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Ferraris Maurizio - L' immaginazione | Fin dall'antichità l'immaginazione rientra negli elementi costitutivi della teoria della conoscenza, nel dibattito sui modi di apprendere e pensare. La storia raccontata da Ferraris attraversa dunque l'intera tradizione filosofica occidentale, partendo dalle sorgenti greche dove la "phantasia", cioè l'immaginazione, riceve le due caratterizzazioni fondamentali, come dono divino (Platone) e come facoltà sensibile (Aristotele), per passare alle teorizzazioni medievali di Tommaso d'Aquino, Avicenna e alla tradizione ebraica incarnata da Maimonide. L'esposizione prosegue poi trattando il periodo dall'Umanesimo al Barocco, il Settecento (che vede la nascita dell'estetica) e l'età contemporanea.
| La recensione de L'Indice |

recensione di Perissinotto, L., L'Indice 1996, n.11
Questo volume, che compare nella prima sezione ("Parole chiave") della collana "Lessico dell'estetica" curata da Remo Bodei, si compone di un'introduzione, in cui l'autore esplicita e discute brevemente i presupposti teorici che fungono da filo conduttore della sua indagine, e di quattro capitoli, in cui viene ricostruita e valutata, nei suoi momenti e snodi essenziali, la storia della nozione di immaginazione ("Antichità e Medio Evo", "Dall'umanesimo al barocco", "Il Settecento", "Otto e Novecento").
Per l'autore la storia dell'immaginazione è la storia di un'opposizione che viene di continuo posta e sempre di nuovo decostruita. Ferraris lo dice e mostra bene con riferimento a Kant. Ciò che, meglio di altri, Kant avrebbe intravisto è che l'immaginazione non è "tanto la funzione posta ai confini tra senso e intelletto - l'immagine propedeutica al concetto, il sensibile che precede, illustra o tesaurizza l'intelligibile -, ma piuttosto ciò che, precedendo senso e intelletto, li rende possibili". - in questo modo che quello che si è dato e si dà spesso per garantito, ossia "che da una parte ci sia l'ambito dei concetti e della potenza dell'intelletto, la logica, dall'altra quello delle immagini e della passività dei sensi, l'estetica", diventa il problema di fondo e la questione filosoficamente decisiva.
I quattro capitoli che seguono sono - come si ricordava - disposti cronologicamente. Attorno al filo conduttore appena ricordato Ferraris raccoglie una grande varietà di riferimenti e di considerazioni, che talora sono sviluppati in maniera analitica e distesa, ma che altre volte vengono presentati in maniera un po' concitata. Ciò rende certi passaggi e luoghi del volume poco perspicui, soprattutto, com'è ovvio, per il lettore non specialista.
Il capitolo più efficace è sicuramente il secondo, "Dall'umanesimo al barocco", sia per la chiarezza della ricostruzione che per l'interesse dei riferimenti, degli accostamenti e delle valutazioni critiche. Assai interessante è, per esempio, il modo in cui viene introdotta e valorizzata la figura di Gerolamo Rorario (1485-1556), l'autore dell'operetta "Quod animalia bruta saepe ratione utantur melius homine", divenuta famosa, nel corso del Seicento, grazie soprattutto a Bayle e a Leibniz. Ferraris mostra bene come il dibattito sugli animali e il modo in cui viene istituito e sviluppato il confronto tra uomo e animale sia un momento importante, anche se misconosciuto, della storia che sta ripercorrendo. Il capitolo meno perspicuo, anche se ricco di suggestioni e di indicazioni teoriche, è sicuramente l'ultimo, dedicato agli ultimi due secoli, a cui avrebbe sicuramente giovato uno spazio maggiore e uno sviluppo meno ellittico.
Un rilievo finale: il modo in cui è organizzata la bibliografia rende spesso disagevole riconoscere il riferimento bibliografico inserito nel testo.
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