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Meneghello Luigi - Libera nos a Malo | "Liber nos a malo" è la presentazione della vita e della cultura di Malo, un paese della provincia vicentina, negli anni Venti e Trenta, ricreata, con un misto di nostalgia affettuosa, di distacco ironico, e di rigorosa intelligenza, dall'autore ormai adulto. Attraverso il microcosmo di Malo viene fissata e trasmessa compiutamente al futuro la vicenda di tutta la nostra società, nel breve periodo in cui passa da una statica e secolare civiltà contadina alle forme più avanzate della modernità, la vicenda addirittura di tutto il nostro mondo con le fratture che hanno segnato la sua precipitosa evoluzione." (Giulio Lepschy)
12 recensioni presenti. Media Voto: 4.33 / 5stefaniag (25-04-2012) stupendo. Nella prima parte ho fatto molta fatica per il dialetto a me sconosciuto, ma e' un libro bellissimo vale la pena di proseguire, lo rileggero' di sicuro, e' un grande e scrive d'incanto. Voto: 5 / 5 |  |  |  |
Renzo Montagnoli renzo.montagnoli@gmail.com (30-09-2008) E’ la riscoperta della valenza della tradizione, di quel perpetuarsi della storia grazie al quale è possibile sapere chi siamo poiché conosciamo da dove siamo venuti.
Quindi, Libera nos a Malo ha più di un pregio, mantenendo a distanza di anni (è stato pubblicato per la prima volta nel 1963) un’attualità che sorprende, ma non più di tanto, qualora si abbia a mente che lo scopo principale è stato senz’altro la conservazione della memoria, quel sottile filo logico che lega due epoche anche così differenti, ma che permette di comprendere i motivi di questa diversità, consentendo perfino di guardare in avanti, verso il futuro, consapevoli di ciò che siamo.
Mi pare ovvio che la lettura sia più che raccomandata.
Voto: 5 / 5 |  |  |  |
Mirko (29-05-2008) Lo stile di Meneghello mi ha sorpreso, è molto piacevole, anche se non scorrevolissimo talvolta, è immediato, autentico, diretto, ma allo stesso tempo abbastanza ricercato, intenso. Insomma uno stile che comunica ben oltre il semplice significato delle parole. Le frasi dialettali e l'italiano "creativo" usati dallo scrittore non precludono la lettura a nessuno, dato che è sempre comprensibile, anzi può essere divertente cercare di indovinare il significato di certe parole oscure. Io sono di Rovigo e capisco il 95% dei termini dialettali, ma immagino che per un pugliese sia frustrante.
Per darvi un'idea di quest'opera... avete letto Mauro Corona? Ecco, Meneghello è un po' meno sfigato, un po' meno grezzo, un po' meno bohemien... Un Mauro Corona di pianura, senza il Vajont.
In definitiva è un libretto che si legge volentieri e che contiene il vero spirito provinciale e malinconico di queste terre venete, che è difficile da comprendere per un "foresto". Voto: 3 / 5 |  |  |  |
Baba (02-01-2008) Uno dei libri più belli che ho letto, scritto in un modo spaventosamente proprio e maliardo. Meneghello è uno dei veri scrittori, ossia coloro che con semplice e umile intento rendono un popolo orgoglioso dei propri dialetti, delle proprie abitudini e persino dei loro ridicoli difetti, perchè infondo sono estremamente poetici. Voto: 5 / 5 |  |  |  |
Marco (12-12-2007) Un capolavoro assoluto. Per comprendere chi siamo, da dove veniamo e dove stiamo andando. Un'analisi personale, storica e sociale fatta con grande intelligenza, tagliente ironia ed un uso del linguaggio raffinatissimo (forse chi non conosce il dialetto veneto potrà solo intuirne la grandezza linguistica). Entra a pieno titolo tra i migliori libri italiani scritti negli ultimi 50 anni. Voto: 5 / 5 |  |  |  |
mirco mircocittadini@yahoo.it (02-12-2007) semplicemente un capolavoro. sorta di "Amarcord" vicentino. la lingua diventa sostanza. quando leggi uno scrittore italiano così intelligente (così "classico") è difficile ritornare ai vari Evangelisti e compagnia bella. Voto: 5 / 5 |  |  |  |
Alce67 (04-09-2007) Libera nos a malo è una passeggiata tra i luoghi della nostalgia; ed è anche un esperimento linguistico che si basa sull'uso del dialetto veneto, affiancato dall'Italiano e perfino da alcune citazioni in inglese. L'uso del dialetto ci restituisce la vita del paese di Malo con colori vivaci e grande ironia. Le descirzioni sono piene di empatia e, a volte, commiserazione. La narrazione procede senza seguire una storia, ma alla stregua di flash di memoria, questo dopo un pò mi ha annoiato. Non essendo veneto, ho anche fatto qualche fatica nel seguire le espressioni (alcune veramente divertenti). Non è un libro per tutti (e, per certi versi, neanche per me); resta comunque un bell'esperimento letterario e una descrizione nostalgica e interessante di un'Italia che non c'è più. Voto: 3 / 5 |  |  |  |
Meneghelliano pugliese (02-07-2007) Vorrei aggiungere un commento al desolante commento di chi mi ha preceduto. Sono pugliese e ho adorato Meneghello, come si può essere così ciechi da pensare che ciò che vale, linguisticamente e storicamente, per una regione debba essere precluso alle altre? Ecco spiegato perchè il panorama letterario italiano è così triste! Credimi, evidentemente hai comprato Meneghello perchè l'hai visto in televisione, ecco, continua a guardare la televisione. Ce ne fossero in ogni regione autori di così alto valore! Ci fosse in ogni regione un Libera nos a malo!
Sandro (Marittima) Voto: 5 / 5 |  |  |  |
Lucia Girelli (26-06-2007) Ci fosse un Meneghello in ogni angolo di questo paese dagli infiniti suoni...e non basta conoscere un dialetto ed aver vissuto per parlare di un mondo ormai sfocato con tanta ironia e musicalità. "Volta la carta la ze finia"... arrivederci Signor Luigi. Voto: 5 / 5 |  |  |  |
Pierluca (02-02-2007) Ironico e sentimentale Meneghello balla in veneto, spiega in Italiano e sottolinea in inglese. Sembra difficile, ma è poesia e bisogna abbandonarsi alla musica che viene fuori. Voto: 5 / 5 |  |  |  |
Alecs (29-07-2006) Per molti ma... non per tutti. Un affresco straordinario e sociologico su un'Italia perduta per sempre: quella della povertà, dei piccoli paesi, delle guerre.
Imperdibile per chi:
- E' veneto;
- Vuole capire il mitizzato "nordest";
Voto: 4 / 5 |  |  |  |
claudio arzani (arzy) claudioarzani@jumpy.it (07-06-2006) Potenzialmente interessante spaccato della società di un piccolo paese vicentino negli anni della ricostruzione quando la cultura contadina ancora prevale ma lentamente inesorabilmente si avvia al declino. Potenzialmente interessante ma di difficile lettura per l'uso ed abuso del linguaggio a confine tra dialetto italianizzato e italiano parlato da paesani poco adusi ai banchi di scuola. Anche mio nonno, lo ocnfesso, ripetè per sette anni la prima elementare: inevitabilmente con l'arrivo del bel tempo, superati i rigori invernali, le coltivazioni dei campi chiamavano a raccolta e la scuola andava a remengo. Anche mio nonno parlava uno strano italiano. Ma non ha mai preteso di scriverne per il tormento dei lettori di altre province.
Voto generoso per simpatia ma nulla di più. Voto: 2 / 5 |  |  |  |
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