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Hillman James; Ventura Michael - Cent'anni di psicanalisi. E il mondo va sempre... | Perché in un secolo la psicanalisi non è riuscita a curare il malessere dell'uomo, non ci ha reso più felici, non ha creato un mondo migliore? Forse perché si è concentrata esclusivamente sulla mente e sull'anima dell'individuo, sulla sua storia interiore, e ha perso di vista il mondo esterno. Se la terapia ha lo scopo di adattare l'individuo a una società malata, il risultato sarà una moltiplicazione del malessere, nell'individuo e nella società. Questo libro è stato pubblicato in prima edizione da Garzanti nel 1993 e da Cortina nel 1998 con il titolo "Cento anni di psicoterapia e il mondo va sempre peggio".
Mauro Lanari haldullea@libero.it (25-05-2012) 1993: in ''Cento anni di psicoterapia [o psicanalisi, nelle ristampe] e il mondo va sempre peggio'' la coppia Hillman-Ventura espone cause, antidoti e rimedi solo nella prospettiva della ''psicologia architipica/-ale'', eludendo un'approfondita e dettagliata indagine d'un secolo di fallimenti. Era auspicabile un confronto incentrato sulla maslowiana ''piramide dei valori'', poiché basata sul ribaltamento degl'assunti terapici di partenza: attenzione rivolta non a psicosomatopatie ideoaffettive, bensì a modelli esemplari di successo. Sembrerebbe un approccio filosoficamente corretto: la "negativité sans emploi" ("negatività senza impiego"), il rigetto tanto della "negatio negationis" dialettica o "raddoppio del negativo" quanto dell'eterogenesi dei fini. Eppure anche l'approccio di Maslow rientra nella secolare lista di flop. Alcuni motivi sono ovvi, altri meno: senz'anelli di retroazione fra i vari stadi, ci si può percepire autorealizzati "in tutto il necessario tranne che nell'essenziale" (commiato frequente tra i suicidi). Al "be yourself" e al winnicottiano distinguo tra vero e falso sé Guzzanti/Quelo replicherebbe con "La risposta è dentro di te, e però è sbagliata". Raggiungere i propri obiettivi soggettivi quand'essi rischiano di svelarsi oggettivamente insoddisfacenti può suscitare un'angoscia insostenibile. Ma per disporre di parametri oggettivi bisogna aver risolto l'eterno problema dell'"analogia entis" e della "via eminentiae": aver individuato cosa ci sia mai di salvabile e salvifico in enti ed eventi per ampliarlo, estenderlo, amplificarlo, e/o viceversa aver compreso in cosa consista l'Assoluto monovalente positivo, univocamente benigno, e da ciò inferire l'intersezione col nostro qui e adesso. Il che non è ancora dato. Ergo? Voto: 2 / 5 |  |  |  |
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