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Corti Eugenio - I più non ritornano. Diario di ventotto giorni in una sacca... |
Un libro terribile e avvincente, una storia vera che commuove e fa pensare, al pari di "Se questo è un uomo" di Primo Levi e di poche altre grandi opere su alcuni tremendi fatti del Novecento. Scritto nel 1947, è uno dei diari della ritirata di Russia più forti e sconvolgenti: racconta gli avvenimenti vissuti dall'autore e dai soldati italiani nei ventotto giorni che vanno dal pomeriggio del 19 dicembre 1942 alla sera del 17 gennaio 1943, con lo sfondamento del fronte italiano ad opera delle divisioni russe e la conseguente distruzione del XXXV Corpo d'Armata.
Media Voto: 4.33 / 5Gianfranco Stivaletti Gianfrancoski@yahoo.it (07-10-2008) Un libro di guerra che non si limita , come tanti altri , ad un' arida descrizione di operazioni militari , ma si contraddistingue per l' " umanizzazione " di ogni sua pagina , dove vi trovi la partecipazione sincera dell' Autore , tenente di Artiglieria , al dramma dei suoi soldati e degli altri ufficiali pari grado . Ho ammirato la Fede dell' Autore che lo ha sostenuto nell' adempimento dei suoi doveri e nelle indicibili sofferenze incontrate nella vasta pianura ucraina in quell' inverno 1942-43. Pur raccontando delle atrocità commesse dai Tedeschi e dai Russi sui soldati caduti nelle loro mani , nel libro non c'é un solo rigo di odio o di semplice rancore : vi si legge piuttosto un ammonimento per le generazioni future a guardarsi dai sistemi ideologici che pretendono di costruire un futuro senza Dio .
Gianfranco Stivaletti . Voto: 5 / 5 |
Alessandro Garau alessandro.garau@tele2.it (05-11-2006) E' scritto come un diario, in prima persona; questo permette di comunicare direttamente al lettore tutta l'ansia per le vicissitudini narrate. L'autore riesce sicuramente a trasmettere tutte le difficoltà vissute, ma - a mio parere - manca la visione d'insieme. Come lettore non sono riuscito a capire l'evoluzione della situazione nel suo complesso, a causa anche della similitudine tra i giorni critici vissuti dall'Autore in prima persona e tanti suoi compagni di cui si è purtroppo persa ogni traccia. L'analisi dei rapporti umani è solo sfiorata, si insiste ossessivamente sulle difficoltà della sopravvivenza personale che porta spesso a ricordi frammentari incapaci di dare una chiara rappresentazione dei luoghi e delle azioni svolte.
Mi attendevo qualcosa di più, anche se è una testimonianza che non si può non conoscere. Voto: 3 / 5 |
Federico Frezzolini frezzolini@libero.it (26-06-2006) Dispiace constatare come un autore del calibro di Eugenio Corti sia quasi sconosciuto. Amatissimo dai suoi pochi lettori (meritatamente amato), Corti è stato vittima sia di un certo ostracismo editoriale, sia di una interessata indifferenza da parte del mondo intellettuale italiano. Questo libro è un diario terribile ed illuminante, una descrizione di una lucidità dolorosa di quell'evento storico che fu il ritiro dell'esercito italiano (ARMIR) dal fronte russo. Corti non fa sconti a nessuno, descrive quello ha vissuto in prima persona, dalle nefandezze dei nazisti e dei bolscevichi al comportamento dei soldati italiani: nobili fino al sacrificio della vita, distrutti dalla fame, dal gelo e dalla paura, ridotti spesso al delirio, al tradimento, alla bestialità.
L'umanità che narra Corti è amplissima, un ritratto a tutto tondo di quel che può essere e quindi fare un uomo nella condizione innaturale della guerra. Pare proprio che da queste condizioni estreme si riveli la parte più intima di ognuno; per questo accanto all'altruismo di alcuni si contrappone la meschinità degli altri. Ma l'autore non esprime condanne: semplicemnte narra con quella qualità, sempre più rara, dell'onestà.
Voto: 5 / 5 |
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