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Campanini Massimo - Averroè | Averroè (1126-1198), il filosofo e scienziato arabo-spagnolo celebre in Occidente soprattutto per i suoi commentari al pensiero di Aristotele, fu uno degli intellettuali più controversi del suo tempo. Rampollo di un'eminente famiglia della sua città natale, fu lui stesso per molti anni fedele servitore dei sovrani almohadi, che dal 1147 presero a regnare in Africa e nella Spagna musulmana. Caduto in disgrazia, fu esiliato, le sue dottrine vennero condannate e fu vietato lo studio della sua filosofia. Poco prima della morte, venne tuttavia riabilitato e accolto a corte. Studioso poliedrico e versatile, ha lasciato contributi in campo non soltanto filosofico, ma anche teologico, giuridico e scientifico. Massimo Campanini ricostruisce la vicenda di questo importante protagonista della cultura medievale, mettendo in luce i principali aspetti del suo pensiero, analizzando i caratteri specifici di un'eredità filosofica destinata a esercitare un'influenza decisiva sul sapere dell'Occidente latino, e individuando nella natura "militante" del progetto culturale che egli elaborò il tratto più moderno e perspicuo dell'intera sua opera.
nostalgite (09-11-2011) Comincerei col dire che l'«Averroè» di Campanini si colloca indicativamente a mezza via tra testo divulgativo e universitario. Dunque lettura che, per essere fruita con costrutto, richiede quantomeno dedizione e, prima ancora, buone conoscenze filosofiche di base (senza meno Platone e Aristotele, ma si spazia, benché solo in accenno, fino a Gadamer e Gramsci). È strutturato in tre parti distinte e «consecutive»: contestualizzazione storica, sociale, teologica, giurudica; esposizione analitica del sistema di pensiero propriamente detto; effetti dello stesso prima sui contemporanei e quindi sui posteri - ossia ciò che fu di lí in poi l'«averroismo». Un libretto non troppo pingue ma denso, che fluisce tra una spallata al tecnicistico e una al discorsivo, in cui compaiono frequenti citazioni degli originali di Averroè e dei suoi molti commentatori; nonché di coloro, inclusi taluni colleghi contemporanei del Campanini, che hanno analizzato e interpretato, non sempre in consonanza con l'autore, l'opera del filosofo cordoviano. (Giova tenere a mente che la parte critica rimane comunque una visione soggettiva, sí di un eccellente orientalista ma pur tuttavia sempre uno studioso con le proprie convinzioni e «istanze» accademiche.) L'apparato di note è stringato - come specificato piú sopra, si presuppone già in approccio un lettore ben attrezzato di suo - mentre invece la bibliografia di riferimento piuttosto ricca. Il giudizio finale è, in definitiva, senz'altro positivo. Vero è però che, stante la scarsità di materiale prodotto - o anche soltanto tradotto - in italiano, non sono personalmente nelle condizioni di avanzare confronti probanti; sicché, in soldoni, rimane un giudizio ampiamente «istintivo», facilmente viziato dall'inadeguatezza del recensore. Voto: 4 / 5 |  |  |  |
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