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Campi Alessandro - Nazione | Nel lessico politico-sociale odierno il concetto di nazione è uno dei più controversi, particolarmente discusso in seguito al ritorno sulla scena politica mondiale di forme di nazionalismo aggressive. Il concetto si è prestato a interpretazioni opposte: le nazioni emergono a partire da un patrimonio di storie e culture condivise o sono invece il frutto di una "invenzione" in risposta a specifiche esigenze politiche? Partendo dall'antichità classica, Campi ripercorre l'evoluzione del concetto di nazione in relazione ad alcuni passaggi chiave della storia del pensiero politico, dalla nascita dello stato moderno all'età della globalizzazione, passando per la Rivoluzione francese, l'Ottocento liberale e la stagione dei nazionalismi.
| La recensione de L'Indice |

Tra i vocaboli caratterizzanti il linguaggio della politica, "nazione" è forse uno dei maggiormente problematici. Non solo in virtù della manifesta polisemia, ma anche a causa della dilatazione temporale cui sono stati sottoposti i suoi molteplici impieghi: in uso fin dalla tarda romanità, esso non ha mai cessato di stimolare discussioni, definizioni, confronti programmatici e impalcature dottrinali, marcando, al tempo stesso, le più disparate appartenenze collettive. Compito arduo, dunque, quello di restituirne sul lungo periodo il tracciato storico-concettuale: è quanto ci prospetta il recente volume di Alessandro Campi, soffermandosi sulle numerose valenze che al lemma sono state attribuite senza cadere nella tentazione di istituire meccanicistiche filiazioni tra i suoi significati più antichi e quelli moderni e contemporanei. Strutturato secondo le partizioni canoniche della storia del pensiero occidentale – l'antichità, il medioevo, gli oltre trecento anni che conducono dalla Riforma alla Rivoluzione francese, l'Ottocento e il ventesimo secolo – lo studio di Campi prende le mosse dalle utilizzazioni bibliche dell'idea di nazione e ne segue le alterne vicende fino agli usi e agli abusi novecenteschi, responsabili, almeno in parte, del declino toccatole in sorte nel periodo successivo alla seconda guerra mondiale. Non è possibile, in questa sede, ripercorrere nel dettaglio il lungo itinerario proposto dall'autore; né rendere conto della mole di testi mobilitata, all'interno della narrazione, per documentare le composite accezioni che qualificarono la circolazione del termine e la sua graduale estensione semantica. Vorrei piuttosto sottolineare due aspetti che ne contraddistinguono l'approccio analitico e interpretativo, a partire dalla peculiare efficacia con cui sono restituiti, e fatti interagire tra loro, gli sviluppi diacronici e le varianti sincroniche del concetto in esame. In primo luogo, lungi dall'aderire a una concezione lineare delle trasformazioni storiche, il volume affianca, a una riflessione sull'evoluzione temporale degli impieghi linguistici e delle teorizzazioni della nazione, un'indagine delle differenti formulazioni che essa ispirò nel corso delle singole fasi in cui è possibile suddividerne l'accidentato cammino verso la modernità. Di modo che il lettore si trova confrontato tanto con il percorso che condusse dall'esperienza delle nationes universitarie, mercantili e conciliari affermatesi agli inizi del XIII secolo ai nazionalismi del Novecento, quanto con il lavorio intellettuale che accompagnò la progressiva politicizzazione del termine e il suo radicamento nella cultura europea. Chiamato a posizionarsi nel complesso dibattito sulla natura più o meno "inventata" delle nazioni, Campi mi sembra esprimere, in secondo luogo, un'attitudine particolarmente equilibrata. Nella sua investigazione, l'attenzione alle dimensioni simboliche non è mai disgiunta dalla ricostruzione del contesto storico in cui esse presero forma e operarono: anziché schierarsi in favore della tesi della spontaneità o di quella dell'artificiosità, egli suggerisce piuttosto la necessità di una storicizzazione delle elaborazioni mitiche, essenziali alla comprensione dei secolari processi di edificazione delle identità nazionali come delle risorgenze nazionalistiche di fine/inizio millennio. Maddalena Carli |
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