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Gadda Carlo E. - Quer pasticciaccio brutto de via Merulana | Roma durante il fascismo. Il commissario di polizia don Ciccio Ingravallo è incaricato di svolgere un'inchiesta su un furto di gioielli avvenuto al 219 di via Merulana, una via popolare nel cuore di un vecchio quartiere. Nella casa abitano due amici del commissario: i coniugi Balducci, dai quali è solito andare a pranzo nei giorni festivi. Per lo scapolo don Ciccio Liliana Balducci è l'incarnazione della dolcezza e della purezza femminile. Un mattino, Liliana viene selvaggiamente assassinata nel suo appartamento: il furto dei gioielli e l'assassinio sono opera di una stessa persona? Da questi episodi prende il via il romanzo gaddiano, che, apparso in "Letteratura" nell'immediato dopoguerra, fu scritto a Firenze nel ricordo di un lontano soggiorno nella capitale (1926-27). Basandosi su un reale fatto di sangue, Gadda costruisce un intrigo poliziesco che gioca su un duplice registro: può essere letto, infatti, come eco del mondo e come bricolage letterario. Prefazione di Pietro Citati e nota di Giorgio Pinotti.
Media Voto: 2 / 5Giesse (13-12-2011) Se Gadda è il Joyce italiano, allora non ci siamo. A volte si fa proprio fatica a procedere in questo guazzabuglio romanesco. Voto: 2 / 5 |  |  |  |
Salvatore Palma (08-12-2011) Il romanzo prende ispirazione da un fatto realmente accaduto. Un omicidio ed un furto di gioielli sui quali indaga un commissario di polizia negli anni del Fascismo. Il romanesco, che è il dialetto in cui è scritto il libro, se da un lato rende frizzante qualche espressione, dall'altra appesantisce notevolmente la lettura e qualche volta la rende impervia. Trama scarsa, condita da lunghe e, spesso, inutili digressioni descrittive infarcite da trovate lessicali e neologismi non sempre piacevoli. Mal riuscito il tentativo, che pare prefiggersi l'Autore, di coniugare, divertendo, umorismo e disgrazia. Voto: 2 / 5 |  |  |  |
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