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V. è un'entità misteriosa, forse è il principio stesso della femminilità; V. assume molteplici aspetti e sembianze, e sfugge a ogni precisa identificazione. V. è di volta in volta la dea Venere e il pianeta Venere, la Vergine, la città della Valletta a Malta, il Venezuela, l'immaginaria terra di Vheissu. E V. è anche molte donne: Vittoria, Veronica, Violet... V. è un enciclopedico, labirintico, ambizioso, infinito e corrosivo gioco di specchi.
11 recensioni presenti. Media Voto: 3.63 / 5francesco (20-07-2011) Per me è un capolavoro !!!! Non so che farci!!
Pynchon è come il mercato delle pulci. Incominci a sbirciare qua e la senza sapere bene cosa stai cercando... Poi magari trovi qualcosa di poco valore ma che a te sembra fantastico,unico...O forse non trovi niente, ecchissenefrega, non hai goduto di quella sottile ebrezza di girare tra le bancarelle??? NO?? Be allora è meglio un libro pronto e finito, confezionato con tanto di fiocco, un libro che ti da certezze, che insegna e che fa riflettere....... Pynchon non da certezze (anzi ti riempie di dubbi),non vuole farti riflettere e tanto meno ti vuole insegnare(penso che si infurierebbe...)
E' un libro incompleto, frammentato e confusionario.Questo è.
Non siamo lontani a mio avviso da esperienze letterarie come la Pastorale di Roth (forse).... Voto: 5 / 5 |  |  |  |
LaMelaMarcia seby.g@hotmail.it (16-10-2010)
Nella biografia di Thomas Pynchon leggo, tra le altre cose, che "Vive appartato e non compare mai in pubblico".
Mi viene il sospetto che il motivo sia, che come me, numerosi lettori di V. se incontrassero Mr. Pynchon per strada gli spaccherebbero la faccia.
Testo elegante dallo stile enciclopedico molto ben strutturato, spruzzato di piacevole umorismo, però.. più pesante d'un beduino obeso in groppa al suo cammello. Davvero troppe 587 pagine (edizione Bur), scritte fitte fitte, che non ti portano da nessuna parte. Nemmeno un finale che giustifichi le ore passate a leggerle.
Il romanzo, considerato uno dei più originali, pubblicato nel 1963, è un puzzle che (troppo)lentamente si sviluppa attraverso dei flashback, che hanno come filo conduttore la ricerca di V., composta da due sezioni: la parte ambientata a New York negli anni cinquanta, che ha come protagonista Benny Profane, e la parte che ritorna ad episodi del passato, in aree inaspettate del pianeta.
La parte relativa a Profane e alla Banda Dei Morbosi l'ho trovata molto interessante e divertente.
Invece, la caccia che intraprende Stencil di questa fantomatica V., è, diciamolo senza giri di parole, una palla pazzesca.
Ho letto che Pynchon è un autore pluripremiato e molto apprezzato dalla critica.. sarò io che non ci capisco una mazza, ma se qualcuno mi regalasse un suo romanzo glielo tiro appresso!
Voto: 2 / 5 |  |  |  |
Stefano (27-07-2010) opera senz'altro magistrale, ma alla fine non ce l'ho fatta. più volte sul punto dell'abbandono, ho cercato di ostinarmi ad arrivarne alla fine, combattuto tra il fascino emanato dall'ineffabilità del suo contenuto e al contempo la repulsione scaturita dall'assurdità delle sue situazioni. a -100 dal termine ha prevalso la seconda pulsione e ho gettato la spugna, preferendo dedicarmi a letture di cui almeno mi possa illudere di intravederne il senso.
a proposito, qualcuno per favore mi spieghi come sia stato possibile che mente umana abbia partorito un capitolo come quello sulla storia di Majistral a Malta. aldilà di ogni mia possibile immaginazione e comprensione... Voto: 2 / 5 |  |  |  |
Elio (26-04-2010) Evidentemente sono uno di quelli a cui questo romanzo ha regalato divertimento e riflessioni. Pynchon è geniale,e il romanzo è tutt'altro che sconclusionato. Il fatto è che lo stile e la storia sono molto particolari e c'è un filo sottile ma visibile che unisce tutta la vicenda. Si può anche non apprezzarlo,per carità,ma è un capolavoro ambizioso che si muove nel tempo e nella storia alla ricerca dell'inafferrabile ed inanimata (?) V.
Sta al lettore stare al gioco di Pynchon e,di conseguenza,divertirsi invece di ricercare subito un senso a tutto.
Per non parlare dei riferimenti storici precisi e dei personaggi,ognuno delineato in maniera grottesca e unica. Magari è meglio leggere solo questo romanzo invece di alternarlo ad altro. Ma personalmente è stato uno di quei rarissimi casi in cui ho desiderato che il romanzo non finisse,che la ricerca infinita ed inutile di V. continuasse. E magari è ancora così,siamo sempre alla ricerca di V.,per quanto sia inutile tentare di dare un senso ad una Storia (la nostra Storia) scritta da associazioni occulte e da Situazioni inevitabili. E magari,alla fine,c'è veramente poco da ridere. Voto: 5 / 5 |  |  |  |
Patroclo (17-01-2010) un Pynchon piú accessibile di molte delle sue creazioni successive. certo non é un libro facile ed é in molte parti dispersivo, ma é sicuramente piú coinvolgente ad esempio dell´"Arcobaleno" e tutto sommato meno datato dell´"Incanto del Lotto". un buon inizio per chi voglia avvicinarsi a questo importante - ermetico - scrittore Voto: 4 / 5 |  |  |  |
Ettore ettore.pro@libero.it (01-08-2009) Un libro apocalittico, allucinante, visionario, ma con un senso estetico e narrativo davvero originale.
Anche chi ha espresso un giudizio negativo conferma esattamente la linea e l'obiettivo di Pynchon, quella di spiazzare il lettore, la narrativa, la trama per creare un libro "non identificabile" ma unico nel suo genere.
V. può essere visto come un libro grande e imperdibile o mediocre e da evitare.
Pynchon, in questo, è davvero il "David Lynch" della letteratura moderna. Voto: 5 / 5 |  |  |  |
c.s. (13-01-2009) Mi sono fermato a una trentina di pagine dalla fine (per dispetto): tanto, dopo il supplizio delle prime 556 pagine, nessun finale avrebbe potuto riscattare questo indigeribile mattone (e, comunque, solo i cattivi lettori leggono per sapere come andrà a finire). Ma il motivo principale di questa stroncatura non è tanto la trama (più o meno sconclusionata che sia), quanto la scrittura: questo libro è uno dei più perfetti esempi di prosa compiaciutamente sciatta che io abbia avuto in sorte di leggere. La storia si svolge seguendo prevalentemente due personaggi: Benny Profane e Stencil. In riferimento al primo ricorrono i seguenti termini: yo-yo (al cui moto è paragonato il vagabondare dell'eroe... che "bella" metafora...), schlemihl (yiddish per "persona stupida, goffa, sfortunata" ed epiteto fisso di Profane) e "mondo inanimato" (che evidenzia tratti di immotivata ostilità nei confronti del nostro eroe). Stencil (che significa "stampino", e chissà quali metafisiche profondità dovrebbe evocare questo nome, nelle intenzioni dell'autore) si muove invece sulle tracce del padre, nei cui appunti ha trovato delle allusioni alla misteriosa V. che dà il titolo al libro. Questi due filoni narrativi convergono (come una "V", pensate che arguzia...) verso la fine del romanzo. Prima della sospirata fine, però, dovete sorbirvi pagine e pagine di una prosa assolutamente incapace del minimo guizzo di immaginazione, affollata di personaggi di cartapesta, del tutto immemorabili, e punteggiata qua e là da sentenze che vorrebbero essere (forse) aforistiche, e sono invece il distillato dei più beceri luoghi comuni e di un nonsense stantio di sapore freudiano (3 esempi a caso:"Come si fa a scrivere la storia della propria vita se non si è virtualmente sicuri della propria morte?", "E' un peccato comune a chi è privo di fantasia il non voler accettare una situazione tollerabile","La virilità a Malta viene dunque definita sempre più in termini di 'rocciosità'"). Fine, sto esaurendo i caratteri. Userò gli ultimi per dirvi: NON COMPRATELO! Voto: 1 / 5 |  |  |  |
Mauro (12-01-2009) Se mi chiedessero di cosa parla questo libro e chi sarebbe questa donna/nazione/luogo/ossessione... dal misterioso nome di "V." non saprei cosa rispondere. Mi è bastato leggere questo strano romanzo di questo stranissimo autore. P.S. consiglio la lettura per chi ama storie sconclusionate, almeno a me è parsa sconclusionata e mi è piaciuta. Voto: 5 / 5 |  |  |  |
Mimmo (30-06-2006) "V."è stato il mio primo Pynchon.Che dire,sono d'accordo con chi mi ha preceduto sul fatto che è impossibile maneggiare tutto il materiale a disposizione,vuoi per la quantità di personaggi,vuoi per i riferimenti storici,oppure per i continui sbalzi temporali."V."è un grande puzzle,ed è vero che parla della dissoluzione degli imperi coloniali(bellissimo il capitolo sudafricano) ma,a mio parere,è anche un grande viaggio,bisogna lasciarsi trasportare e stare attenti,perchè alcuni passaggi li si capisce qualche centinaio di pagine dopo.Il mio giudizio?non lo so ancora quanto mi è piaciuto e quanto mi è rimasto dentro(è passato troppo poco tempo dalla fine della lettura),ma una cosa è certa:"V."è un'opera esplosiva e forse ,anche se faticosa,dovrebbe essere letta più di una volta per essere assorbita completamente. Voto: 4 / 5 |  |  |  |
vulmaro vulmaro@libero.it (09-09-2005) la prima volta che lessi pynchon rimasi sconcertato, e confuso mi fermai a pagina 276 di gravity's rainbow. poi comprai mason & dixon, ma lessi per curiosità solo le prime cinque o sei pagine. poi passai ai racconti. ed entropia mi piacque nonostante lo lessi con un certo disincanto perché ne avevo sentito parlare troppo. a fine agosto trovai V. ma stavolta l'acquistai con la consapevolezza che a pynchon ci si deve dedicare totalmente. in queste 586 pagine ci sono piu di centodieci personaggi che scompaiono e riappaiono a distanza di centinaia di pagine. le storie si intrecciano e si confondono. fra personaggi divertenti, sfuggenti, enigmatici, e invertiti che - per complicarci la vita - amano travestirsi, trasformarsi e presentarsi con falsi nomi per - talvolta - rivelarsi. i romanzi di pynchon sono arzigogolati e la complessità è sempre eccessiva. ma se possiamo riascoltare centinaia di volte i 40 minuti di una sinfonia, di certo non è altrettanto agile rileggere anche solo due volte un'opera che richiede 29 ore di lettura. ecco, il 'fattore pynchon' è l'impossibilità di maneggiare tutto il materiale che c'è in questo libro. ma se da un lato in questo intricato groviglio di significati dobbiamo accontentarci di poter svelare 3 o 4 livelli narrativi - o quei livelli che ciascun lettore, con la sua cultura, riuscirà o vorrà seguire in una sola lettura -, dall'altro rimaniamo costantemente appagati dalla scrittura panoramica di pynchon (spesso propriamente paragonata ad alcune tecniche di ripresa - e aggiungerei di montaggio - proprie della cinematografia).
il libro finisce anche metaforicamente in un punto rappresentato da quel grande vortice che risucchia stencil; ma il dubbio rimane: che cos'è V.? ecco che allora ci scopriamo in quello stesso vortice e si svela quell'ennesimo possibile percorso di lettura che invoglia a riaprire il libro dall'inizio per ricominciarne daccapo la lettura. per riprenderla là, dove in fondo l'avevamo interrotta. Voto: 3 / 5 |  |  |  |
Vittorio Caffè (31-08-2005) Il mondo di oggi è stato costruito dalla dissoluzione degli imperi coloniali. Proprio mentre quello britannico si sfalda, sorge quello americano. Dietro la storia picaresca di Profane e Stencil in cerca della misteriosa V, c'è proprio questo. E' un romanzo postmoderno, ma postmoderno nelle mani di uno scrittore immenso come Pynchon non vuol dire giocherellone e privo di spessore (stile Baricco). Vuol dire riflessione politica ad altissimo livello, nascosta tra le pieghe di una farsa elaboratissima e caleidoscopica. Vuole anche dire la ricerca di un senso in un mondo che si nasconde incessantemente dietro se stesso e dietro le menzogne volontarie e involontarie di cui vivono gli uomini. V è anche questo...
Il romanzo merita lettura anche per il suo finale maltese. Sì, ho detto Malta. Non tanto lontano da casa nostra... Voto: 4 / 5 |  |  |  |
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