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Simone Raffaele - Il mostro mite. Perché l'Occidente non va a sinistra |
Raffaele Simone attacca i luoghi comuni della sinistra: ovunque abbia governato ha fallito, le sue parole d'ordine sono svuotate di senso, la sua proposta politica è vaga e spesso incoerente. Peggio, non ha capito il cambiamento: si è trovata del tutto impreparate di fronte alla globalizzazione, che ha investito la produzione, la finanza e il commercio e ha creato nuovi imponenti flussi migratori. Soprattutto, non si è accorta di una nuova destra, la neodestra, che ha costruito le sue fortune sul consumo e sul dominio dell'immagine, accantonando gli aspetti più clamorosamente repressivi e reazionari.
7 recensioni presenti. Media Voto: 3.14 / 5sergio oliveri (02-03-2009) Un’analisi larga e accurata dei motivi che stanno alla base del generale ridimensionamento della Sinistra, che per tutta la prima metà del libro si legge d’un fiato per il chiaro stile scolastico (inteso come complimento) con cui è sviluppata, mentre per la seconda accusa un certo appesantimento e qualche ripetitività.
La sintesi appare insufficiente, salvo che non sia volutamente lasciata al pensiero del lettore, come sembrerebbe per la nota di profondo pessimismo che chiude il lavoro.
Se poco o nulla vi troverà chi abbia già letto analoghi lavori dei citati Debord o Codaluppi, per non parlare del grande Baumann cui l’Autore sembra attingere copiosamente, il libro è invece un buon viatico per chi ancora non l'abbia fatto. E ciò è comunque un merito.
Di notevole interesse, tra i tanti, ottimi riferimenti bibliografici, quello ad Alexis de Tocqueville.
Voto: 3 / 5 |
enrico (09-01-2009) piccolo saggio di facile lettura e dunque nessuna pretesa di profonde e gravose analisi.Due sole osservazioni,del tutto personali. La prima riguarda la rassegna delle "colpe" storiche della sinistra internazionale,che nessuno si sogna di mettere in discussione,ma proprio per questo, forse il porre in maggiore evidenza il diverso ruolo storico della sinistra nella crescita e sviluppo democratico dello specifico contesto italiano,dal dopoguerra ad oggi,non sarebbe stato affatto male.La seconda e ultima,apparentemente trascurata da altri lettori,e'il capitolo ultimo del testo.Tra il serio e l'ironico, l'autore arriva infatti a concludere che essere di sinistra nel mondo attuale,nel mondo sorridente e suadente del mostro mite, e' forse andare contro natura,a fronte dell'apparente naturalita' dell'essere sensibili ai richiami del mondo "neodestro",piu' semplice,piu' appetibile,piu' in linea con le comuni propensioni umane.Penso che Simone abbia fondamentalmente ragione.Cio' non toglie che molti,come il sottoscritto,restino comunque lieti di essere riusciti a vivere (nel mio caso abbastanza a lungo) in modo innaturale e di non avere alcuna voglia di passare dall'altra parte. Voto: 3 / 5 |
Alessandro (14-11-2008) Spunti interessanti ma una analisi che si rivela in fondo banale e poco approfondita Voto: 3 / 5 |
Alberto (21-10-2008) Raffaele Simone analizza in modo spietato e lucidissimo le mende della Sinistra. Le sue critiche, forti e pungenti sono del tutto condivisibili. Solo non capisco come mai egli si ostini a credere nei valori della Sinistra, e non abbia il coraggio di mettervi una pietra sopra.
Simone critica tutto della Sinistra, però specifica che la Sinistra è il Bene, e la Destra il Male. Ma perché?
Simone, di fatto, vagheggia una Sinistra che non c'è, che non c'è mai stata, la SUA idea di giusto, che egli, non so perché, definisce Sinistra. In quanto utopica ed irreale, la sua idea di Bene potrebbe essere tanto di Destra quanto di Sinistra.
Ci sono poi talune perle: secondo Simone, adesso le parole "villeggiatura", "svago" e "vacanza" sono démodé, e si dice oramai "entertainment", "fun" e "wellness"... Mi chiedo in che realtà viva. Giuro che NON HO MAI SENTITO NESSUNO dire "wellness" e "fun"! Tipica esternazione da studioso, che talvolta perde il senso della realtà.
In complesso, comunque, il libro vale per la lucida analisi delle magagne della Sinistra. Voto: 3 / 5 |
Paolo Andrighetto argaille@hotmail.com (14-10-2008) Una delle migliori analisi ideologiche che ho mai letto. Scritta in modo semplice, chiara nei temi, mai prolissa e ricca di citazioni interessanti.
Raffaele è rassegnato nel constatare l'andamento generale di una società Neodestrista che propone i concetti alla moda di "se", "proprietà" e "libertà assoluta" e rifiuta i vetusti propositi come "bene comune", "assistenzialismo" ed "uguaglianza".
Purtroppo condivido quasi tutte le posizioni dell'autore ed al termine di questa breve lettura non mi resta che l'amaro in bocca e la consapevolezza di essere uno dei pochi a credere in ciò' che non si può comprare, possedere o consumare.
Consigliatissimo. Voto: 4 / 5 |
brenno bertolini bre.berto@alice.it (11-10-2008) Conoscevo (in qualità di ex insegnante di italiano) Raffaele Simone solo come linguista e anche autore di libri di testo (e come tale lo stimavo); mi ha indotto a leggere questo suo libro la sua presenza alla trasmissione di Augias di RAI 3. Non sono stato deluso perchè mi è sembrato di trovare in Simone una grande onestà intellettuale oltre che capacità di analisi e una scrittura saggistica di grande precisione e trasparenza. Non a caso è un linguista. Se tutti i saggisti italiani si esprimessero con la sua perspicuità! Mi sembra che il giudizio del lettore riportato sopra sia troppo politicizzato e derivante da una posizione politica rispettabile, ma passibile di discussione. Non mi piace il manicheismo assoluto con il quale molti affrontano il problema israelo-palestinese. Non si può giudicare un intero libro - a quanto pare poi nemmeno portato a termine - da una singola affermazione. Voto: 4 / 5 |
Fabrizio giltacitu@yahoo.it (05-05-2008) Sono un estimatore di R. S. e ho comprato a scatola chiusa questo suo ultimo libro. Ma arrivato a pag. 43, trovo un rospo che non posso mandare giù. Simone scrive: "Cosa ci sia propriamente 'di sinistra' nella causa palestinese e in che senso la sinistra si senta obbligata a investire politicamente su di essa, è rimasto misterioso a molti (tra i quali l'autore di questo libro)." Ma che formulazione strana e distorta ha questo problema nella pagina di Simone! Il problema vero mi sembra la politica criminale di Israele (così l'ha definita l'ebreo americano Norman Finkelstein)e l'acquiescenza e il sostegno degli Stati Uniti ai suoi obiettivi espansionistici.
Su questo argomento il giudizio di Simone è inaspettatamente rozzo e primitivo, certo per partigianeria, non per mancanza d'informazione (ma avrà letto il bellissimo e classico libro di David Hirst, "Senza Pace"?)
Quanto agli scrittori israeliani, io ero curioso di conoscerli. Ma dopo qualche assaggio (certo sommario; ma non per faziosità, bensì per mancanza di tempo e di pazienza), ho rinunciato: specialmente Grossman m'è sembrato un "pianto" insopportabile.
I film di John Ford, che rappresentano gli indiani come selvaggi feroci, non sono ipocriti. Saranno sbagliati storicamente e poco generosi con i vinti, ma non rivelano una cattiva coscienza. Non si può dire lo stesso degli scrittori israeliani, che mi sembrano sentimentali e ipocriti Voto: 2 / 5 |
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