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perché sentirsi obbligati a giudicare "bello", un romanzo che tocca temi seri e drammatici? è un romanzo modesto, scritto maluccio, noioso, senza spessore. Tutti i personaggi stereotipati, il finale da romanzo d'appendice, la protagonista senza storia. L'unica cosa azzeccata è il titolo, non certo il premio Viareggio!Abbasso la retorica dei buoni sentimenti.
La purezza, l'innocenza, l'amore per la vita...avrei sorvolato su particolari eccessivamente scabrosi.
Buon libro, inizialmente un po' noioso, ma poi la narrazione prende tantissimo si fa intensa e commovente.
Recensioni
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Anita è un'orfana sopravvissuta ai campi di concentramento. Ha appena quindici anni quando lascia l'Ungheria per andare a stare dai parenti in una Cecoslovacchia fredda e poco accogliente. Nella nuova casa l'attendono Monika, sorella della madre innamorata della propria bellezza, suo marito Aron, spiritoso e bonario ma troppo amante del quieto vivere, il neonato Roby, e soprattutto Eli, giovane che la guerra ha irrimediabilmente indurito. All'interno della nuova famiglia Anita non trova l'affetto e la comprensione sperati: la povertà ha reso avari e la persecuzione desiderosi di dimenticare in fretta l'orrore, la sofferenza, persino le radici ebraiche. E così ogni ricordo della madre morta ad Auschwitz viene stroncato sul nascere, ogni riferimento ai Lager viene accolto con imbarazzo, come la gaffe di una ragazzina che non conosce le buone maniere, ogni tentativo di trovare comprensione eluso con precipitoso fastidio. La stessa indifferenza, la stessa perseveranza nel non vedere ciò che accade sotto il proprio naso porta Aron e Monika a ignorare la relazione sbocciata fin da subito tra Eli e Anita, che si lascia iniziare al piacere con infantile avidità e incoscienza, sognando un sentimento eterno e idilliaco di cui l'arido amante non può essere capace. Malgrado l'intreccio amoroso piuttosto scontato e il fastidioso incensarsi della protagonista, il romanzo riesce a evitare i luoghi comuni che spesso infettano il racconto dell'Europa postbellica e a spiegare, attraverso lo sguardo incerto di un'adolescente assetata di vita, il mito, personale e collettivo allo stesso tempo, della fuga verso la terra promessa.
Ilaria Rizzato
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