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Blumenberg Hans - Naufragio con spettatore | Quest'opera offre, in cento pagine di analisi letterario-filosofiche, la storia di una metafora contrale nella civiltà dell'Occidente, quella appunto del "naufragio con spettatore" in cui si riflette l'atteggiamento dell'uomo dinanzi alla vita e alla storia: il bisogno di sicurezza e il gusto del rischio, l'estraneità e il coinvolgimento, la contemplazione e l'azione.
Mauro Lanari haldullea@libero.it (07-01-2009) Nonostante le poche pagine, il libretto sembra essere sia prolisso che lacunoso.
1) Naufrago (o attore) vs spettatore: metafora che nasce in apertura del secondo libro del “De rerum natura” di Lucrezio.
2) Indistinguibilità fra questi due ruoli (Pascal: “Vous êtes embarqué”, “Pensieri”).
3) Disvalorialità o valorialità di tale condizione: “D’ora in avanti […] si assumono sostanzialmente due tipi di atteggiamento: uno tragico, che insiste sugli effetti di spaesamento, di fallimento, di insensatezza di ogni esistenza umana; l’altro di accettazione, almeno apparentemente gioiosa, dello stato di incertezza e di instabilità. La prima soluzione dà luogo alle filosofie catastrofiche della storia e alle varianti complesse degli ‘esistenzialismi’ del nostro tempo; la seconda all’apologia del movimento, dello slancio vitale, della ‘danza’; in particolare, all’invito di Nietzsche ai filosofi ad imbarcarsi, a tagliare i ponti col passato e con i vincoli della coscienza storica” (Bodei, “Introduzione”, p. 17; Blumenberg, pp. 101 e 107 vs 40-1).
4) La presa di posizione di Hegel e Schopenhauer è accennata a p. 16 e trattata più a lungo alle pp. 89 ss.: “la doppia vita del soggetto [schopenhaueriano…] è più simile alle invenzioni di Hegel di quanto possa far piacere ai suoi appassionati”. Ma, ciò affermato, viene persa l’occasione d’individuare nella metafisica di questa coppia di filosofi un eccezionale approfondimento della metafora in questione, nella quale irrompe un terzo ulteriore ruolo, quello del regista o come “Voluntas” o come “Spirito Assoluto”, che per di più dirige e governa la storia alla maniera d’un mattatoio (“Schlachtbank”) (cf. pp. 15 e 82).
5) Il breve testo si conclude con un capitolo sulle ragioni del sussistere della metaforologia, disciplina, metodica e teoria della inconcettualità: “lo sforzo, che fa parte della storia della nostra coscienza, di esporre linguisticamente l’ineffabilità stessa” (p. 124). Voto: 3 / 5 |  |  |  |
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