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Perniola Mario - L' estetica del Novecento | Il Novecento è il secolo dell'estetica, il secolo che presenta un gran numero di testi di estetica. Perniola ne tenta un ordinamento secondo quattro campi concettuali: la vita, la forma, la conoscenza e l'azione. Sotto ognuna di queste nozioni si sviluppa una determinata linea di riflessione estetica che l'autore illustra attraverso l'esposizione delle varie opere. Si aggiunge poi una quinta linea, che si riferisce all'ambito della sensibilità, dell'affetività, dell'emozionalità.
| La recensione de L'Indice |
 PERNIOLA, MARIO, L'estetica del Novecento
D'ANGELO, PAOLO, L'estetica italiana del Novecento
scheda di Garelli, G., L'Indice 1997, n.10
L'idea di dedicare un'analisi storiografica alla parabola dell'estetica novecentesca non risponde innanzitutto a una convenzionale partizione cronologica (nel caso di D'Angelo, anche geografica) estrinseca alla cosa. Entrambi gli autori riconoscono i rischi e le possibili obiezioni impliciti nei termini imposti ai loro lavori, destinati anche a una diffusione non specialistica: non bisogna dimenticare che il volume di Perniola appartiene alla serie del "Lessico dell'estetica" del Mulino, e il testo di D'Angelo è pubblicato nella collana dei "Manuali Laterza". Cionondimeno, entrambi argomentano persuasivamente intorno alla legittimità di articolare un discorso sul rapporto fra la vicenda culturale del XX secolo ormai alla conclusione e lo specifico estetico. Tale opzione porta con sé conseguenze significative soprattutto sul versante del metodo. Perniola, costretto a ridurre in poco spazio una grande quantità di materiali e di autori ormai classici, appartenenti a diverse aree linguistico-culturali, propone un'originale ed efficace ricognizione di volta in volta rinnovata, nei primi quattro capitoli del suo lavoro, intorno alle categorie di vita, forma, conoscenza e azione; dedica infine un quinto capitolo a "Estetica e sentire", riprendendo i lineamenti tematici intorno a cui vertono le sue più recenti elaborazioni teoriche. D'Angelo, per parte sua, denunciando preoccupazioni di incompletezza forse fin troppo scrupolose - tenuto conto del risultato finale -, avverte il lettore che l'operazione prettamente ricostruttiva contenuta nella prima parte del volume sarà affiancata, soprattutto nell'ultimo capitolo, da una "mappa e un regesto" più che da una storia, giacché l'oggetto in questione è costituito dal dibattito tuttora in corso.
Se la determinazione del ruolo teorico dell'estetica nell'odierno panorama filosofico pare giocarsi sempre più su una rinnovata indagine interpretativa intorno alla sua storia - indagine che pare tuttora costituire il più plausibile orizzonte comune, per quanto assai labile, delle prospettive più divergenti e tra loro inconciliabili nelle quali oggi è condotta la ricerca estetologica anche da noi, in Italia -, la lettura delle monografie di Perniola e D'Angelo non può che risultare istruttiva, facendosi raccomandare, oltre che come utile confronto di prospettive, come stimolo per una messa a punto ben più che semplicemente storiografica.
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