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Gadda Carlo E. - L' Adalgisa. Disegni milanesi | La Milano d'inizio secolo, la borghesia grande e piccola e i ceti popolari si annidano nell'Adalgisa in un affresco di irresistibile comicità. Uno spirito corrosivo in grado di cogliere e colpire le ipocrisie, le fisime e le borie di una società in crisi, l'incastro di generazioni e classi sociali, i personaggi ritratti con affetto e perfidia, il gusto del ricordo e della reminescenza personale e famigliare, le straordinarie capacità mimetiche della lingua gaddiana (che esplodono anche nelle note di impianto saggistico): sono queste le qualità che fanno dei "disegni milanesi" raccolti nell'Adalgisa uno dei capolavori della letteratura italiana del Novecento.
Media Voto: 4.2 / 5La Recherche redazione@larecherche.it (25-09-2009) [...] Questo grande arazzo linguistico, tessuto con fili di provenienze opposte in cui alle varie tinte si mischia un filo rosso della lingua meneghina, con lazzi e svolazzi, narra di vite semplici nel capoluogo lombardo, mostrando quanto poco sia cambiato nelle menti dei più semplici, e come idee sventolate come modernismo siano in realtà vecchie ed inveterate nell’animo dei più. Ci troviamo così di fronte alla famiglia della media borghesia che cercando la sguattera la vuole assolutamente delle “nostre parti” malgrado poi scoprire un’insanabile pasticciona, ma fa niente meglio così che una forestiera, discorsi che facevano sorridere un secolo fa ma che vengono riproposti oggi facendoci inorridire per l’assurda beceraggine. Vi sono poi architetti all’avanguardia che non sono in grado di rendere abitabile un appartamento, gli ingegneri del “Politecnico” che si danno grandi arie ma sono poco pratici e capaci, ed intorno ad essi una massa di persone giudicanti e pronte ad alzare un dito accusatore contro chiunque attenti alla morale comune. Uno spaccato di società che mostra una Milano ormai scomparsa, che però sopravvive intatta, oltre che nei toponimi, nella mentalità gretta e benpensante di quella che oggi pomposamente si chiama “middle-class” ed allora media borghesia ma che non ha cambiato di molto il suo atteggiamento nei confronti della vita.
L’Adalgisa appare al lettore come un mosaico di esperienze, di vite, anche minute, piccole e grandi tragedie familiari, i tempi che cambiano, ricchezze che vacillano, sospetti di corna e via spigolando, narrate con un gusto unico e avvincente, capace di far sorridere e di meditare, scivolando su una musicalità linguistica assolutamente unica ed irripetibile. Questa raccolta di storie fu anche per il Gadda una sorta di fucina, troviamo qua, in embrione, tratti poi sviluppati in altri romanzi, e rimane a distanza di tanti anni dalla sua pubblicazione (1944) una lettura splendida, avvincente e assolutamente modernissima. Voto: 5 / 5 |  |  |  |
Giada (24-10-2008) Ringrazio chi mi ha fatto leggere questo libro, che difficilmente avrei scelto di mia iniziativa. Ogni pagina una sorpresa. Esilarante. Riflessivo. Bello. Voto: 5 / 5 |  |  |  |
luca (09-09-2008) Definire questo libro come un dei maggiori capolavori del 1900 è un eufemismo. Il proposito e buono ma poi fin da subito il libro si trasforma in un grande polpettone (andato a male) di fatti inutili, particolari insignificanti, persone completamente estranee alla narrazione. In certi momenti viene voglia di prendere il libro e buttarlo via, infatti molte descrizioni, come quella del cavallo in "Al parco una sera di maggio" e quella del bagno in "Quattro figlie e ciascuna regina", e una miriade di particolari completamente inutili fanno venire il latte alle ginocchia. Il groviglio di personaggi imparentati fra loro, le amicizie, i fidanzamenti e le parentele assurde hanno dato un grande spunto agli sceneggiatori della soap opera Beautiful, visto che hanno cambiato solo i nomi dei personaggi ma alla fine la storia è la stessa solo che è ambientata a Milano all'inizio del 900. Lo sconsiglio assolutamente a meno che voi non vogliate suicidarvi. Voto: 1 / 5 |  |  |  |
Angelo 48 cntngl@tiscalinet.it (24-06-2008) I racconti milanesi dell'Adalgisa rappresentano probabilmente la parte più godibile dell'opera di Carlo Emilio Gadda. La vena ironico-satirica dell'Ingegnere si esprime qui ai massimi livelli, accompagnandosi spesso a momenti di irresistibile comicità (vedasi ad esempio la descrizione dell' "itineraire" del fulmine nel capitolo "Strane dicerie contristano i Bertoloni"). La lettura delle opere di Gadda non è mai semplice, anzi può risultare particolarmente ostica. Credo che l'Adalgisa possa rappresentare il modo migliore per iniziare a comprenderne la grandezza e la peculiarità e potere poi affrontare due sommi capolavori come "La cognizione del dolore" ed "Il Pasticciaccio". Voto: 5 / 5 |  |  |  |
Federico (29-11-2005) Ah, il divino, inarrivabile Gadda!
(Ri)leggere un suo libro è come tornare a casa. Illumina le giornate più tetre, rende felice il più depresso degli uomini...
N.B.: i novelli lettori di Gadda si possono sempre trovare spaesati: non arrendersi mai alla prima lettura di Gadda, una volta abituati nulla le può eguagliare.
P.s.: il libro include le incredibilmente estese ed interessanti (oltre che innumerevoli) note di Gadda a se stesso, come se chi le ha scritte non fosse lo stesso autore del testo commentato (il che fa un po' ridere, ma del resto solo Gadda può commentare degnamente Gadda). Voto: 5 / 5 |  |  |  |
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