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Boitani Piero - Il genio di migliorare un'invenzione. Transizioni letterarie | Questo libro è mosso dall'interesse per le forme di rielaborazione, nel tempo, delle immagini letterarie. "Il genio di migliorare l'invenzione", la frase del poeta John Dryden usata per titolo, allude appunto a questa dinamica per cui la lettura è fatta di "transizioni", di immagini che lo scrittore riceve dal passato e "migliora", rifà a suo modo. I cinque saggi del volume indagano altrettanti casi di transizione: dall'Elettra dei tragici greci che Boitani segue nelle incarnazioni che arrivano a Marguerite Yourcenar, al Guinizzelli letto da Dante a Chaucer, al racconto di Chaucer ripresi da Shakespeare e poi al Dryden, al parallelo tra l'incontro tra Brunetto e Dante e un analogo riconoscimento in Eliot, al tema del riconoscimento in Edipo e nel Re Lear.
| La recensione de L'Indice |

scheda di Volpe, S. L'Indice del 1999, n. 10
"Il genio dei nostri compatrioti in generale consiste nel migliorare un’invenzione, piuttosto che nell’inventare" scriveva John Dryden nella prefazione alle Fables. Una frase che offre a Piero Boitani lo spunto per un’originale ricognizione intorno alla transizione in letteratura, problema comparatistico per eccellenza: la trasformazione di temi e immagini nel passaggio tra diversi autori, tra differenti letterature, tra epoche successive. Il "genio di migliorare un’invenzione", ovvero come riprendere e perfezionare un’opera del passato: nelle parole di Dryden, suggerisce Boitani nella prefazione, traspare "una concezione della trasmissione letteraria a metà fra quella della tradizione e del talento individuale di T.S. Eliot e quella dell’‘angoscia dell’influenza’ di Harold Bloom". Il volume si articola in cinque capitoli che propongono due tipi di itinerario. I tre capitoli centrali descrivono transizioni filologicamente documentate: Chaucer riscrive Boccaccio utilizzando Boezio, Guinizelli e Dante; Dryden "adatta" Chaucer alle proprie esigenze; Eliot riprende il quindicesimo canto dell’Inferno dantesco. Nel primo e nell’ultimo capitolo vengono esplorate, con Eschilo, Euripide, Sofocle e Shakespeare, diverse forme dell’agnizione, del riconoscimento: del passaggio dall’ignoranza alla conoscenza, problema di strategia drammatica e al tempo stesso quesito filosofico cruciale, al quale risponderanno nel tempo sensibili oscillazioni del ruolo del ragionamento. Boitani precisa come alcune di queste ultime riscritture comportino un’eco "non strettamente filologica, ma intertestuale".In altre parole, non sono riducibili a un gioco di fonti o influenze, mentre, barthesianamente, "l’intertesto è un campo generale di formule anonime, la cui origine è raramente localizzabile, di citazioni inconscie o automatiche, date senza virgolette". il libro non offre conclusioni generali, ma invita il lettore a trarle autonomamente. Uno dei possibili punti di fuga potrebbe condurre allora ad allargare il raggio d’azione della transizione: verso la trasformazione di un materiale letterario in un altro linguaggio.
Sandro Volpe
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