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Giunta Claudio - Il paese più stupido del mondo | Se parlate con un europeo che ha vissuto per vent'anni in Giappone vi dirà: "Vent'anni non sono sufficienti. Avevo le idee più chiare quando sono arrivato qua". Per capire un'altra cultura, un altro popolo, servono decenni, e non è detto che bastino. Ma quanti sono quelli che vivono per vent'anni in Giappone, o a Londra, o a New York, o a Sharm-el-Sheikh? Pochi. Molti di più sono quelli a cui capita di passarci una settimana, o un mese, o un semestre, o un anno: per una vacanza, o per studio o lavoro, o perché una moglie o un marito sono nati lì. Questa temporanea estraneità al luogo in cui ci troviamo, questo "passare per" un paese o una città che lasceremo presto, e che presto dimenticheremo, è uno dei tratti peculiari dell'esperienza moderna. Ecco perché la descrizione di questo genere di esperienza è interessante: perché questo spaesamento prima o poi riguarda tutti. "Il paese più stupido del mondo" è un saggio sul Giappone nel quale non si dice niente di profondo o di originale sul Giappone. Non è un saggio su un luogo ma sull'esperienza di un luogo. Il fatto che il luogo non sia Londra o New York o Sharm-el-Sheikh ma il Giappone (che naturalmente non è il paese più stupido del mondo) rende tutto più difficile, interessante e, inevitabilmente, superficiale. Ma la superficie conta.
ant lomell@libero.it (27-01-2011) Libro scorrevole e simpatico.
Prospettive e angolature opposte al nostro modo di pensare e di affrontare le giornate, tutto questo "nadir" al nostro pseudo zenith è il Giappone.
E il paese più stupido non è necessariamente il Giappone,anzi non lo è x niente...siamo noi(a detta dell'autore ) a doverci guardare dentro (e fuori) e cercare di darci una sferzata comportamentale.
Belle e simpatiche le digressioni riguardanti usi e costumi nipponici e le notevolisime differenze tra noi e loro,
una su tutte: la cortesia.
Giunta pone giustamente l'accento sulla squisitezza del modo di fare dei nipponici
gentili sempre , non a comando(come spesso nostri connazionali)
imbarazzati e timidi continuamente
e per questo considerati come una nazione di perenni dodicenni.
I pro e i contro naturalmente vengono fuori,
l'autore ipotizza che il Giappone non sia altro che l'Italia capovolta, infatti noi descritti come: spontanei, immediati confusionari, arruffoni, inosservanti delle regole etc
I nipponici: artificiosi, ordinati, rigorosi, rispettosi delle regole,poco portati ai rapporti umani etc.
La civiltà ha un costo terribile ,ma anche l'inciviltà ha un costo terribile, e basta avere gli occhi per vederlo. Bisogna trovare soluzioni di compromesso,e l'autore indica come zona franca, una sorta di "in mezzo c'è la virtù" il triangolo Parigi-Berlino-Stoccolma.
Altri spunti interessanti riguardano sicuramente l'organizzazione delle città(il come i giapponesi affrontano il problema rifiuti è lontano anni luce da come immaginiamo noi, e l'autore fa l'esempio di come è conciata un'uscita di metropolitana qualsiasi di pomeriggio/sera italiana rispetto a una giapponese)
E poi parallelismi(sopratutto contraddizioni) su abitudini diverse tra Italia e Giappone a riguardo di cucina, letteratura, sport etc.
Lettura godibile Voto: 3 / 5 |  |  |  |
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