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Dostoevskij Fëdor - Memorie di una casa morta | Nel 1849 Dostoevskij, che faceva parte di un circolo di giovani intellettuali di tendenze socialiste, fu arrestato dalla polizia zarista e, dopo otto mesi di reclusione, venne condannato a morte. Successivamente questa pena fu commutata in quattro anni di lavori forzati in Siberia, a Omsk, dove il suo fisico fu segnato per sempre. Questo libro è la cronaca fedele di quel periodo di deportazione, dei luoghi conosciuti e dei personaggi incontrati.
Media Voto: 3.66 / 5Paolo (24-08-2009) Seppur non al livello dei classici più conosciuti dell’autore, è una lettura interessante che ricrea l’atmosfera delle case di reclusione di quegli anni in Russia, le pene corporali, i “privilegi” dei nobili, ecc.
Sicuramente da non perdere.
Voto: 4 / 5 |  |  |  |
Brandano brandano@justice.it (12-05-2004) Questo libro di memorie del periodo passato dallo scrittore come detenuto l'ho trovato molto intimo ...volto a rendere un'idea dell'uomo anziche' dello scrittore. Il tutto nella cornice della vita di prigioniero con le sue meschinita' , suoi problemi , le sue gioie quotidiane.
Di facilissima lettura mi sento di proporlo alla vostra attenzione. Voto: 3 / 5 |  |  |  |
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