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Nussbaum Martha C. - Diventare persone. Donne e universalità dei diritti | L'autrice sostiene che per arrivare ad una soglia minima di rispetto della dignità umana nelle costituzioni come nelle attività di governo i diritti vadano sostituiti con la garanzia di "capacità", con il dispiegarsi cioè di quelle condizioni che rendono un uomo realizzato. La posizione dell'autrice si forma attraverso un confronto con altre filosofie politiche e morali contemporanee (da Rawls a Harsany, da Sen a Scanlon) e si intreccia con altre culture, in particolare con quella dell'India, dove Martha Nussbaum ha trascorso molti anni impegnata in missioni scientifiche Onu.
| La recensione de L'Indice |

Martha C. Nussbaum, nata nel 1947, docente di giurisprudenza ed etica a Chicago, va affermandosi come una delle maggiori e più originali voci della filosofia contemporanea. I suoi interessi sono molteplici e numerosi i fili del suo discorso, ma costante nei suoi scritti - anche in questo - è la presenza di un autore classico quale Aristotele, dalla sua traduzione e commento nel 1978 del De motu animalium al suo libro più celebre, La fragilità del bene (1986; il Mulino, 1996), sino al prezioso Coltivare l'umanità (1998; Carocci, 1999), una vera e propria lode ragionata all'educazione classica con conseguente esortazione alle autorità politiche a riproporla nei progetti relativi all'istruzione. In effetti, Nussbaum ha col tempo elaborato una concezione della "natura umana" in termini di "potenzialità" che ha in Aristotele, oltre che nel Marx dei Manoscritti economico-filosofici, il punto di partenza. Uomini e donne non possono essere definiti per ciò che sono, ma per le capacità che hanno, per le possibilità non sviluppate: capacità e possibilità che sono sì personali, ma che uno stato giusto deve favorire, ad esempio, garantendo a ognuno un ampio ventaglio di scelte: liberi si è, in effetti, secondo Nussbaum, solo quando su ogni cosa importante si può scegliere fra diverse opzioni. È questo il capabilities approach, che, da parte sua, il Nobel Amartya Sen ha sviluppato negli studi economici. Insieme a Sen, Nussbaum ha d'altronde curato nel 1993 un importante studio sulla qualità della vita, in cui il nuovo metodo mostra tutta la sua forza euristica e propositiva, battendo in breccia, per così dire, il più classico e per molti versi più angusto approccio utilitaristico basato sul rapporto costi-benefici (tutt'oggi molto diffuso, fra l'altro, nelle università americane). E al capabilities approach si richiama anche quest'ultimo libro (il cui titolo originale è Women and Human Development). È un testo che si fa leggere con facilità anche dal non specialista (le questioni filosofiche, presenti sullo sfondo, sono infatti solo accennate). Nussbaum, che sulle tematiche della condizione femminile è fra l'altro consulente delle Nazioni Unite, ha incontrato negli ultimi anni donne di ogni luogo e di ogni condizione (un ampio repertorio di questi incontri è presente nel volume); ha cercato di immedesimarsi nelle loro situazioni particolari; ha individuato con precisione la modalità con cui vivono la religione e la famiglia (sono i due temi principali del libro); ha misurato in concreto il loro svantaggio (in termini economici, di istruzione, di salute) rispetto agli uomini; ha applicato il suo approccio a questioni concrete e determinate. Alla fine ha anche sviluppato proposte e indicato vie, il tutto nell'ottica di un universalismo non astratto ma a suo modo intransigente. Un universalismo liberale quello di Martha Nussbaum, in quanto si fonda sul concetto della dignità e autonomia personale: le donne, anche le più svantaggiate, non hanno bisogno di soluzioni prefabbricate e prestabilite (magari dai maschi). Ciò di cui hanno urgenza è di avere concrete opportunità, di poter scegliere senza costrizioni di sorta cosa essere o, detto altrimenti, il loro progetto di vita. Corrado Ocone |
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