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Cavarero Adriana; Scola Angelo - I comandamenti. Non uccidere | Un comandamento contraddetto da millenni di storia poiché oggi come un tempo regna la convinzione che in determinate circostanze uccidere sia giusto e necessario. L'omicidio è una costante antropologica dello spirito umano, un marchio sanguinario della specie: Caino inaugura biblicamente la storia assassinando Abele. Ma cosa Caino uccide in Abele? L'individuo-persona, la discendenza secondo la concezione ebraica, la sacralità della vita secondo il cristianesimo, la "nuda vita" dello sterminio, quella considerata mero funzionamento biologico nelle attuali discussioni sul fine-vita? In queste domande sono i nodi di un comandamento su cui si scontrano oggi ragioni biopolitiche, teologiche e scientifiche. È possibile restituire uno statuto assoluto alla proibizione dell'omicidio?
alida airaghi (20-06-2011) La filosofa Adriana Cavarero e il Cardinale Angelo Scola si confrontano in questo volume dedicato al commento del quinto comandamento,ovviamente ciascuno secondo il suo punto di vista:irriducibilmente laico la prima,fondato su millenni di tradizione religiosa il secondo.Entrambi citando con ammirazione Lévinas,la sua critica radicale alla violenza e la sua utopica fede nella possibilità di una pace originaria,basata sul rispetto verso l'unicità del volto dell'altro.L'intervento di Mons.Scola è un dottissimo excursus storico-ideologico a partire dal concetto biblico di alleanza tra l'uomo e Dio,che comporta la decisione del credente "di stare nel patto e di vivere al cospetto della Presenza",ubbidendo non solo alla lettera veterotestamentaria,ma anche aderendo alla regola morale indicata da Gesù.Naturalmente i riferimenti sono Agostino e San Tommaso-che pure ammettevano la legittima difesa e la guerra giusta-,ma anche Ricoeur e Jonas:e dall'affermazione decisa dell'inviolabilità di ogni identità umana("questa gloria dell'essere,che è l'uomo")arriva a considerare le scottanti domande della contemporaneità riguardo all'aborto e all'eutanasia. Con altrettanta veemenza e radicalità di opinioni gli risponde Adriana Cavarero,avvalendosi delle tesi di pensatori come Foucault e Arendt, Burkert e Girard,ma soprattutto proponendo una riflessione che partendo dall'ebraismo e dai greci ripercorra il significato dei termini vita-morte,della loro naturalità e irrimediabilità, con puntualizzazioni critiche sugli argomenti imprescindibili dell'autodeterminazione,della qualità dell'esistenza,dell'eliminazione degli embrioni congelati. Dedicando infine pagine coinvolgenti all'istinto predatorio dell'uomo,alla sua distruttività (Klein, Freud, Lorenz),e aprendo uno spiraglio sulla "femminilizzazione" dell'umanità,in cui possa prevalere una cultura della nascita su quella della morte,scalzando l'io dal suo sogno narcisistico a vantaggio della
funzione etica e ontologica del "tu". Voto: 5 / 5 |  |  |  |
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