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Frova Andrea - Armonia celeste e dodecafonia. Musica e scienza attraverso i secoli | La quantità di informazione contenuta in 20 secondi di musica equivale a quella stipata in "Guerra e Pace". Come è possibile che il cervello umano elabori così facilmente questa sterminata massa di dati musicali? A permetterlo sono schemi che la neurologia ha individuato precisando che, se la musica evade la configurazione adatta a quegli schemi cerebrali, si percepisce il suono come puro rumore non riconducibile a una forma. La forma è dunque neurologicamente fondata su uno spettro armonico ed è questo il punto di partenza dell'indagine del fisico Andrea Frova che ricostruisce la storia delle relazioni tra musica e scienza: dalle teorie platoniche e pitagoriche che individuavano alla base di tutto un'armonia musicale divina, passando per i rapporti tra la matematica e le composizioni di Bach, inoltrandosi nella fisica degli strumenti musicali, fino a spiegare i motivi (soprattutto di ordine scientifico-percettivo) per cui nel Novecento la composizione musicale divarica drammaticamente dagli schemi armonici delle età classiche, creando una frattura netta tra i compositori contemporanei e chi ascolta. Il saggio divulgativo di Frova è arricchito da due introduzioni, firmate dall'esperto di fisica quantistica Giorgio Parisi e dal musicologo Roman Vlad.
16 recensioni presenti. Media Voto: 3.43 / 5franco (17-02-2010) Finalmente qualcuno che ha avuto il coraggio di dire la verità. Io amo tantissimo la musica classica, l'opera, l'operetta ecc ecc. ma trovo inconcepibile che esistano persone che provano emozioni o sensazioni di benessere o addirittura si commuovono (sic!) ascoltando questa non-musica (dodecafonia, avanguardie, mus.elettronica, aleatoria o concreta per me pari sono comunque), la musica è come il cibo, un bisogno naturale, pensateci bene voi amanti dei rumori, se vi proponessero di mangiare un pezzo di stoffa come la mettiamo? Voto: 5 / 5 |  |  |  |
Vella (09-02-2010) Pessimo, soprattutto nel suo tono presuntuoso e censorio nei confronti della musica seriale.
Arrriva ad affermare che le persone che ascolatno Shoemberg e gli altri sono malati di amusia, e i loro pareri musicali "inattendilbili".
Intende spiegare il bello con argomentazioni "scientifiche". Roba di due secoli fa. Voto: 1 / 5 |  |  |  |
Andrea Salomoni (15-11-2009) Un brutto libro, dedicato unicamente a "dimostrare" lo scarso valore della dodecafonia e la sublimità dell'Armonia Classica. Frova crede di dimostrare le "basi naturali" dell'armonia classica, ma tutt'al più mostra qualcosa sulle basi della costruzione delle scale e degli intervalli musicali (in base agli studi sulla percezione, capp. 6-8), non certo sul loro uso armonico-tonale. Semmai è naturale la musica modale (di e in tutto il mondo), non l'armonia tonale che è uno sviluppo successivo, recente e del tutto europeo.
Io ho amato "Verklarte Nacht" di Schoenberg e "Funf Satze" di Webern, ma non ho continuato in quella direzione (anche se ci ho provato) perchè non è la mia musica. Ma da qui a scrivere un libro di propaganda arrogante e supponente come quello di Frova, ce ne corre. Voto: 1 / 5 |  |  |  |
xenakisiano (15-01-2009) Frova è un fisico che tenta malamente di capire i processi musicali. Il libro in questione è pieno di errori (anche grossi), soprattutto sul sistema musicale nel mondo greco e sull'armonia delle sfere. Propone studi fuori luogo (la legge Simon che lo stesso Frova giudica poco fondata, ma allora perchè metterla?) e poco utili (le ricerche delle neuroscienze che fin'ora non hanno prodotto risultati). Dopodichè conclude che siccome a lui Schoenberg fa schifo allora deve fare schifo oggettivamente, tendendo l'uomo al tonale (ma Asia e Africa dove le mettiamo?). La parte sulla fisica del suono è molto ben fatta ma si può trovare su un qualsiasi testo di acustica. Soldi buttati via. Voto: 1 / 5 |  |  |  |
Luca (21-09-2008) Nei commenti a questo libro leggo una quantità di cose poco sensate. Accomunare Stravinski ai creatori della dodecafonia, ad esempio. Stravinski si è accostato alla dodecafonia solo tardivamente e senza troppo interesse, mentre i suoi capolavori non possono definirsi nemmeno atonali, figuriamoci dodecafonici. Il trattamento del ritmo, poi, è esattamente all'opposto di quello che si farà nella filiazione successiva della scuola di Vienna, col seralismo integrale. E' anche insensato il sillogismo: siccome Frova dimostra che la dodecafonia è ingiustificata fisicamente, allora lo è anche la pittura non figurativa. Non capisco poi quale sia la musica dodecafonica (ma anche semplicemente atonale) non occidentale. Il fatto è che Frova attacca con piena ragione e dovizia di argomenti un regime culturale che non ha mai conosciuto seri oppositori, e prospera indisturbato da oltre un secolo. Era ora che qualcuno alzasse la voce per gridare che il re è nudo. Tutti i miei complimenti all'autore. Voto: 5 / 5 |  |  |  |
Giovanni Cornara (29-01-2008) Io sono uno di quelli cui la dodecafonia, ed anche le altre forme musicali contemporanee,piacce.
Ciononostante il libro è molto interessante in quanto esplora accuratamente i meccanismi fisiologici.
Peccato che dimentichi totalmente quelli culturali: dato che dalla mattina alla sera siamo immersi in un flusso "musicale" (colonne sonore, clips pubblicitari ecc) che si guardano bene dall'uscire dal cul de sac del Do Maggiore è evidente, complice anche l'istruzione scolastica, che si fatica a staccarsi dagli sterotipi consolidati.
A quando una indagine di Frova sui meccanismi fisiologici visuali, così potremo buttare nel cestino Kandisky, Picasso e Braque? Voto: 4 / 5 |  |  |  |
piero (05-09-2007) Che la musica dodecafonica abbia limiti estetici risulta evidente anche dalla ammissione di un autore (… mi pare fosse Webern…..) che ha affermato di necessitare di un testo per “poter andare avanti” nella composizione, ammettendo implicitamente l’impossibilta’ di uno sviluppo in senso tradizionale.
E’ altrettanto vero che Berg, Webern e Strawinsky hanno ottenuto risultati eccellenti utilizzando tale tecnica. Sicuramente Schoemberg ha avuto minori risultati ma, d’altra parte, anche sul campo dell’armonia tradizionale le sue composizioni sono, a mio avviso ovviamente, modeste.
Anche se l’armonia classica e’ “quella naturale” non e’ detto che in altri sistemi non si possa creare ottime composizioni: anche volare non e’ naturale per l’uomo ma il desiderio di staccarsi da terra ha avuto grandi conseguenze.
Il libro e’ scritto generalmente in maniera chiara a parte il capitolo riguardante la fisiologia dell’orecchio che mi e’ risultato un po’ oscuro…. la parte introduttiva non tiene conto, come ho gia’ detto, dei buoni risultati della dodecafonia
Voto: 3 / 5 |  |  |  |
maurizio nda-abeb@myamail.com (31-07-2007) Io sono uno dei tanti (troppi?) per i quali la musica dodecafonica e postdodecafonica è assolutamente inascoltabile. Devo dire che non ci ho mai perso il sonno sopra, visto che c'è tanta di quella musica a disposizione che non mi capiterà certo di trovarmi in crisi di astinenza: Andrea Frova invece, da buon fisico, ha deciso di andare a fondo sulla cosa e ha scritto questo libro per decidere "scientificamente" una volta per tutte se quello contro la dodecafonia è un pregiudizio oppure ha un qualche fondamento. Il risultato è stato "è proprio vero", riuscendo così a spaccare i lettori. Tra gli altri commenti che ho letto, non ci sono mezze misure: o viene dato il voto massimo o il minimo. Il problema è che mi pare che i voti vengano dati più che altro per partito preso, a seconda se si sia dodecafilici (sparuta minoranza) o dodecafobici. Onestamente, nel testo ci sono parti molto interessanti, come ad esempio tutta la sezione centrale che spiega come i vari strumenti emettano il loro suono e come gli inviluppi delle varie armoniche modifichino il timbro. Anche la parte finale che mostra come i nervi vengono stimolati dalle onde sonore non è male. Però le settanta pagine del primo capitolo "Ascesa, trasfigurazione e morte dell'armonia tonale" sono un panegirico a volte persino imbarazzante di com'è bella l'armonia classica, com'è buona l'armonia classica, che perfino i neanderthaliani conoscevano l'armonia classica, che la musica delle altre culture sia così piatta in confronto all'armonia classica, e via discorrendo. (Su quest'ultimo punto devo ammettere che quando a Kobe ascoltai della musica tradizionale giapponese la trovai molto noiosa, tranne l'ultimo pezzo; il mio collega giapponese mi spiegò che quello era stato "contaminato" dall'armonia occidentale). Alla fine, insomma, il libro mi sembra quasi essere un pamphlet, intendiamoci scritto molto bene, ma che non smuoverà di un centimetro le certezze di nessuno. Voto: 3 / 5 |  |  |  |
Mauricio (15-03-2007) Finalmente qualcuno dice le cose come stanno senza censure ne paure: la dodecafonia è stata una presa in giro all'arte e non ha ragione di essere chiamata musica ne tantomeno innovativa.
Ma questa violenta "accusa" non è scatenata da una semplice questione di gusti personali: il Prof. Frova lascia tutto ben documentato in termini scientifici, musicali ed estetici, nonché statistici con molti riferimenti ai pensieri dei grandi compositori.
Un libro totalmente sincero e convincente che smaschera senza pudori il grande bluff della musica del Novecento.
Insomma... agli Shoemberg... "gli sistema"! Voto: 5 / 5 |  |  |  |
Galileo Galilei gpacher@alice.it (01-03-2007) Non disponendo qui sotterra di un terminale, mi avvalgo di quello dell'amico G. Pacher. Con riferimento ai giudizi perentoriamente negativi di G. Segre e A. Cetti (e al curioso riferimento al mio caro nemico Cardinal Bellarmino), sul libro di Andrea Frova, che invece sarei pronto a condividere largamente, non trovo di meglio per spiegarmi un tale astio che riprendere le parole messe in bocca al mio alter-ego Salviati nel Dialogo dei Massimi Sistemi: “Mi sono accertato esser tra gli uomini alcuni i quali… prima si stabiliscono nel cervello la conclusione, e quella… sì fissamente s’imprimono, che del tutto è impossibile l’eradicarla giammai; ed a quelle ragioni che a lor medesimi sovvengono o che da altri sentono addurre in confermazione dello stabilito concetto, per semplici o insulse che elle siano, prestano subito assenso ed applauso, ed all’incontro, quelle che lor vengono opposte in contrario, quantunque ingegnose e concludenti, non pur ricevono con nausea, ma con isdegno ed ira acerbissima”. Voto: 5 / 5 |  |  |  |
Alessio Cetti (08-12-2006) Altroché se è reazionario! La musica tonale riguarda solo una parte della musica, appartiene al mondo occidentale e copre solo pochi secoli. Qusto libro nega diritto di esistenza a tutta la musica non tonale presente in molte altre culture, oltre che a capolavori della musica del '900. Voto: 1 / 5 |  |  |  |
Luigi Bellinelli (05-11-2006) Un libro ricco di interessanti citazioni che parla dell'intreccio millenario tra musica e scienza. Darà fastidio a chi vuole mantenere alto il muro tra arte e ragione, anche in tempi in cui la psicoacustica e le scienze neurali offrono nuovi mezzi di indagine. Ma a me, umile appassionato di musica che si è sempre chiesto perché certe composizioni del Novecento risultino inesorabilmente sgradevoli al pubblico, è parso un libro coraggioso e anticonformista, che fornisce risposte illuminanti. Voto: 5 / 5 |  |  |  |
Mario Pagannone (28-10-2006) Un gran bel libro scritto per amore della musica, che avrà sicuramente il merito di stimolare profonde riflessioni sul panorama musicale contemporaneo anche in coloro che si troveranno a non condividere totalmente le opinioni dell'autore. Voto: 5 / 5 |  |  |  |
Elica Volpe caracarota@libero.it (25-10-2006) Tutto meno che reazionario!
E' un libro esauriente che dice pane al pane e farà la gloria di chi vuol capire perchè certa musica non riesce a piacere. Voto: 5 / 5 |  |  |  |
Giuliana Dotsauer (24-10-2006) Il libro di Andrea Frova e' un libro di grande intelligenza che costringe ad una onesta riflessione critica sui gusti e sulle convenzioni dell'estetica musicale. Non solo e' scritto molto bene, con lo stile asciutto dello "scienziato colto", ma si legge anche con estremo piacere intellettuale e può essere di grande stimolo sia all'ascoltatore profano che al musicista esperto. Infatti mentre mostra chiaramente come un pezzo musicale contemporaneo possa risultare ostile all'ascolto, chiarisce anche (e questo e' secondo me il maggior pregio del libro) perche' anche pezzi scritti secondo i canoni dell'armonia tonale possano risultare assolutamente intollerabili all'orecchio.
Consiglierei il libro sia a chi ama la musica antica che a chi ascolta con piacere la musica contemporanea.
Giuliana Dotzauer (Bolzano) Voto: 5 / 5 |  |  |  |
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