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Tisma Aleksandar - L' uso dell'uomo |
| La recensione de L'Indice |
 TISMA, ALEKSANDAR, Scuola di empietà, e/o, 1988
TISMA, ALEKSANDAR, L'uso dell'uomo, Jaca Book, 1988
recensione di Cavaglià, G., L'Indice 1989, n. 1
"La vita è in definitiva sempre una sconfitta, a meno che non sia, dal principio alla fine, un'illusione" In questo motto di sapore cechoviano Tisma ha condensato - ci informa il curatore nella prefazione al romanzo "L'uso dell'uomo" - la sua visione del mondo è la sua poetica. Tra illusioni e sconfitte brancolano infatti tutti i suoi personaggi, nelle cui vicende si rispecchiano alcuni momenti centrali della storia jugoslava contemporanea. Lo sfondo è sempre quello della città di Novi Sad, capoluogo della Voivodina, terra natale dell'autore, abitata da serbi, magiari e tedeschi e che fino alla caduta dell'impero asburgico fece parte delle regioni meridionali della monarchia ungherese. Nel romanzo si intrecciano per alcuni decenni - dagli anni Trenta al dopoguerra - i destini paralleli dei Kroner, agiati ebrei di cultura tedesca, e dei serbi Bozìc e Lazubìc. Le loro storie trovano un punto di convergenza nella figura di Fraulein Drentwenschek, insegnante di tedesco nella piccola città: dai suoi ingenui appunti di diario prende infatti le mosse la cupa vicenda che travolge le esistenze dei protagonisti. L'intento di Tisma non è però di raccontare come la guerra e il nazismo abbiano distrutto la quieta vita della provincia multinazionale: non c'è spazio per nostalgie di sorta all'interno del suo tragico pessimismo: i personaggi sono sin dall'inizio preda di una insopprimibile vocazione alla sconfitta, alla degradazione e all'accecamento morale. La guerra, l'occupazione tedesco-ungherese nel 1941, svolgono un equilibrio che era già fragilissimo e precario. Gran parte della bellezza e dell'originalità del libro derivano dalla peculiare struttura della narrazione: Tisma non si attiene infatti alla cronologia "esterna", quella degli eventi storici, ma segue piuttosto un procedimento musicale, nel senso che già nell'adagio dei primi capitoli insinua l'eco del fortissimo della parte centrale (quella in cui Vera Kroner ricorda l'esperienza del Lager) in una tessitura compatta e in tensione costante.
Il Leitmotiv del romanzo è dunque il tema della sconfitta come nucleo di verità che fa apparire ridicoli, grotteschi e deformi i vincitori. Su di esso sono scandite anche le quattro novelle pubblicate da e/o, i cui protagonisti, a cominciare dallo Schneck del racconto omonimo, fino al Cakovìc dell' "Appartamento", sono tutti, in vario modo, "inadeguati" alle esigenze della vita; l'austera compassione dell'autore riesce però a trasformarli in indimenticabili figurazioni simboliche del destino umano.
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