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Bloch Ernst - Il principio speranza |
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Titolo | Il principio speranza |
| Autore | Bloch Ernst | Prezzo Sconto 15%
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€ 35,70 
(Prezzo di copertina € 42,00 Risparmio € 6,30)
Prezzi in altre valute |  | | Dati | 2005, XXXVII-1618 p., brossura, 2 ed. | | Traduttore | De Angelis E.; Cavallo T. |
| Editore | Garzanti Libri
(collana Saggi) |
Nella promozione Garzanti fino al 20 febbraio |
 Consegna espresso in Italia in 1-2 giorni | | 
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| Contrapposto all'attualità e all'ideologia della "fine della storia", "Il principio speranza" - che fonda la sua ontologia sulla potenzialità dell'essere e sull'apertura al cambiamento - risulta oggi audacemente inattuale ma ricchissimo di suggestioni su temi sempre aperti. Nelle cinque parti che costituiscono il suo capolavoro (iniziato nel 1938 e dato alle stampe per la prima volta nel 1959) Bloch esplora la dimensione utopica del pensiero in tutte le sue molteplici manifestazioni: oltre il "principio del piacere" delle vecchie utopie, ma anche oltre il "principio di realtà", inteso come passiva accettazione del già-dato. Gran parte del "Principio speranza" è dedicata a una fenomenologia degli stati utopici della coscienza: dai desideri più profondi dei singoli alle opere d'arte e ai grandi miti collettivi, fino alle forme che si annunciano nell'arte di consumo. In tutte queste forme, attraverso una "ontologia del non ancora", si delineano i tratti di una realtà conciliata che servono da guida e da orientamento per l'azione storica. In questo senso, "Il principio speranza" individua un possibile antidoto al nichilismo e all'angoscia: senza promettere redenzione e salvezza, senza confondere la caduta di alcuni idoli con la caduta degli ideali.
Mauro Lanari haldullea@libero.it (12-01-2010) In Agostino "proprio un sogno di futuro così possente come quello del regno millenario viene sacrificato alla chiesa; in essa il regno millenario deve essere già adempiuto" (p. 581). Ma "perfino […] Tertulliano ha considerato Gesù e il Nuovo Testamento un gradino preparatorio e perfettibile" rispetto all'avvento d'un nuovo Paraclito. "Non è difficile trovare, a partire da questo concetto di Paraclito, la connessione con chiliasmi medievali, soprattutto con Gioacchino da Fiore e la sua dottrina del terzo regno" (cf. pp. 1468-70), a cui Bloch dedica un'intera parte (pp. 583-591). Superato il "vecchio eone […ancora] senza il giorno del Giudizio e il trionfo su Babele, senza l'intenzione orientata a un cielo nuovo e a una terra nuova", si compirà "quanto non appare concluso con la […] Pentecoste" cristiana (pp. 588-9). È nel vangelo di Giovanni che lo Spirito Santo viene detto Paràclito, termine del linguaggio giuridico che significa letteralmente "chiamato appresso", per indicare "colui che sta al lato dell'accusato" in sua difesa. Il corrispettivo latino è "ad-vocatus": avvocato, soccorritore, difensore e per estensione consolatore. Gesù s'accommiata dai discepoli promettendo l'invio di questo Spirito avvocato (Gv 14, 16.26; 15, 26; 16, 7), il quale però è consistito in una semplice pentecoste successiva a quella ebraica ("Shavuot") e altrettanto inefficace. Allora un'età dello spirito come terza pentecoste sarebbe temibile quanto le due antecedenti, un ulteriore rinvio, millenaristico in senso figurato o no, dell'auspicato Giudizio ultimo, definitivo e universale, apocatastatico, panteisticamente utopico, privo insomma di qualsiasi condannato, assolutamente assolutorio. Il problema forse sta nel ruolo stesso dell'avvocato chiamato a difenderci dall'Accusatore: Satana e Spirito Paraclito sarebbero due lati d'un'unica nozione sbagliata, quella d'un processo che invece non s'ha da fare poiché va decolpevolizzato senza riserve qualsiasi ente o evento cosmico, sempre e comunque negativo suo malgrado, quindi senza dolo. Voto: 2 / 5 |  |  |  |
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