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Gao Xingjian - La Montagna dell'Anima |
L'opera più nota del premio Nobel per la letteratura 2000. È il racconto, in gran parte autobiografico, di un lungo viaggio nella Cina del sud-ovest, compiuto da uno scrittore perseguitato dal regime e al quale, per errore, è stato diagnosticato un cancro. Il viaggio è dunque l'occasione di un bilancio esistenziale e fonte inesauribile di nuove esperienze. E il libro diviene romanzo picaresco in cui si intrecciano avventure di feroci briganti e tristi storie di fanciulle suicide per amore, saggio enciclopedico sugli animali e le piante della foresta, sugli usi delle popolazioni tribali, sulla storia classica e contemporanea, riflessione politica sulla Cina comunista, ricerca filosofica, storia d'amore...
Media Voto: 4 / 5Giorgio (29-12-2005) Pensavo, prima di leggere questo libro, che solo Knut fosse stato in grado di far parlare la natura ed invece mi sbagliavo. Il carattere intimista di quest'opera la pone ai vertici della letteratura sul e dell'ambiente, dei sentimenti nascosti, delle parole non dette, dove basta la descrizione del mondo circostante ad aprirci varchi si inusitata poesia. Voto: 5 / 5 |
Alessandro da Firenze (26-10-2005) Consiglio questo libro anche a chi, come me, non ha la passione per l'Oriente e la Cina. L'autore con spaccati di storie e di vita vissuta ci fa entrare d'incanto e magicamente in un mondo che calamita e che respinge. Il libro con la sua struttura semplice e complesso si presta anche a una lettura profonda e non continua essendo le varie storie non strettamente legate fra loro. Voto: 4 / 5 |
Marina marinaparis@yahoo.it (01-09-2004) Sono un po' delusa dalla "politica" traduttiva usata. Come è possibile che un cinese, in un paesino remoto della Cina, sorseggi grappa? Perché non hanno messo un glossario con le spiegazioni dei termini cinesi o di quelli legati alla cultura cinese? Troppo poco "straniero" per i miei gusti. Voto: 2 / 5 |
Bruno - da Parigi (10-07-2004) Cristiano ha descritto molto bene questo eccellente libro. Un viaggio alla ricerca della propria identità. Ed ho seguito il suo consiglio sulla lettura preventiva dei due capitoli. Voto: 5 / 5 |
Cristiano xianost@virgilio.it (12-03-2004) Un libro bellissimo quanto complesso, un “romanzo” orientale, forse al di fuori degli schemi lineari occidentali di inizio-svolgimento-fine. A dir la verità, anche la definizione di romanzo va un po’ stretta; è un insieme di storie, a volte slegate tra loro, a volte no, a volte portate a termine, a volte no, a volte vere, altre inventate. Inutile quindi scervellarsi a trovare una trama od un filo conduttore. Semplicemente non c’è. Spesso il libro parla per immagini, frammenti di pensieri e visioni dell’autore (filosofo e pittore), che sovente formano frasi lunghissime e trascinanti, all’interno delle quali, dopo un iniziale resistenza per arrivare al loro termine, ci si smarrisce e ci si lascia trascinare, come nelle rapide di un fiume.
Se posso dare un consiglio al fine di poterselo gustare e capire meglio, suggerirei di leggere per primi i capitoli 52 (molto filosofico, ma che aiuta a comprendere l’alternanza dei soggetti “tu” ed “io” nella narrazione) ed il capitolo 72.
La frase che mi ha colpito e ricorderò: “il legno utile muore giovane a colpi d’ascia, il legno inutile invecchia indisturbato”
Voto: 4 / 5 |
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