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Heather Peter - La caduta dell'impero romano. Una nuova storia | La caduta dell'impero romano è da sempre uno dei più affascinanti enigmi della storia. Roma disponeva di una formidabile forza militare ed economica, su un territorio immenso, che si estendeva dal Vallo di Adriano ai confini con la Scozia fino all'Eufrate, dall'Africa settentrionale al Reno e al Danubio. Era una macchina perfetta e collaudata, con una rete capillare di strade e di fortezze, ricche città e una organizzazione amministrativa per certi versi insuperata. Tra la battaglia di Adrianopoli nel 378 d.C. e la deposizione dell'ultimo imperatore Romolo Augustolo nel 476 d.C., la superpotenza più longeva della storia venne sconfitta e occupata da bande di invasori "primitivi", distrutta da barbari ritenuti quasi incapaci di organizzazione e di pensiero razionale. Come è potuto accadere? Le ricostruzioni più diffuse hanno dipinto una civiltà decadente e corrotta, troppo "civilizzata" e magari indebolita dal cristianesimo. Ma a giocare un ruolo determinante furono anche semplici dettagli, come gli archi degli unni, più lunghi e potenti di quelli dei nemici, e il carico fiscale imposto dalla capitale alle province. Con una narrazione ricca di episodi e personaggi memorabili, Peter Heather confuta i luoghi comuni, mettendo a frutto le sue competenze economico-militari e le sue approfondite conoscenze sui barbari, ricostruendo in maniera brillante e persuasiva gli scontri e le battaglie, ma anche i tentativi di integrazione alle frontiere dell'impero.
Media Voto: 4.4 / 5Potito (12-11-2011) Ottimo libro, molto discorsivo, si lascia leggere volentieri. Espone interessanti teorie sulla caduta dell'impero romano (al di là delle solite invasioni barbariche e della decadenza dei costumi) d'ccidente sicuramente nuove e da approfondire. Per un appassionato della storia di Roma antica può esssere un libro interessante. Voto: 3 / 5 |  |  |  |
sordello sordello2001@yahoo.it (13-07-2010) Molto bello, sembra a tratti di leggere un romanzo. Heather ha la caratteristica tipica degli storici inglesi di saper "raccontare" le vicende storiche senza annoiare ma anche senza cadere nel macchiettismo.
Lo consiglio vivamente a tutti quelli che volgiono avvicinarsi a un periodo affascinante della nostra storia. Voto: 4 / 5 |  |  |  |
luca lucamazzei@iol.it (09-12-2009) Bellissimo:argomenti trattati, scrittura piacevole ed accattivante, tesi non banali ma fondate su solide argomentazioni. Se tutti i libri di storia fossero sritti ed argomentati così..... Voto: 5 / 5 |  |  |  |
Riccardo conte43@hotmail.it (09-03-2009) Heather Peter si sforza di dimostrare una tesi che molti storici trovano discutibile. La parte occidentale dell’impero di Roma sarebbe caduta per una serie di cause intrinseche, ma principalmente per una quasi totale incapacità di adeguarsi alle nuove tecniche di combattimento dei popoli invasori. I romani cioè, non avrebbero trovato efficienti contromisure all’arco lungo degli unni ed alla cavalleria pesante. Fu quindi più che altro una caduta determinata da cause prettamente ‘militari’. Ciò che l’autore non considera è che i moderni lavori di Sombart e Weber hanno dimostrato che un dato sistema economico – sociale è figlio di una particolare concezione del mondo e della natura, di una particolare ‘Weltanschauung’. In parole povere di una religione. In fondo aveva visto giusto Gibbon, quando attribuì al cristianesimo, la causa principale della caduta dell’impero romano d’occidente. Non perché indebolì lo spirito guerriero dei popoli italici, ma perché si sostituì rapidamente e distruttivamente ad una concezione pagana del mondo e dei rapporti tra uomini e popoli. Heather, da buon anglosassone sembra molto più interessato a fenomeni di carattere prettamente militare che a catastrofi sociali indotte da profonde trasformazioni di pensiero. Su un punto si deve essere d’accordo con l’autore. E cioè che ad un certo punto della storia militare, la cavalleria prese il sopravvento sulla fanteria pesante, quella che aveva consentito a Roma di creare il suo impero. Ma non dimentichiamo che negli scontri con gli Alani, popolo bellicoso dell’Europa nord orientale, la fanteria romana neutralizzò le cariche avversarie utilizzando lunghe lance anticipando lo scozzese Wallace di quasi mille anni. In conclusione, il lavoro di Heather è ben fatto, ricco di spunti di riflessione e in alcuni casi decisamente innovativo. Manca forse di una profondità che lo avrebbe potuto far diventare una pietra miliare nel campo della storiografia romana, ma in compenso è, non ostante la complessità della materia trattata, leggibilissimo. Voto: 5 / 5 |  |  |  |
gianni barchi (31-08-2008) Un gran ben libro! La fine dell'impero romano d'occidente è descritta magistralmente, con una narrazione avvincente, vivace, mai noiosa (qualità rara in un saggio di storiografia) una lettura che mi ha accompagnato durante le ferie estive, facendomi dimenticare caldo e zanzare, lontano dal mare e dalla sua "caciara". Nelle lunghe e silenziose ore d'agosto sono sfilati personaggi e figuri a volte gravi e imponenti, a volte meschini e ridicoli, sanguinari e feroci di imperatori, generali, burocrati, eunuchi ed usurpatori insieme a filosofi, storici (Ammiano Marcellino, Olimpiodoro di Tebe, Prisco, Giordane etc.) e letterati (Ausonio, Sidonio) del basso impero. Amplissimo spazio è dato anche agli antagonisti dell'impero, un caleidoscopio di re barbari, di popolazioni germaniche che dimoravano nell'Est europeo tra Polonia e Ucraina, e poi sarmati, alani, unni e Sasanidi della Persia, indugiando a descriverne la storia, gli usi, la cultura materiale e spirituale. Il grande impero romano è descritto nelle sue strutture politiche e amministrative, tanto centrali quanto provinciali e locali, con i tutti i limiti e storture, ma anche nella sua cultura fatta di lingua latina, letteratura e retorica, diritto, acquedotti e terme. Sono elencate e dibattute le varie tesi, da quelle sull'ineluttabilità della caduta dell'impero (una fine per collasso interno inevitabile, iscritta nel dna di ogni impero), alla eventualità invece che la crisi innescata dalle invasioni barbariche poteva essere gestita in altro modo e superata, consentendo alla parte occidentale del mondo romano di riprendersi e assimilare gli invasori. In fondo, dice Heather, se la crisi dell'impero era già insita inevitabilmente nella sua struttura (politica, economica, sociale), perché la parte orientale dell'impero, in tutto simile a quella occidentale, è sopravvissuta egregiamente per altri mille anni? Voto: 5 / 5 |  |  |  |
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