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Schürmann Reiner - Dai principî all'anarchia. Essere e agire in Heidegger | L'opera si distingue per le correzioni che apporta all'immagine pi diffusa del grande pensatore tedesco. Contro le tante letture che hanno creato l'immagine conservatrice di un Heidegger nostalgico delle origini, nemico della tecnica e della modernit, Schurmann intende mostrare come il pensiero heideggeriano ponga le condizioni per ripensare il rapporto tra teoria e pratica, consentendo di impostare in maniera radicalmente nuova il fenomeno dell'agire.
| La recensione de L'Indice |

scheda di Vercellone, F., L'Indice 1995, n.10
Con la pubblicazione del libro di Reiner Schurmann "Dai principi all'anarchia", uscito in inglese nel 1986 (e in una versione meno estesa nel l982 in Francia da Seuil), un classico della letteratura su Heidegger, a cura e accompagnato da una bella introduzione di Gianni Carchia, entriamo in un capitolo di particolare interesse della fortuna di Heidegger. Per orientarci sul tipo di libro va subito detto che Schurmann tende per così dire a prosciugare il pensiero herdeggeriano dei suoi aspetti più scopertamente evocativi; è così un libro che "ci fa perdere... lo Heidegger che va a ruba sul mercati dei tranquillanti poetici e religiosi". Quella di Schurmann vuole essere una "lettura rigorosa", essenzialmente volta contro ogni primo principio inteso come dimensione "legittimante... regola del pensiero e autorità del comportamento". E si ha a che fare con un'interpretazione "a ritroso", volta a fondare la sostanziale coerenza dell'itinerario heideggeriano al di là della distinzione tra un "primo" e un "secondo" Heidegger. È necessario, per Schurmann, guardare al pensiero hideggeriano dal punto di vista del suo culmine, di quell''Ereignis' dell'essere, di quella sua natura eventuale che ne costituisce l'esito. L''Ereignis', l'essere quale evento diviene allora il motivo attraverso cui è dato procedere a ritroso per guardare alla storia dell'essere e, andando ancora più indietro, per ritornare all'interrogazione da cui Heidegger aveva preso le mosse in "Essere e tempo", quella circa il "senso" dell'essere. E qui veniamo a uno dei punti cruciali del libro: poiché la parola senso non va in questo contesto intesa nel suo riferirsi alla portata semantica di un certo termine, ma nella sua accezione topologica, quale direzione, via. Ancor meglio: la dimensione semantica confluisce in quella topologica. E, accogliendo questo significato, muovendosi verso una topologia dell'essere, si e rimandati a un luogo libero dalle 'archai' metafisiche, che si è svincolato da quel modello di pensiero che configura a priori le regole dell'agire. L'essere non è più ora una dimensione teoretica; n la distinzione tra la filosofia teoretica e la pratica ha, a ben vedere, più alcun senso in quest'ambito; è ora l'essere stesso ad accadere e non più soltanto a prefigurare normativamente la sfera dell'agire. E quest'essere liberato dalle 'archai', che si configura come 'Ereignis', è puro prodursi nella differenza, rispettando così proprio il suo carattere di 'novum', imprevedibile in quanto liberato dalla spiegazione causalistica. Con ciò il volume consente di compiere il periplo dentro Heidegger e oltre di questi: se la metafisica aveva inteso l'essere nella sua qualità di fondamento ultimo, di regola per l'agire così da sospenderne l'autonomia, ora viene invece a schiudersi un terreno che conduce invero al di là delle stesse esplicite dichiarazioni di Heidegger circa il carattere ineffettuale rispetto dell'agire del suo pensiero, lo spazio di una concezione anarchica dell'essere stesso. Anarchia "impolitica": puro prodursi nella differenza dell''Ereignis'.
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