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Morucci Valerio - La peggio gioventù. Una vita nella lotta armata |
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Titolo | La peggio gioventù. Una vita nella lotta armata |
| Autore | Morucci Valerio | Prezzo Remainder - 55%
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€ 7,65
(Prezzo di copertina € 17,00 Risparmio € 9,35)
Prezzi in altre valute |  | | Dati | 2004, 355 p., rilegato |
| Editore | Rizzoli
(collana Saggi italiani) |
Normalmente disponibile per la spedizione entro 5 giorni lavorativi | | 
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| Il 16 marzo 1978 Valerio Morucci prese parte all'agguato di via Fani, a Roma, in cui fu rapito Aldo Moro e rimasero uccisi i cinque agenti della scorta. Negli ultimi giorni del sequestro tentò invano di opporsi, insieme ad Adriana Faranda, all'esecuzione del presidente della Dc. Arrestato nel 1979, fu condannato prima all'ergastolo e poi a trent'anni, firmò il documento in cui si dissociava dalla lotta armata e, nel 1990, ottenne la semilibertà. In questo libro Morucci racconta la sua storia: le origini e le contraddizioni del terrorismo di sinistra, dal mito della Resistenza tradita alla ribellione del 1968, dalla nascita del partito armato alla catastrofe di una generazione in cui la violenza ha vinto ideali e principi.
| La recensione de L'Indice |

Morucci divenne noto al tempo del sequestro Moro come il "postino delle br". Uscì tuttavia dall'organizzazione all'inizio del 1979 e fu uno dei primi dissociati all'inizio degli anni ottanta. In questa sorta di dialogo con il lettore e con se stesso, che prende l'avvio dagli anni della formazione culturale del protagonista, trascorsi fra Dylan, Van Morrison e De André, per passare in seguito al suo ingresso nella lotta politica, anche mediante i contatti con "Osvaldo" (Giangiacomo Feltrinelli), sembra di poter rilevare una preoccupazione centrale: la rivendicazione d'una dignità politica alle Brigate rosse, che Morucci ritiene un manipolo di "guerriglieri" comunisti rappresentativi d'un vasto malessere sociale, e non una banda di criminali politici arroccata su posizioni ultraminoritarie. Colpevoli, sì, di aver strumentalizzato gli operai solo per asserragliarsi in uno sterile partito rivoluzionario, poi vittima degli "ingranaggi trituranti della storia", le br ebbero, secondo Morucci, l'ardire di affrontar le cose "a muso duro". Ed è, in effetti, quella stessa cultura dell'astrazione e dell'odio che le impregnò a dominare queste pagine, dove agli stralci lirici si alternano non solo le volgarità gratuite, ma anche gli attacchi personali, condotti senza mezzi termini, quando non con malcelato cinismo. Da un lato, al microcosmo allucinato dell'estremismo armato, con i suoi mille distinguo, sembrano far da contraltare "i politici", o addirittura "la politica". Secondo Morucci, essa "giustifica sempre l'omicidio". Dall'altro, tolti gli elogi a Craxi (per il negoziato su Moro e la fermezza successivamente dimostrata verso gli americani in occasione di Sigonella), a Cossiga, e soprattutto a Paolo Mieli, fautori, questi ultimi, dell'amnistia per i terroristi, la condanna è generale. I gruppi marxisti-leninisti? Dei "deficienti". Franceschini? Il suo è un fare "da sbirro". La città di Napoli? Come ha rovinato Maradona, con il sequestro Cirillo rovinò definitivamente le br. Moro? Un politicante, fino all'ultimo. Lama? Fece bene l'Autonomia a riservargli certi trattamenti. Un larvato gigantismo megalomane ricopre poi certe pagine di ridicolo. Si compara il rapporto Franceschini-Moretti a quello fra Stalin e Trockij. Si richiamano Lenin, Begin, Arafat e, in genere, tutti i principali protagonisti delle grandi lotte di massa del Novecento. Per giustificare la tragica bellicizzazione dello scontro politico promossa dalle br, Morucci distorce inoltre la sentenza di Clausewitz sulla guerra come prosecuzione della politica con altri mezzi, affermando che quest'ultima, tutto sommato, è come la guerra. Ecco anche perché viene talora a galla la convinzione di aver coraggiosamente infranto, pagando in prima persona, il velo d'ipocrisia di un'intera epoca. Dopotutto, le br, afferma l'autore, non furono "granché terroriste" e, se uccisero, lo fecero in quanto gruppo politico votato ai più alti obiettivi. Allo stesso modo in cui i partigiani, con uno "sconsiderato omicidio", assassinarono il filosofo Gentile, in una "lotta eroica e impari", noi, scrive l'ex br, "uccidevamo per imporre un modello futuro di rispetto della vita": "volevamo portare la vita e abbiamo portato la morte". Tutto quel che è accaduto sarebbe dunque una semplice ironia della sorte. É vano aggiungere altro. |
10 recensioni presenti. Media Voto: 3.7 / 5Fabio Marchioni (01-10-2011) fra i libri scritti da ex brigatisti mi sembra uno dei più riusciti perchè non si limità a fornire una versione dei fatti, più o meno omissiva ma tenta, fra ricordi e testimonianze, di analizzare e approfondire i motivi e e le ragioni di fondo che hanno animato la nascita e la vita delle brigate rosse. Il punto di vista mi sembra interessante e non fa che confermare la necessità di discutere ancora di quegli anni, almeno in sede storica. Morucci è anche una buona penna anche se i capitoli-saggio sono più convincenti dei capitoli-romanzo. Voto: 4 / 5 |  |  |  |
alberto (11-11-2009) nonostante uno stile accattivante il libro di morucci non sormonta la differenza che c'è tra il dire e il fare. nel testo l'autore invoca una riflessione ed un'analisi sugli anni di piombo al fine di capire e, in sostanza, porre una pitra tombale su giorni terribili. certo capire, comprendere, riflettere, ma ciò è possibile solo dopo che si è fatta chiarezza su ciò che è accaduto.nella testimonianza resa da morucci alla Commissione stragi il medesimo ha inanellato una serie di non so, non ricordo, mah... si predica bene e si razzola male. Voto: 1 / 5 |  |  |  |
Amilcare Grieco (22-10-2007) E' forse l'unico libro veramente biografico di un EX Br che non cerca accondiscendenza, indulgenza o empatia sulla scelta "personale" di abbattere il SIM.
Facile e piacevole da leggere per chi vuole conoscere le Br non dai proclami ma raccontate nella vita quotidiana...ricordandoci che, anche se rivoluzionari, erano comunque ragazzi figli di un'epoca particolare.
Voto: 4 / 5 |  |  |  |
Andrea (13-03-2006) Non ho nessuna simpatia per Morucci, ma leggendo il libro non mi quadra quello che ha scritto l'Indice.
Quando di parla di quegli anni è come con la pornografia: bisogna sempre fare dei distinguo, per specificare che l'oggetto, MAMMA MIA!, ci fa schifo a priori. La recensione dell'INDICE sembra commissionata dal PCI di Berlinguer: della serie chi sta fuori dal partito è un infiltrato della destra. Nessuno che voglia affrontare quegli anni in maniera serie, vagliando anche le testimonianze. Un ultimo appunto: abbozziamola di leggere i libri con le categorie morali, o vagliando quelle che si suppone siano le qualità "etiche" dell'autore. Celine era un antisemita e ha scritto un capolavoro. Morucci mi fa anche schifo come persona, ma il libro è interessante perchè riporta quella che è (e forse era) la sua visione del mondo. della correttezza politica e ideologica non ce ne può fregar di meno.......
e meno male che si chiama L'INDICE.
Voto: 4 / 5 |  |  |  |
Marco (04-09-2005) Questo libro di Valerio Morucci è un ulteriore contributo al tentativo di comprendere il fenomeno della lotta armata in Italia. Le pagine di questo libro sono interrotte qua e la' da racconti che Morucci ha scritto tempo fa e che tendono a rendere più "romanzata" la sua epopea di brigatista.
Nelle pagine più lucide però, oltre al fascino ... magari morboso ... dei brani che parlano del sequestro Moro dal "di dentro" ( quante volte ho immaginato all'epoca che faccia potesse avere la voce che al telefono comunicava con la famiglia dello statista democristiano ) sono ben in vista giudizi e affrettate conclusioni che inaspriscono il tono disteso della comunicazione. E finchè l'astio, magari stemperato dal tempo, è rivolto verso i capi storici delle Br ... va bene. I capi erano tutti del nord e tutti d'un pezzo mentre Morucci, romano di San Saba, voleva anche godersi la vita. Morucci era più per il "movimento" mentre i capi del nord erano per l'operaio e per la fabbrica, anche perchè al nord le fabbriche e gli operai c'erano davvero.
Le parti che sembrano sopra le righe sono quelle dedicate al Partito Comunista e a Berlinguer in particolare. Parlare trenta anni dopo con un simile sprezzo delle formule politiche elaborate dal segretario del Pci di allora oltre che essere fondamentalmente inutile ( non è stato il compromesso storico a mettere le pistole in mano alle Br ) finisce per mettere in competizione le pasticciate analisi di Morucci ( e delle sue Br ) con quelle profetiche di Berlinguer ( e del suo Pci ) alla fine rendendo ancora più evidente la differenza tra la statura politica e umana dei due uomini in questione. Voto: 4 / 5 |  |  |  |
leonardo (04-05-2005) E' un libro utile, cerca di spiegare perchè. E' però anche un libro difficile, molto più complicato dei testi-intervista tipo quelli di Franceschini o Moretti che hanno cercato di spiegare il fenomeno delle Brigate Rosse e del terrorismo di sinistra. Ma del resto, cercare di spiegare il perchè di azioni del genere, se fatto con lucidità e sincerità, non può che essere difficilissimo. Una nota per Ardito : lo sai che anche se non lo scrivevi si capiva che eri di destra ? Voto: 4 / 5 |  |  |  |
stella stellafanelli@inwind.it (06-02-2005) Un libro decisamente non facile, ma anche decisamente da leggere. Quasi esente da ogni tentazione apologetica e sconvolgente nella lucidità della sua analisi:fa riflettere sulla potenza devastante delle idee e dei meccanismi mortali e autorferenziali che esse possono innescare.
Voto: 4 / 5 |  |  |  |
Massimiliano Filiberti massimiliano.filiberti@fastwebnet.it (05-02-2005) Chi vuole conoscere tutta la "verità giudiziaria" sul "caso Moro" non può prescindere dalla lettura di "Odissea nel caso Moro" di Vladimiro Satta.
Valerio Morucci, con "La peggio gioventù", offre, invece, un'analisi politica della vicenda che appare, nel suo complesso, coerente e obiettiva. Entrambi i testi demoliscono le teorie "dietrologiche" (alla Sergio Flamigni) che sin qui sono solo servite a produrre un'infinità d'inconsistenti interrogativi, scartando strumentalmente le verità evidenti.
Chi è interessato all'argomento dovrebbe anche leggere "Il caso Moro" di Richard Drake. Voto: 4 / 5 |  |  |  |
ARDITO (04-01-2005) DA UOMO DI DESTRA, PRONTO AD ACCOGLIERE IDEE DIVERSE (RISPETTO ALLA FAZIOSITA' DELLA SINISTRA),HO COMPERATO QUESTO LIBRO E MI APPRESTO A LEGGERLO, PERCHE' POSSA DISVELARE A PIENO TITOLO QUELLO CHE HA RAPPRESENTATO PER MOLTI GIOVANI L'ESPERIENZA DELLA LOTTA ARMATA, QUANDO ACCECATI DAGLI IDEOLOGISMI SI PROTESERO IN UN SALTO NEL VUOTO, A VOLTE SENZA RITORNO.A TINARIGIONE VOGLIO DIRE CHE NON SI DILUNGHI IN PROLISSE CHIOSATURE, CHE COMUNQUE FU TUTTA M...A!!! Voto: 3 / 5 |  |  |  |
tinarigione@libero.it (02-01-2005) Fin dalle prime pagine la narrazione scorre lenta e fluida allo stesso tempo.È per questo che dà tempo, poco, al lettore di rendersi conto di dove si trova.È il lettore che riflette.Le immagini prendono corpo liberamente attenuando e accompagnando il lettore per verità vissute in prima persona da chi ha permesso, inconsapevolmente allora, si scrivessero pagine di storia.Occhi attenti e vigili. L’autore si mette a nudo. Non si tratta di un reportage ma di un vero e proprio trattato storico, di una vita adolescenziale e giovanile trascorsa nel «fare», in compagnia dei propri ideali, in netta divergenza con la burocrazia intellettiva e intellettuale del suo periodo: prendere senza dare, fare senza ottenere.Nelle riflessioni dello scrittore, egli calamita il lettore ad amico di narrazione, non si celano momenti di dolore e di rimorso nei quali il lettore stesso si trova accompagnato per mano su viali di terso rimpianto, viali sui quali si possono raccogliere i frutti dagli alberi degli errori, alberi a cui una vasta generazione si è aggrappata sperando che ideali più nobili potessero svilupparsi in generazioni più consapevoli. Ma non sempre i frutti dagli alberi raccolti sono buoni; a volte i frutti possono marcire sugli alberi e rimanere lì fino a quando non è il vento che li fa cadere al suolo per nutrire una più profonda e coraggiosa consapevolezza.Quella di non errare più o, meglio, quella di proporre i propri ideali o i propri pensieri politici con manifestazioni diverse dalla lotta armata.Nella narrazione sia dei racconti che delle riflessioni si intuisce anche un velo di stuzzicante ironia che sprona alla continuazione della lettura e sprona il lettore a riflettere sul perché di certi avvenimenti.Molti lo leggeranno per capire quegli anni a cui la storia ha voluto assegnare non un colore ma il nome di un elemento chimico, un elemento freddo e pesante. Un aiuto per l’immaginazione di chi non c’era e vuole adesso capire fino in fondo di quanti colori è stato il piombo.Confrontando, riflettendo, valutando. Voto: 5 / 5 |  |  |  |
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