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Perec Georges - La vita istruzioni per l'uso | Pubblicato nel 1978, "La vita istruzioni per l'uso" è un meccanismo ingegnoso e divertito che ha coinvolto lettori di ogni paese. Il libro è ambientato in un palazzo parigino, dove si affollano innumerevoli personaggi, sullo sfondo di avventure, delitti, peripezie. Un libro, come scrisse Italo Calvino, sospeso tra pietas e gioco.
9 recensioni presenti. Media Voto: 4.11 / 5silvia (21-04-2009) mi piace! è vero, ho appena iniziato a leggerlo e sono ancora alle prime pagine ma, sembrerò sciocca, non capisco chi è la voce narrante.
winckler che muore all'inizio? per favore qualcuno mi aiuta sto arrancando nella lettura proprio perchè mi mancano i riferimenti...
grazie Voto: 3 / 5 |  |  |  |
Ileo (27-02-2009) Il romanzo dei romanzi. Sbalorditivo, il gusto per l'enumerazione può stordire, ma se si legge con passione e attenzione per i particolari giusti, seguendo la storia (o le storie) si può cogliere il gioco che sta dietro e dentro il testo. Il testo è disseminato di tracce. Seguitele, mettetele nel giusto ordine e forse scoprirete il senso del testo, il senso dello scrivere di Perec, il senso della vita del protagonista, e non solo. Voto: 5 / 5 |  |  |  |
giorgia (04-09-2008) ho letto quest'estate sia "la solitudine dei numeri primi" che il romanzo di perec...marco i. come hai ragione... Voto: 5 / 5 |  |  |  |
marco i. (20-07-2008) Mi stavo attardando a leggere i commenti sul libro di Giordano, centinaia! in un paese che legge poco. Poi vedo quelli relativi ad un capolavoro assoluto della letteratura del secondo novecento e ne scorgo un pugno. Non mi consola l'idea di pochi ma buoni e non voglio ammettere che la barbarie sia incipiente. Nella terra di mezzo tra l'elitarismo e la massificazione demolitrice, scorgo solo una possibile spiegazione. Ovvero che la lettura richiede sempre un atto di responsabilità grande almeno quanto quella della scrittura. Far perdere lo sguardo in orizzonte in grado d rompere i confini mentali in cui viviamo, è possibile leggendo, solo se noi siamo disposti a farlo. Il lettore diviene complice della grandezza di uno scittore, folle il pensare che ne possa essere mero spettatore. I capolavori non fanno per chi cerca dalla lettura, svago, appagamento, turbamento. Eppure a nessuno quanto a queste persone sarebbe consigliabile farlo. Le istruzione per l'uso dobbiamo forgarcele da soli, è vero, ma per farlo dobbiamo guardare in alto come faceva Perec. Voto: 5 / 5 |  |  |  |
Stefano O (17-07-2008) Libro magnifico.Stupendo.Sbalorditivo.E non è vero che tutti i gusti sono gusti. Voto: 5 / 5 |  |  |  |
mondoblu (21-06-2008) Un libro pedante, prolisso, pretenzioso, forse inutile... Voto: 2 / 5 |  |  |  |
Stefano (13-09-2006) Bella. Si, non bello, perché questo non è solo un libro ma una vera "opera letteraria". E come le opere d'arte, anch'essa possiede un impianto geometrico che Perec ha disegnato un po' come un Leonardo per "L'ultima cena" o un Picasso per la "Guernica". Un quadrato di cento caselle, dieci per dieci, rappresenta i cento (per la verità novantanove) ambienti del condominio di Parigi descritti dall'autore, i novantanove capitoli del libro ordinati seguendo la linea invisibile disegnata da un cavallo del gioco degli scacchi che salta da uno scacco all'altro; e salta senza mai incrociare due volte lo stesso luogo ma riempiendo tutto lo spazio della scacchiera. Tutto, a parte quella casella mancante. Il pezzo mancante. L'elemento chiave attorno a cui ruotano le vite di tutti i condomini e gli altri personaggi meticolosamente descritte da Perec che stende sul testo le parole come il suo personaggio Bartlebooth stendeva i colori dei suoi acquarelli che poi trasformava in puzzle. Molte le storie, dunque, i personaggi, gli ambienti, gli oggetti, gli intrecci, le citazioni implicite nel testo, tra cui "Le città invisibili" di Calvino a cui questo puzzle intricato, che poi altro non è che la vita, piacque. Ogni elemento trova in queste pagine il suo posto grazie non all'ordine né al caos, ma a un sapiente utilizzo dell'arte delle combinazioni.
Ho scoperto l'esistenza di qust'opera tardi e solo perché ne parlava Piergiorgio Odifreddi nel suo "Il matematico impertinente". Attratto dalla magia delle combinazioni, sto ora leggendo "Il castello dei destini incrociati" di Calvino la cui struttura narrativa è ricavata disponendo le carte dei tarocchi in sequenze incrociate in verticale ed orizzontale. Come dire, un libro tira l'altro! Voto: 5 / 5 |  |  |  |
Argante72 pecoraelettrica@supersonic.it (30-08-2005) E' un libro davvero curioso. Storie dentro storie come fossero scatole cinesi. Perec tenta di raccontare le vicende dei suoi personaggi attraverso gli oggetti che li circondano. Certo l'inventiva dell'autore è senza limiti, davvero meravigliosa. Perec dimostra una grandissima cultura, tutto il romanzo è infatti disseminato di citazioni che risultano però discretissime ma che testimoniano la sua preparazione.
E' evidente che Calvino ne fosse innamorato...se qualcuno ha letto Le città invisibili, lo capisce da solo. Voto: 4 / 5 |  |  |  |
Ivano ivano_leone@tiscali.it (12-03-2005)
Il romanzo di Perec parla di puzzle, esso stesso si configura come un puzzle, come un mosaico, in quanto confluiscono, senza intrecciarsi particolarmente, diverse storie di diversi personaggi. A mio avviso, c’è uno zelo eccessivo, oserei dire maniacale, nella descrizione dei dettagli (l’arredamento di una stanza, per esempio) e ciò ne appesantisce la lettura. Ritengo che "La Vita Istruzioni Per L’Uso” sia un romanzo eccessivamente frazionato e prolisso.
Voto: 3 / 5 |  |  |  |
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