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Isnenghi Mario - L' Italia in piazza. I luoghi della vita pubblica dal 1848 ai giorni...

L' Italia in piazza. I luoghi della vita pubblica dal 1848 ai giorni nostri TitoloL' Italia in piazza. I luoghi della vita pubblica dal 1848 ai giorni nostri
AutoreIsnenghi Mario
Prezzo
Sconto 15%
€ 21,25   Spedizioni gratuite in Italia
(Prezzo di copertina € 25,00 Risparmio € 3,75)
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Dati2004, 496 p., rilegato
EditoreIl Mulino  (collana Biblioteca storica)

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Descrizione
L'autore identifica la piazza quale teatro tipicamente italiano della vita pubblica e della lotta politica, ricostruendo, attraverso le trasformazioni dell'uso della piazza, le trasformazioni della vita civile italiana. Dai moti del 1848 alle cannonate di Bava Beccaris e ai grandi scioperi, dai comizi interventisti alle adunate oceaniche del fascismo, da Piazzale Loreto ai disordini di piazza, ma anche alle piazze dei paesini, questa è la storia dell'ultima stagione in cui "l'andare in piazza" è stato parte integrante della vita dei cittadini, prima che la televisione diventasse il luogo della vita pubblica. Il testo esamina anche come l'uso politico della piazza si stia riaffermando, in un interscambio fra la piazza mediatica e quella reale.

La recensione de L'Indice
Recensione de L'indice

Edita originariamente nel 1994 da Mondadori, questa suggestiva disamina dei luoghi della vita pubblica dal Risorgimento alla Repubblica torna a nuova vita dopo un decennio convulso, i cui tumultuosi eventi hanno confermato la validità dell'intuizione di Mario Isnenghi nel rivisitare la storia italiana attraverso lo straordinario laboratorio che ha segnato svolte epocali, dalla repressione dei moti milanesi del 1898 sino a piazzale Loreto, passando per le "radiose giornate del maggio 1915". Il lettore, aggiornato dalla nuova introduzione sugli aspetti odierni del fenomeno, può rituffarsi proficuamente dentro centinaia di pagine per verificare, sui tempi lunghi, la "carsica riemergenza di forme antiche di socialità e di politica date troppo frettolosamente per morte".

Chi non avesse a suo tempo conosciuto L'Italia in piazza, oppure ne avesse scordato l'ordito, tenga presente che l'opera si struttura in cinque parti: la scoperta della piazza con le lotte politiche e culturali d'epoca risorgimentale, la dimensione romanzata delle piazze dominate dai riti e dai leader popolari tra Otto e Novecento, le contrapposizioni e gli scontri di piazza dalla grande guerra allo squadrismo, la regia mussoliniana di irregimentazione delle masse nelle adunate oceaniche, la piazza contesa tra crollo del fascismo e trionfo democristiano del 18 aprile 1948. Un corposo epilogo traccia le linee di tendenza del periodo successivo, soffermandosi sulle mobilitazioni di massa della guerra fredda e sull'apporto di creatività rappresentato dal movimento studentesco, per chiudersi nel giugno 1984 con la straordinaria partecipazione popolare alle esequie di Enrico Berlinguer, stroncato da un malore durante un comizio a Padova.

Isnenghi sfata il luogo comune della predominanza "rossa" dei luoghi pubblici; se il periodo risorgimentale e il cinquantennio postunitario registrano il protagonismo dei settori laico-progressisti e socialisti, la situazione si ribalta nell'anteguerra, quando la destra - consapevole delle caratteristiche della società di massa - impadronendosi della piazza inaugura un nuovo metodo di governo, che insieme a Mussolini dispone di "tecnici" forgiatisi in ambito sovversivo: da Michele Bianchi a Ottavio Dinale, tanto per fare alcuni esempi. Chi scorra l'indice dei nomi noterà l'assoluto predominio di Garibaldi e di Mussolini su ogni altro personaggio. Il legame del generale con le piazze è soprattutto il risultato della proiezione del suo mito nell'Italia postunitaria, con la monumentalizzazione dell'Eroe dei due mondi, ovvero il riflesso postumo di un'esistenza combattiva e itinerante, spesa su campi di battaglie e su strade del Vecchio e del Nuovo mondo. La vita di Benito Mussolini ha avuto i suoi momenti salienti nelle piazze, col battesimo di fuoco degli scioperi generali e della settimana rossa del 1914, per poi mantenersi ancorata - sia pure nel rovesciamento di campo, in prospettiva patriottico-reazionaria - alla dimensione pubblica di forte visibilità: dalla mobilitazione interventista del "radioso maggio" all'espugnazione squadrista di città e villaggi, sino al dominio delle piazze, preordinato dal politicizzatissimo "sabato fascista", e agli italiani irregimentati nell'ascolto dei discorsi del duce, radiotrasmessi in diretta.

Negli anni trenta le piazze oceaniche, organizzate da una ferrea regia col rituale dialogo tra il demiurgo e la folla, sono l'emblema del consenso al regime, il biglietto da visita della nuova Italia. Il 29 aprile 1945 la macabra esibizione dei cadaveri del duce, della sua amante e dei suoi gerarchi, assumerà il significato di una nemesi antifascista, del tirannicidio esibito e consumato pubblicamente, un atto che, come Isnenghi indica al lettore, risulta incomprensibile se non collocato in quel particolare contesto e spazio fisicamente emozionale: "la spettacolarizzazione della morte con l'esposizione pubblica dei corpi dei trucidati; l''uccisione' a posteriori e multipla, il fatto cioè che moltissimi spettatori e passanti scarichino un altro colpo o percuotano un corpo già visibilmente inerte; gli sputi e gli oltraggi di ogni natura al cadavere; l'enormità della folla che accorre fin dalle sette di mattina e che per tutta la giornata continua inesausta ad affluire, anche da lontano; la presenza di molte donne, che appaiono scatenate, e di ogni classe sociale; l'ansia generale di vedere, che è uno dei motivi per cui i corpi vengono issati in alto e tenuti appesi per ore; il classico capovolgimento dei corpi che vengono legati per i piedi e messi a capofitto".

L'Italia in piazza monta con sequenze originali una quantità di materiale eterogeneo, allineato tematicamente e per quadri, con il risultato di offrire nuove angolature visuali che scompaginano i tradizionali ambiti storiografici e dischiudono l'orizzonte a una storia tridimensionale, nella quale episodi di attualità acquistano significati non effimeri dentro i tempi lunghi della storia patria. Le fonti utilizzate vanno dalla memorialistica agli articoli di giornale, dai romanzi ai saggi storici, con la valorizzazione di materiale poco noto. Considerato il tema del libro, si avverte la mancanza di un inserto fotografico, che si sarebbe prestato utilmente a corredo della narrazione.

L'introduzione stilata a fine 2003 avanza alcune linee interpretative del decennio a cavallo tra vecchio e nuovo secolo, accennando al confronto a distanza tra le piazze dei "girotondini" e le convention mediatiche berlusconiane. In esergo figura la citazione di un discorso del ministro delle riforme, Umberto Bossi, una frase pronunziata il 25 settembre 2003 davanti a una marea di seguaci: "Quei partiti, quella gente che ha fatto fallire il Paese, erano da tirare giù, da portare in piazza e fucilare". Anche il "senatur", come già il duce, ha intrattenuto un rapporto vitale con le piazze, tanto è vero che la sua recente scomparsa dalla vita pubblica, dovuta a una malattia invalidante, ha ingenerato nella Lega aspettative miracolistiche di una sua ricomparsa nella piazza grande di Pontida, dove il popolo padano conviene tradizionalmente la prima domenica di giugno per rinnovare il giuramento di fedeltà al suo condottiero.

L'altro grande evento d'inizio giugno 2004 si è pure giocato nelle piazze, in una Roma in stato d'assedio per la visita di George Bush, banco di prova della capacità di mobilitazione del movimento new global. Pure in piazza, qualche mese dopo la sconfitta del centrosinistra alle elezioni politiche del 2001, Nanni Moretti aveva denunciato - facendoci ricordare il protagonista della fiaba I vestiti nuovi dell'imperatore - l'inadeguatezza di una classe politica che ha interiorizzato la sconfitta e non riesce a liberarsi dalla subalternità all'avversario.

Le cronache quotidiane dimostrano la piena vitalità del classico luogo d'incontro e di scontro degli italiani, con buona pace di quanti ne avevano proclamato il tramonto, lasciando libero campo all'agorà telematica. Anche per questo è da salutarsi positivamente la ricomparsa di un testo tra i più originali della storiografia contemporanea; in vista delle prossime edizioni l'autore potrebbe dedicare un capitolo alla piazza tra prima e seconda Repubblica, spingendo la sua analisi fino ai giorni nostri. Nell'auspicabile completamento troverebbero posto - fra i temi principali - le grandi mobilitazioni contro le stragi, a partire dal travagliato funerale delle vittime di piazza Fontana (14 dicembre 1969), con una massa di popolo che istintivamente addebitava l'atto terroristico ai neofascisti e le autorità schierate sulla pista anarchica, passando per il tornante decisivo della cerimonia per i caduti di piazza della Loggia, a Brescia (30 maggio 1974), quando diverse migliaia di persone contestarono clamorosamente sindaco, vescovo e capo dello stato, in una manifestazione dagli esiti talmente delegittimanti da indurre i dirigenti della Rai a togliere l'audio dalla trasmissione in diretta. Le piazze rappresentano un elemento di persistente preoccupazione per i detentori del potere, come dimostrato dalla decisione del direttore della Rai di trasmettere in differita il tradizionale concerto romano del 1° maggio 2004, per sforbiciare frasi dei presentatori, o canzoni, e scritte, politicamente non gradite al governo.

L'Italia in piazza ha insomma conferito dignità storiografica al classico luogo d'incontro dei cittadini, fornendo una messe di materiale e una quantità di stimoli per una riflessione consapevole sul passato e sul presente di un'Italia costantemente sospesa tra spinte piazzaiole e manipolazione della società civile da parte di tecnocrati più o meno carismatici. La democrazia, in definitiva, si ravviva o muore anche nelle piazze.

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