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Pasolini P. Paolo - Amado mio-Atti impuri | Due romanzi brevi, "Atti impuri" e "Amado mio", entrambi autobiografici, della prima giovinezza friulana; il secondo è già un racconto compiuto, chiuso nella vicenda di un incontro estivo, un amore scandaloso e apparentemente fallito, tra i balli pomeridiani, le spiagge selvatiche e gli ambienti de "Il sogno di una cosa". Il primo - che dello stesso tema è una variante sofferta - si presenta come testo restaurato, ricavato da tormentate stesure dattiloscritte, che rivelano un assillo più profondo, una scelta difficile di natura non soltanto personale ma ideologica. Con uno scritto di Attilio Bertolucci.
| La recensione de L'Indice |

scheda di De Federicis, L. L'Indice del 2000, n. 12
Mentre nei "Meridiani" di Mondadori prosegue a cura di Walter Siti e Silvia De Laude l'edizione esaustiva di tutto Pasolini, di cui già sono usciti sei volumi, anche l'originario editore pasoliniano Garzanti non cessa, con il proprio marchio, di ristamparne le opere sparsamente e a basso prezzo. Quest'anno vari titoli narrativi e saggistici, da Il sogno di una cosa a Ragazzi di vita a Empirismo eretico, sono ricomparsi negli economici "Elefanti" in una nuova serie resa riconoscibile a vista dalle illustrazioni di Lorenzo Mattotti. La grafica di copertina è l'unica novità in tali ristampe povere, che per il resto si limitano a riprodurre il libro com'era: a volte con il testo nudo, a volte con i contorni (un'introduzione, una bibliografia) che cominciavano a usarsi una decina d'anni fa. Operazione sbrigativa ma non inutile, specie se ci fa risentire, nei contorni, anche sensibilità e voci d'epoca. È il caso di Amado mio e Atti impuri, i cui testi (per la prima volta in economica) riportano esattamente la prima edizione curata da Concetta D'Angeli e pubblicata nella collana "Le Mosche Bianche" nel 1982. Chi è interessato alla filologia potrà servirsene per confrontare la nota della curatrice con i diversi criteri adottati, e giustificati, nei "Meridiani". Chiunque altro potrà invece approfittarne per leggere con poca spesa due brevi storie friulane fra le più intense e ingenue (non a caso rimaste per trent'anni inedite) sul tema dell'amore efebico e sull'incanto della giovinezza vissuta in "giorni e notti pagano-cattoliche". Così scriveva presentandole Attilio Bertolucci, non ingenuo poeta degli idilli domestici e naturali.
(L.D.F.)
Marina Tommaso, Brunella Gasperini. La rivoluzione sottovoce, pp. 208, Lit 28.000, Diabasis, Reggio Emilia 1999
Questo libro è uscito inosservato un anno fa. Vale la pena tentarne una riproposta. Si tratta infatti del primo e unico studio su una giornalista intelligente che di sé confessava poco (e solo con ironia), ma che, scrivendo romanzi rosa e piccole poste e dialogando con altre donne, contribuiva a cambiare il nostro costume. La milanese Brunella Gasperini, pseudonimo di Bianca Robecchi, era nata nel 1918 di buona famiglia borghese. Liceo al Parini, laurea in filosofia. Esordiente nel 1950 su "Novella" e passata poi alla più dinamica "Annabella", pubblicò una ventina di volumi di romanzi e racconti saggi raccolte. Morta nel 1979, è stata finora dimenticata, nonostante il nuovo interesse per le donne scrittrici e fuori canone: nella rivalutazione dei generi il rosa stenta assai più del giallo, e ci saranno pure buoni motivi. La sua paziente biografa è un'insegnante di Roma, che ha il merito anzitutto di non essersi scoraggiata nell'indiscreto lavoro. Sconta le difficoltà e l'imbarazzo di chi non sfoglia soltanto carte ma deve vedersela con i vivi: disturbare una famiglia, rovistare nei cassetti. La mole delle note dà conto delle ricerche e degli incontri che sono stati necessari. Fra i rari studiosi a cui la Gasperini non è sfuggita si notano i nomi di Bruno Pischedda e Vittorio Spinazzola.
(L.D.F.)
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Elisabetta (14-09-2011) Per accostarsi ai mostri sacri ci vuole coraggio, e per leggere Amado mio ne serve parecchio. Per guardare attraverso gli occhi di Desiderio, che osserva Iasìs e si strugge per lui, bisogna lasciarsi guidare dall'autore, e fidarsi di lui. L'anima corrisponde al corpo, l'azione è la traduzione di un impulso naturale verso l'oggetto d'amore, che diventa fame, sete, ossessione, brama di possesso. La foce del fiume, lastricata di carogne d'animale lasciate a marcire al sole, è il tappeto magico sul quale viene dichiarato un amore perverso, incapace di comunicarsi tra coloro che lo vivono, senza poesia. Un amore che comincia la morte e le assomiglia, che spera di consumarsi e di scoppiare per dissolversi nel nulla.
La lettura di Atti impuri, che anticipa quella del romanzo, aiuta ad entrare nella vita interiore di Pasolini, dilaniato dalla lucida consapevolezza della propria sessualità e dal senso di colpa che ne deriva. Voto: 5 / 5 |  |  |  |
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