ho sentito spesso C. Lucarelli parlare di Giorgio Scerbanenco, ovviamente con parole di stima, ora ho capito perchè. Voto: 4 / 5 |
riccardo riccardorosa14@hotmail.com (31-08-2005) un giallista che si rispetti non può non avere letto questa pietra miliare, e lo stesso discorso vale per gli altri tre romanzi con protagonista duca lamberti. per dire quanto sono stati coinvolgenti, aggiungo che li ho letti con la cartina di milano sottomano per seguire via dopo via gli spostamenti dei protagonisti. Voto: 4 / 5 |
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