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Scerbanenco Giorgio - I milanesi ammazzano al sabato |
Donatella è scomparsa. È bellissima, sembra una svedese, con quei lunghi capelli biondi e quel profilo antico. Ma è debole di mente: per la strada guarda gli uomini, sorride a tutti e, qualunque cosa le dicano, risponde di sì. Perciò suo padre, il vecchio Amanzio Berzaghi, un ex camionista, la tiene nascosta in casa, tra bambole e dischi di canzonette. Ma una mattina l'ex camionista non la trova più... Il caso viene affidato a Duca Lamberti, il medico-investigatore. Alla disperata ricerca della ragazza, Lamberti si spinge nei bassifondi di Milano, tra feroci magnaccia e case d'appuntamento. Recensioni 1 - 20 di 24 recensioni presenti. Media Voto: 4.25 / 5maramaldo (10-09-2009) Quando leggo Scerbanenco mi viene da pensare a Simenon e ai suoi innumervoli gialli con Maigret.
Le diferenze sono molteplici, ma ciò che l'accomuna è quello sguardo profondo sulla società e l'introspezione acuta dei personaggi che popolano il romanzo. Scerbanenco anche in questo lavoro riesce a ricreare un'atmosfera, così unica e densa che pare di avere vissuto luoghi, tempi e persone, che in realtà possiamo solo immaginare. La capacità di un autore di ricreare o addirittura creare un'impronta personale, è quello che lo definisce tale.
Scerbanenco a mio parere, lo è. Voto: 5 / 5 |
marco (27-07-2009) Bello...come tutti "gli scerbanenco"... Voto: 4 / 5 |
Simeone (13-04-2009) il voto è mediato:chi si aspetta un thriller mozzafiato del tipo colpi di scena capovolgimenti di fronte,dove tutti i personaggi possono essere assasini..non è questo il libro..e da questo punto di vista ci potrebbero stare le 2*.se guardiamo il romanzo come un noir..dove l'ispettore è un vero segugio merita 5* ampiamente..dirò di più,questo romanzo a volte mi ha messo i brividi descrivendo alcuni episodi..tipo quando parla della vita privata di Amanzio oppure quando si parla di Donatella..descrizioni fatte benissimo che ti calano nell'atmosfera.riguardo i personaggi sono tutti ben fatti e mitica è sempre la figura di Duca..finale bellino...e ke dire..Scerbanenco si distacca da molti giallisti o ki si classifica tale soprattutto per il linguaggio stilistico molto al di sopra rispetto alla media di oggi(ah..erano tempi in cui gli scrittori dovevano studiare per diventare tali) ed usa termini un pò volgare solo quando la scena o ambiente lo permette(facendo un paragone alla lontana..tipo il linguaggio dantesco nell'inferno...prendete con le pinze il paragone) Voto: 4 / 5 |
matteot (10-01-2009) Bello da leggere anche se, pure secondo me il finale è un po frettoloso... Peccato sia l'ultima storia della serie che vede Duca Lamberti come protagonista... Voto: 3 / 5 |
Ivano blissettQ@hotmail.it (03-08-2008) Il camionista Amanzio Berzaghi è un milanese vero, di quelli che lavorano come se fossero inseguiti dalla morte, hanno mani come dei badili che sferrano pugni da rovinare la faccia a un malvivente e bevono tre, quattro, cinque grappe al giorno per tirarsi su. Già, perchè l'animo gentile dell'uomo milanese turbato prima da un grave incidente con il camion e poi dalla scomparsa della figlia handicappata (ritardata) Donatella ha bisogno di essere assistito. Lo capisce Duca Lamberti, il polizziotto che fa lo sbirro perchè non può più fare il medico, dopo essere stato in carcere per un'eutanasia, ma che del dottore ha tutta la sensibilità. Lamberti si metterà sulle tracce dei sequestratori di Donatella Berzaghi, ma il caso verrà risolto prima dal vecchio padre, che, di sabato, unico giorno libero nella sua vita di lavoro (da buon milanese), trascenderà i suoi vincoli da brava persona e si farà giustizia da solo. Libro nero, cupo, un noir con i cocones, scritto linearmente: le indagini sono ancora affari di "piste" e di "investigatori segugi", si svolgono prima all'interno delle persone e con l'attenzione al particolare, che puntando all'azione. La quale, peraltro, non manca.
Ho scoperto molto tempo dopo averlo letto che Scerbabenco è morto nel 1968. L'avevo preso per un ultracontemporaneo: a livello di un Lucarelli. Già, se non che è venuto prima. Garibaldino! Un noir che odora di antifascismo e idealismo, a me ha trasmesso questo. Voto: 5 / 5 |
ilaria (23-06-2008) UN GIALLO ANNI SESSANTA A VOLTE UN PO' DATATO MA A TRATTI COINVOLGENTE Voto: 3 / 5 |
Paolo Dozzi (22-06-2008) Ho letto la quadrilogia del Duca in pochi giorni ed è stata una rivelazione. Un viaggio nel tempo in una Milano degli anni 60 tanto reale quanto immaginifica e popolata di piccoli uomini. Amanzio Berzaghi è indimenticabile. Grandioso e violentissimo il climax finale. Voto: 5 / 5 |
Valter (23-05-2008) È avvincente e crudo come gli altri libri di Scerbanenco che ho letto, ma nel finale si perde, è forzato, come se l'autore avesse perso l'ispirazione e dovesse comunque finire il romanzo. Voto: 2 / 5 |
Alessandra (25-03-2008) Ho letto questo libro che mi ha fatto gelare il sangue nelle vene con occhi di donna, di genitore e ho pianto vedendo tutto l'orrore di cui il genere umano a volte è capace.
Ma vi rendete conto che queste cose esistono realmente?...... Voto: 5 / 5 |
Massimo F. (01-01-2008) Il solito grandissimo. Storia sordida e ben tessuta tardo anni ’60, ben articolata e tenuta (piccola perdonabile sbavatura, la storia della prostituta di colore - anzi “negra” - che rimane un po’ appesa..). Descrizione dei personaggi nitida, asciutta e millimetrica come sempre (l’ex-camionista sembra di vederlo sul suo bestione Milano-Brema, la coda di cavallo “da dodicenne” della maitresse, poi, una chicca manzoniana, da fuoriclasse vero....), qualche riflessione di una lucidità impressionante (quella sulle modalità di indagine della polizia, ad esempio…). E poi, Milano: un’ambientazione nella città assolutamente unica e straordinaria che va ben oltre la classica ambientazione, come dimostrato da quel vero e proprio capolavoro che è la motivazione del gesto finale (e del titolo della storia). Molto più di un noir, un vero gioiello da non perdere…. Voto: 4 / 5 |
Leonardo Banfi (Novate Milanese) (30-10-2007) Mi ha incuriosito molto il titolo di questo libro, essendo io di Milano ( precisamente dell’Interland). Scritto con un linguaggio semplice e con una struttura del romanzo altrettanto semplice, G.Scerbanenco riesce a fare vivere al lettore, col suo modo di scrivere un po’ giornalistico da cronaca nera, esattamente quello che ha scritto e per le persone che conoscono Milano o che ci vivono, e’ emozionante seguire gli spostamenti di Duca Lamberti nel corso delle sue indagini. Ambientato in una Milano della malavita, quella del giro della prostituzione, si fanno scorrere gli occhi riga dopo riga, seguento passo dopo passo tutti gli avvenimenti e le mosse dell’investigatore. Una trama coinvolgente e ambientata negli anni in cui, assente la tecnologia.... telefoni cellulari, prove DNA...ecc, il nostro investigatore-dottore deve agire razionalmente seguendo una pista che..... Un libro bello da leggere che consiglio. Voto: 3 / 5 |
manrico (03-09-2007) magnifico.e' il primo libro di scerbanenco che leggo e l'ho trovato stupendo.una storia cupa con colori cupi come dev'essere un vero noir.
e, la cosa che ancora mi stupisce dopo averlo finito e'che questo libro sia stato scritto quaranta anni fa.mentre lo leggevo lo immaginavo ambientato ai giorni nostri ed era ambientato,nella mia fantasia,perfettamente alla Milano di oggi.Ma siamo sicuri che non sia stato scritto ieri? Voto: 5 / 5 |
Standbyme standbyme@ticino.com (06-01-2006) Che bello leggere un giallo dove non ci sono cellulari, microspie, Gps, sofisticati apparecchi d’ascolto grazie ai quali l’investigatore riesce a scoprire i colpevoli… No! qui c’è solo l’acume e la psicologia del bravo Duca Lamberti che con le classiche tattiche indagatrici, passo dopo passo, scova gli assassini. Ma il padre della vittima riesce ad arrivare prima di lui… e qui la tragicità del romanzo esplode con una violenza immane facendo apparire Scerbanenco come un anticipatore della società attuale dove gli stupri di gruppo, le violenze, gli omicidi, gli sfruttatori di minorenni sono all’ordine del giorno e quasi non fanno più notizia. Siamo ormai immunizzati a queste ferocie e quello che fa più rabbia è che c’è una buona parte di individui che trova delle giustificazioni a questi criminali e li vorrebbe mandare in case di rieducazione, in comunità protette invece di sbatterli in galera come meriterebbero. Il vecchio Amanzio Berzaghi, che si è visto privare dell’unica figlia, bene ha fatto a farsi giustizia da sé. Spicca la dolcezza, la sensibilità e la grande umanità con cui il poliziotto Lamberti tratta la “negra” Herero a dimostrazione del fatto che non è con i termini “politicamente corretti” che si porta rispetto verso gli altri ma semplicemente con un giusto atteggiamento. Voto: 5 / 5 |
Zeruhur (12-12-2005) Scerbanenco è stata una piacevole sorpresa per me. Sono stato costretto a dover scegliere questo romanzo da una lista per un esame universitario (non scenderò nella mia solita invettiva contro la lettura imposta) e per fortuna mi sono trovato d'innanzi ad un narratore con tutte le carte in regola. Il libro scorre molto velocemente (un viaggio Milano-Verona in treno nel mio caso) e la trama non presenta particolari colpi di scena: è un poliziesco classico che lascia traspirare dalla pagina l'epoca in cui è stato scritto, la Milano della fine degli anni '60. E' proprio Milano a bucare la pagina: gli oltre trentacinque anni trascorsi dalla pubblicazione del libro hanno mutato radicalmente la mia città, eppure sembra che nel profondo il cuore di Milano sia sempre il medesimo.
Scerbanenco costruisce delle atmosfere fumose come nebbia padana e sostanzialmente la struttura è quella del noir più classico, con un protagonista integerrimo dal punto di vista professionale e con mille contraddizioni interiori da quello di vista umano. Duca Lamberti è un personaggio vero che fornisce spessore ad un romanzo che probabilmente non è da ascriversi ai massimi della letteratura ma sicuramente è un diversivo piacevole. Voto: 4 / 5 |
Angelo Nardoianni nardo64@interfree.it (05-11-2005) Un’altra inchiesta per il medico- poliziotto Duca Lamberti.Il vecchio Amanzio Berzaghi, un ex camionista, denuncia la scomparsa della figlia ventottenne Donatella. La ragazza è altissima, ha una corporatura robusta ma è debole di mente:ha l’intelligenza di una bambina di dieci anni e deve essere tenuta in casa perché per la strada guarda gli uomini, si denuda. Vive segregata in casa, tra bambole e dischi di canzonette, compie gesti quotidiani che il padre,vedovo, le ha insegnato con amorosa pazienza. Ma un giorno il povero uomo non la trova più.L’inchiesta porterà Duca e i suoi collaboratori nei bassifondi di Milano, la povera Donatella verrà ritrovata vicino a Lodi, morta bruciata, e l’indagine condurrà alla scoperta di una associazione a delinquere di sfruttamento della prostituzione che non si è posta scrupoli nello schiavizzare una povera minorata.Ma il povero padre scoprirà il gruppo prima della polizia…….. In questo stupendo noir metropolitano Scerbanenco pone ancora una volta l’accento sulla trasformazione della criminalità da provinciale a struttura organizzata e ramificata e l’attenzione del lettore viene orientata non tanto sull’inchiesta poliziesca, quanto piuttosto sullo squallido ambiente criminale e sulle figure delle vittime (a questo proposito è da segnalare la figura di Donatella, un personaggio straordinario che il lettore non dimentica).Lezione di narrativa noir. Voto: 5 / 5 |
marino m.poduje@virgilio.it (04-06-2005) Un vero capolavoro di letteratura poliziesca, thriller, gialla, noire o chissà di quale altra sfumatura macabra di colore...Scerbanenco non tradisce mai e rimane il rimpianto che ci abbia lasciati troppo prestoo, più precisamente, che abbia cominciato a produrre il meglio ad età avanzata. Voto: 5 / 5 |
massileo massileo@libero.it (25-05-2005) Una Milano liquida, afosa, viziosa, dove il grigio fa da sfondo ideale alla storia, un intreccio magistrale alla Scerbanenco. Il paesaggio è inequivocabile - Milano - ma nella sua essenza, scontornata e fuori dal tempo.
Quindi apprezzabile anche per i non "indigeni". Momenti di straordinario impatto emotivo, come sempre assicurati da personaggi che ci sembrano subito familiari, e ovviamente da Duca: "anti-eroe per eccellenza", come direbbe il buon critico; ed è proprio questa caratteristica che rende possibile l'approccio empatico con il protagonista. Voto: 5 / 5 |
Paco pa.co@tiscali.it (02-05-2005) Grande racconto!
Onestamente non l'ho trovato per niente lento..anzi,se dovessi paragonarlo ad un altro titolo dei 4 di Duca, l'ho trovato più incalzante di "traditori di tutti" e anche più interessante come storia.
"I milanesi ammazzano al sabato" è un'opera di ottima fattura, che chiude più che degnamente la quadrilogia di Duca Lamberti. Voto massimo. Voto: 5 / 5 |
Cris crixcol@infinito.it (25-01-2005) Avrei voluto dare 5/5 perchè la parte finale è incredibile. Degna veramente della firma che porta.
In effetti però, sono d'accordo con sat, la parte centrale del romanzo risulta un po' lenta e vischiosa.
Donatella e Amanzio figure magistralmente descritte da S.
Insomma un altro capolavoro!
Voto: 4 / 5 |
sat (14-10-2004) Mi è piaciuto meno degli altri di Scerbanenco. Mi è parso tutto un po’ fiacco, ma forse solo perché gli altri sono troppo buoni. Positivo comunque. Voto: 3 / 5 |
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