IBS
Carrello Lista desideri Login Registrati Aiuto e FAQ Buoni regalo Spedizioni
Ricerca Ricerca avanzata 
Libri
Leggo
Reparti libri
Architettura e urbanistica
Arte e fotografia
Astrologia ed esoterismo
Biblioteconomia
Biografie
Casa, hobby e tempo libero
Cinema, tv e spettacolo
Classici greci e latini
Cucina, cibi e bevande
Diritto
Economia e management
Educazione e formazione
Enciclopedie e opere di consultazione
Fantascienza
Fantasy
Filosofia
Fumetti & graphic novels
Geografia, ecologia e ambiente
Gialli, horror, noir
Guide turistiche e viaggi
Informatica
Ingegneria e tecnologia
Letteratura: storia e critica
Libri per ragazzi
Linguistica, lingue straniere e dizionari
Medicina
Musica
Narrativa italiana
Narrativa straniera
Poesia e teatro
Psicologia
Religione e spiritualità
Salute, famiglia e benessere personale
Scienze
Società, politica e comunicazione
Sport
Storia e archeologia
Servizio novità IBS
Jenny
Se vuoi saperne di più sulle nuove pubblicazioni nelle seguenti aree, seleziona l'opzione che ti interessa.
Nuovi libri scritti da Canfora Luciano
Nuovi titoli pubblicati da BUR Biblioteca Univ. Rizzoli

Inserisci il tuo indirizzo e-mail

Newsletter
Vuoi conoscere le
nostre offerte? Iscriviti alle newsletter di IBS
Libri Books
Dischi MP3
DVD Blu ray
Games eBooks
Tutte
Informativa sulla privacy
Storia e archeologia  Storia  Dalla preistoria al presente  Storia antica: fino al 500 d.C. 

Canfora Luciano - Noi e gli antichi. Perchè lo studio dei Greci e dei Romani...

Noi e gli antichi. Perchè lo studio dei Greci e dei Romani giova all'intelligenza dei moderni TitoloNoi e gli antichi. Perchè lo studio dei Greci e dei Romani giova all'intelligenza dei moderni
AutoreCanfora Luciano
Prezzo € 7,90
Prezzi in altre valute
Dati2004, 148 p., brossura
EditoreBUR Biblioteca Univ. Rizzoli  (collana Saggi)

Attualmente non disponibile su IBS
Inserisci il tuo indirizzo e-mail e ti avviseremo quando il libro tornerà disponibile (Informativa sulla privacy)

Una recensione|Invia recensione|
Condividi  Email Facebook Twitter altri
Descrizione
Il vincolo che collega la nostra cultura alla lingua, alla storia, al pensiero dei greci e dei romani non va ricercato in una presunta "identità" tra gli antichi e noi. Al contrario, è opportuno, e più produttivo, sforzarsi di capire le differenze; e proprio la riflessione su questa distanza ci consentirà di conoscere il senso che il passato e la sua eredità hanno per noi. È questa la via seguita da Luciano Canfora nei saggi scritti per questo volume, incentrati su alcuni temi cruciali: il metodo degli storici antichi, il rapporto tra storiografia e verità, la visione della storia come mescolanza, come fiume "grande e lutulento" che assimila e trascina le più diverse tradizioni culturali.

La recensione de L'Indice
Recensione de L'indice

In un momento in cui la cultura classica men che godere degli antichi privilegi si vede relegata nei progetti di riforma dei nostri illuminati governanti a materia opzionale o limitata a una ristretta cerchia di improbabili entusiasti del latino e del greco, il libro di Canfora propone solidi argomenti per riflettere sulla centralità degli studi classici nella formazione della cultura moderna, onde non accada a questa o alla prossima generazione ciò che prevedeva Paul Valéry, di produrre cioè "uomini che non saranno più legati al passato da nessuna abitudine mentale", ai quali "la storia non offrirà (...) che racconti strani, quasi incomprensibili: perché niente, nel loro tempo, avrà avuto un qualche esempio nel passato". Il discorso di Canfora non è l'ennesima variante dell'affermazione classicistica - e un po' ovvia - che il presente ha un cuore antico, e neppure la riproposizione dell'assioma crociano "ogni vera storia è storia contemporanea", ma deduce la legittimità della visione di un passato sempre presente (Canfora la chiama con audace neologismo "presentezza" del passato) dalle regole del lavoro dello storico, il quale, nel costruire il tessuto narrativo per dare un senso ai fatti, tenderà sempre a rivelare una verità che naturaliter è condizionata sia dalle sue categorie interpretative sia dalla scelta e dalla disponibilità delle fonti.

La "verità storica", quindi, non è uno status permanente della conoscenza, ma si rinnova a ogni generazione, senza che questa mutabilità dell'oggetto storico debba trasformarsi in un atteggiamento scettico nei confronti del mestiere dello storico, anche se periodicamente non sono mancate accuse di questo genere, a cominciare da Seneca per continuare con Nietzsche e arrivare a H??? White. La conoscenza del passato - e in particolare del passato antico, greco-romano - acquista senso se si propone come conoscenza per differentiam, che si deve intendere in due modi: distacco tra noi e l'antico, che significa in definitiva "riuso" dei concetti e paradigmi classici in un senso adattato a nuove circostanze storiche, e rifiuto dell'omologazione della cultura antica in paradigmi statici. Accanto al recupero della "ciclicità" degli eventi storici suggerita dagli autori antichi, Machiavelli rivaluta anche l'idea della Fortuna che "mette in crisi l'idea della prevedibilità dei comportamenti"; se la sofistica ha elaborato un concetto universale e immutabile di "natura umana" di fronte alla convenzionalità della legge, la contemporanea medicina greca ha osservato empiricamente la variabilità secondo i luoghi e le culture di questa stessa natura, trasformandola in un concetto relativo; Hobbes, che sotto la categoria di "monarchia" sussume senza distinguerle monarchia e tirannide, è un altro esempio di come la cultura moderna si sia liberata dal "vincolo degli archetipi", pur servendosi delle stesse fonti antiche (Tucidide). D'altra parte va riconosciuto che la "cultura moderna" con l'umanesimo si è affrancata dal medioevo, privilegiando la cultura classica come paradigma e costruendo sul suo recupero un modello di indagine filologica che è servito poi come fondamento a qualsiasi narrazione del passato. Un racconto che ha trovato le sue soluzioni narrative passando dalla parola d'autorità del re che racconta le sue gesta (Dario, Augusto) al soggetto individuale e privato che pensa i fatti storici e li ordina secondo un criterio e una logica che ricercano nella serie infinita dei fatti un principio ordinatore (lo scontro tra greci e barbari, la guerra del Peloponneso) capace di rendere il discorso storico razionale e nello stesso tempo organico.

La questione centrale del mestiere dello storico - quella della verità - non si risolve con il ripiegamento sulla biografia, cioè sulla storia del singolo (e a questo proposito Canfora si richiama alla lezione di Lewis Namier) che apparentemente ha una maggiore probabilità di oggettività, ma con il riconoscimento che è inevitabile - e salutare - che "la ricerca storica si frantum(i) in una infinita serie di ricostruzioni di fonti (documentarie e storiografiche)". La constatazione di Don Chisciotte che la scrittura storica è "madre di verità" nasconde una verità indiscutibile, che tocca il problema dell'uso delle fonti nel lavoro dello storico da cui scaturisce la variabilità della narrazione dei fatti. Il privilegio riconosciuto all'"occhio" - cioè all'autopsia diretta - è superato dall'accumularsi di fonti e di informazioni che se da una parte condizionano l'opera storiografica, in quanto sono sottoposte a vincoli esterni allo storico stesso (potere di accesso gestito dall'alto), dall'altra permettono la possibilità di varianti interpretative pressoché infinite. Canfora ricorda a questo proposito una sagace pagina di Gerolamo Vitelli in cui il grande filologo dimostrava che la "concatenazione" dei fatti nel discorso storico non è in nulla diversa dal lavoro congetturale del filologo, anche se la prima gode di una maggiore libertà in quanto non è vincolata alle regole del testo.

Ma la "scoperta dell'antico" può rivelarsi anche un'avventura intellettuale in cui si può toccare con mano la continua mutabilità delle interpretazioni e insieme la sua sorprendente "attualità", come Canfora dimostra attraverso alcune tematiche storiche particolarmente significative: la conservazione delle dottrine epicuree, censurate sia dai pagani sia dai cristiani, tramite l'opera di Diogene Laerzio, un greco alessandrino del II secolo d.C., che rivela, come già osservava in una nota della sua edizione Gilles Ménage (1664), la frequentazione della lingua dei cristiani della sua epoca; il problema della schiavitù antica nella storiografia marxista a partire dal Manifesto, con l'inquietante postilla finale sulle nuove forme di schiavitù "strutturalmente necessarie" al sistema capitalistico dell'Europa dopo il crollo del "socialismo reale"; la questione dell'alfabetizzazione nel mondo antico, un tema piuttosto sfuggente per tutta l'età antica, la cui conclusione è davvero sorprendente: la diffusione se non altro della capacità di lettura anche nei ceti più bassi è legata a un "libro dei poveri", il Nuovo Testamento, che accelerò anche una rivoluzione nella tecnica libraria con l'introduzione del codex, cioè del libro; la storia della scoperta degli ebrei da parte dei greci e viceversa, che ripercorsa attraverso l'opera di Elias Bickermann si rivela come una "storia della mescolanza", da cui si deduce che l'osmosi culturale tra Oriente e Occidente è una vicenda ben più antica dell'avventura di Alessandro Magno; infine, il ruolo della retorica come discorso argomentato in funzione della democrazia e la pervasività del mito e della narrazione mitica come fatto fondamentale della cultura religiosa antica, connotata da tolleranza e spirito sincretistico, capace di innestarsi anche sul ceppo della nuova religiosità cristiana.

In sintonia con questa visione storicizzata e nello stesso tempo "attualistica" (nel senso della continuità ininterrotta delle interpretazioni, non nella prospettiva falsificante delle "attualizzazioni") della cultura classica, Canfora propone alcune riflessioni sull'insegnamento nelle scuole. La difesa della traduzione dalle lingue classiche e la comprensione/trasmissione storicizzata di quel patrimonio culturale faranno sicuramente digrignare i denti agli attuali sostenitori della nuova enciclopedia pratica del sapere centrata sulle "tre I" (Impresa, Internet e/o Informatica, Inglese). Partendo dalla constatazione che la trasmissione a tutti di un insegnamento degradato non è la realizzazione di un'"istanza egualitaria", ma una vera e propria frode nei confronti degli utenti, nonché ragione di scontento e avvilimento da parte della classe insegnante, l'autore, richiamandosi anche a pagine famose di Gramsci in difesa dell'insegnamento delle lingue classiche e della cultura che in esse si esprime, sostiene la necessità di un contatto critico già nell'insegnamento inferiore con le due civiltà classiche, contatto impostato sulla nozione di "discontinuità conoscitiva" - vale a dire non su una rappresentazione "organica" delle opere letterarie, ma su un discorso che metta in risalto gli snodi della tradizione e le loro ragioni - e sulla "storicizzazione" della comprensione e della lettura: la traduzione, oltre che essere un severo tirocinio linguistico e logico, deve servire a contestualizzare il testo nella cultura della sua epoca, nella coscienza che non esiste mai un'interpretazione vera e definitiva. Quindi l'insegnamento delle lingue classiche, ben lontano dall'essere un esercizio "inutile" dal punto di vista pratico, può diventare la base di quella consapevolezza storica della nostra tradizione culturale che dovrebbe essere il punto di partenza di una scuola formativa realmente democratica, in cui si insegni che "ogni 'cittadino' può diventare 'governante'", in quanto la società - cioè la scuola - "lo pone, sia pure 'astrattamente', nelle condizioni generali di poterlo diventare", come diceva Gramsci.

Il che porta a riflettere sulle reali intenzioni democratiche di progetti di riforma che tendono a separare una scuola di élite - preferibilmente privata - dalle scuole professionali, moltiplicate per "venire incontro" ai bisogni del popolo: il confronto istituito da Canfora tra la preferenza gramsciana per un insegnamento "oligarchico" come quello classico quale base formativa del futuro cittadino, e le proposte del liberal-conservatore Aléxis de Tocqueville, che suggeriva strette limitazioni alle scuole classiche, destinate a "coloro che, per naturale tendenza o per fortuna, sono portati a coltivare le lettere o predisposti a gustarle", mentre "nelle società democratiche l'interesse degli individui, così come la sicurezza dello stato, esigono che l'educazione della maggioranza sia scientifica, commerciale e industriale, piuttosto che letteraria" , invita a dubitare su quale sia la democrazia che i nostri riformatori intendono favorire con la separazione netta tra una scuola "professionale" destinata a impieghi pratici - e a soggetti sociali inevitabilmente subalterni - e una scuola di élite (affidata preferibilmente all'iniziativa privata) formativa della classe dirigente.

I vostri commenti
Maurizio (16-01-2012)
Ha ormai 10 anni (e' uscito nel 2002) il bel volumetto di Canfora, grande storico, filologo e commentatore e studioso della politica, sempre vista portando sulle spalle lo zaino della storia. La lucidita' icastica dell'Autore si sporge verso il lettore, per porgergli i fatti, le teorie, i personaggi. Lo aiuta e lo invita a riflettere per capire. Il senso del volume e' quello di capire le differenze tra gli antichi e noi. Perche' il nodo e' proprio quello di scoprire le differenze con il pensiero del passato: il pensiero comune degli intellettuali dell'antichita'. Caro argomento quello dell'intellettuale per Canfora, che ha scritto piu' di un testo su questa materia. Bella l'appendice che riproduce, nell'originale latino e nella traduzione, un brevissimo scritto giovanile di Karl Marx su Augusto e la sua epoca. Da leggere come tutti i libri di Canfora.
Voto: 5 / 5

I più venduti di Canfora Luciano
1.Giulio Cesare.Giulio Cesare.
(Economica Laterza)
Laterza
€ 10,20
2.La  storia falsaLa storia falsa
(Saggi italiani)
Rizzoli
€ 8,50
3.Noi e gli antichi.Noi e gli antichi.
(Saggi)
BUR Biblioteca Univ. Rizzoli
€ 7,90
4.Critica della retorica deCritica della retorica democratica
(Economica Laterza)
Laterza
€ 6,80
5.La  natura del potereLa natura del potere
(Anticorpi)
Laterza
€ 11,90
 Tutti i libri di Canfora Luciano
Chi sceglie questo libro legge anche
Arduini M. Lodovica
Bettini Maurizio
Dell'Aquila Michele
Finley Moses I.
Losurdo Domenico
Pasquali Giorgio
Peirone Luigi
Strauss Barry
Veyne Paul
Vidal-Naquet Pierre
Ricerca Ricerca avanzata
Vai a inizio pagina
Libri
Libri in italiano
Libri in inglese
Libri al 50%
Libri scolastici
eBooks
Film e video
DVD
Blu-ray
Musica
CD musicali
MP3
DVD musicali
Blu ray musicali
Games
Personal computer
Nintendo Wii
PlayStation 3
PlayStation 2
Xbox 360
Sony PSP
Nintendo DS
Nintendo 3DS
Download
eBooks
MP3
Il mio IBS
I miei dati
I miei ordini
Le mie preferenze
IBS Premium
Lista dei desideri
IBS consiglia

 

Informazioni utili:
Spese e tempi di spedizione
Invio regali
Buoni acquisto (Happy Card)
FAQ
Condizioni generali di vendita
Informativa sulla privacy
PuntiNectar

Pagamenti:
Carte di credito
Carta di credito accettate
PayPal
Paypal
Contrassegno

Come contattarci:
Invio messaggi al servizio di Assistenza Clienti
Tutti i contatti
Lavora con noi

• Seguici su  Facebook

Servizi per i clienti:
Password dimenticata
Controllo e modifica dei propri dati
Verifica degli ordini effettuati

Opportunità per aziende e enti:
Servizi per le biblioteche
Programma di affiliazione (Partnership Programme)

Concessionaria di pubblicità:


Con la collaborazione di Argento vivo per il settore editoria libraria

Dati audience certificati Audiweb

Ufficio stampa: Daniela Ravanetti


Altri siti del network IBS:
Libraccio.it
MYmovies.it
Wuz.it


Internet Bookshop Italia S.r.l.
Sede Legale Via Giuseppe Verdi n.8 - 20090 Assago MI
Reg. Imprese di Milano 12252360156
CCIAA Milano 1542508
P.IVA 12252360156
Capitale sociale € 500.000 i.v.



Copyright © 1998-2012 Internet Bookshop Italia, tutti i diritti riservati

Licenza SIAE n. 229/I/05-359.

Internet Bookshop Italia è una società di Giunti & Messaggerie

 



Funzione di ricerca basata su FACT®Finder di OMIKRON