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Gianini Belotti Elena - Pane amaro. Un immigrato italiano in America | Il libro è la storia vera del padre dell'autrice che a sedici anni, nel 1919, a causa del fallimento del padre, piccolo imprenditore, emigra nell'Oregon per costruire una ferrovia. Le condizioni di lavoro sono così disumane e i soprusi così frequenti da spingerlo a tentare due volte il suicidio. Timido e sensibile, impara a suonare la fisarmonica, va a San Francisco e si guadagna da vivere suonando alle feste degli italiani. Quando la fisarmonica gli viene rubata, nessuno gli offre un altro lavoro: in preda alla disperazione spacca la vetrina di un negozio e viene incarcerato. Maltrattato e picchiato dai secondini, si ribella, sembra perdere la ragione e viene internato in un manicomio dove un fratello lo trova tre anni più tardi.
15 recensioni presenti. Media Voto: 4.86 / 5monica (26-01-2012) Un bellissimo romanzo storico....da regalare! Voto: 5 / 5 |  |  |  |
paolo (06-04-2011) Bellissimo. Un libro che ti prende e ti coinvolge, dall'inizio alla fine. Qualche pagina sembra dura e forse evitabile, ma rende possibile un collegamento con la realtà odierna che fa commuovere e riflettere.
Da leggere, consigliare, regalare. Voto: 5 / 5 |  |  |  |
Maria Tassoni (22-01-2011) E' un romanzo velato di malinconia ma di una bellezza struggente. Resta il suono di una fisarmonica a raccontarci che la vita è bella nonostante tutto... Voto: 5 / 5 |  |  |  |
marco mfacchinetti.bg@alice.it (09-11-2008) stupendo racconto della vera realta di tempi passati dai ns nonni, se qualcuno sapese come troavare questo libro in lingua inglese!
grazie Voto: 5 / 5 |  |  |  |
M. T. (07-09-2008) Uno dei più bei libri che ho letto... Voto: 5 / 5 |  |  |  |
Maria (13-03-2008) Un romanzo storia di immigrazione ma anche resoconto di umanità, compassione e sensibilità. Un libro che resta nel cuore come la fisarmonica abbandonata dal protagonista. Voto: 5 / 5 |  |  |  |
mimisilvi (24-02-2008) Non conoscevo la scrittrice Gianini Belotti e desidero farle i miei complimenti più sinceri. Brava, brava, bravissima! Questo libro mi ha conquistato ed era tanto che desideravo trasmetterle la mia ammirazione.
Voto: 5 / 5 |  |  |  |
daniela ferrari (11-09-2007) E' un libro stupendo. Una storia dolorosa ed emozionante. La testimonianza che la storia si ripete, soprattutto quella degli emigranti. Voto: 5 / 5 |  |  |  |
normanna albertini normin56@aliceposta.it (13-04-2007) Insegno italiano agli stranieri e le storie che mi capita di ascoltare sembrano ricalcare perfettamente quelle del libro: l'essere umano è identico in tutto il globo e la spinta a sopraffare e ridurre in schiavitù non è prerogativa di nessun popolo, è nel cuore dell'uomo. E va regolata con le leggi ma, soprattutto, va prevenuta con l'educazione alla convivenza e al rispetto dell'"altro". Quello che, particolarmente in questi ultimo anni, non è successo. Il libro è bellissimo, ben scritto, si legge d'un fiato ed è soprattutto chiaro e crudo, direi pervaso da un verismo che, quando si tratta di memoria, in altri libri manca o viene filtrato da un'aura di nostalgia. Un libro educativo, non soltanto per i giovani, ma per tutti coloro che hanno rimosso il nostro passato di miserie. Dopo i saggi di Gian Antonio Stella, il romanzo più bello sull'emigrazione italiana. I più vivi complimenti all'autrice! Voto: 5 / 5 |  |  |  |
Francesca Bellafronte (26-06-2006) E' una lettura avvincente e, nel contempo, scovolgente, per le occasioni di riflessione che offre sul passato ma, soprattutto, sul nostro presente.
Noi, italiani benestanti di inizio XXI secolo, quanto dissimili siamo dagli americani d'inizio secolo scorso, nel modo di fare e di pensare verso gli immigrati nel nostro paese?
Noi, italiani di oggi, quanto diversi eravamo da queste orde disperate che, anche a rischio della vita, affrontavano una pericolosissima traversata verso un futuro completamente precario e incerto, nella speranza di un lavoro?
E quanto diversi eravamo dai poveri diavoli che oggi, sull'onda lunga della stessa sparanza, sbarcano sui nostri litorali?
Come eravamo e come siamo diventati: come in un gioco di specchi, su uno sfondo storico meticolosamente ricostruito, possiamo scoprire le identità multiple di cui siamo portatori..
Consiglio la lettura di "Pane amaro" a tutti gli insegnanti di storia e a quelli impegnati in progetti sull'intercultura, di vari ordini di scuola.
Consigliare, regalare, far circolare questo bel libro può contribuire a combattere i pregiudizi verso l'altro o, almeno, a far scoprire che la realtà è molto più articolata e complessa di quello che pensiamo e che ci fanno vedere in TV. Voto: 5 / 5 |  |  |  |
claudio arzani (arzy) claudioarzani@jumpy.it (27-05-2006) Anche gli italiani hanno mangiato polvere amara. Storia di emigrazione nella quale lo zio d'America non ritorna nei panni trionfanti dell'arricchito: l'America non è il paese di Bengodi, come probabilmente non lo è l'Italia dei giorni nostri per i troppi albanesi asseragliati nelle case coloniche abbandonate nelle campagne. E gli americani dei primi del secolo scorso? Uguali agli italiani che oggi affittano a prezzi esorbitanti catapecchie sapendo che un numero improbabile di neri o di slavi vivrà assiepandosi in stanze invase da scarafaggi. Gli eroi si chiamavano Sacco e Vanzetti, colpevoli di essere lavoratori e italiani. Come oggi i gioiellieri dalla pistola facile che a Milano hanno mirato alla testa del ladro in fuga, sparato e ucciso uno slavo per una "spaccata", vengono, in quanto italiani, condannati giusto per l'etichetta, per salvare la faccia. 18 mesi di un carcere del quale, grazie alal condizionale, non varcheranno mai la soglia. Del resto, si sa, l'unico emigrato buono è quello morto. Oggi tocca agli slavi, agli albanesi, ai tunisini, agli africani. Centanni fa erano di turno i barboni italiani sbarcati oltreoceano.
Voto: 5 / 5 |  |  |  |
ant lomell@libero.it (28-04-2006) Attraverso l'esperienza del protagonista(Gildo), l'autrice ci fa vivere, senza alcuno sconto, un incredibile serie di emozioni e sensazioni che puntano dritto all'animo e alla sensibilità di ognuno di noi. La tenacia , sentimento comune a tutti gli emigranti, che si scontra con una realtà durissima(il viaggio in nave dove mancavano solo le catene per essere emuli di Kunta Kinte, il lavoro in cantiere, l'ostilità dei locali). Molto commovente l'episodio dove Gildo, ritornato dal manicomio, riesce a dare gioia alle nipotine raccontandogli storie e cantandogli canzoni. Per concludere un grazie all'autrice, questo libro mi rimarrà impresso nel cuore Voto: 5 / 5 |  |  |  |
michele calcagno (22-04-2006) Non conoscevo l'autrice: mi ha piacevolmente sorpreso. Ottima la ricostruzione storica del contesto narrativo principale; buona la caratterizzazione dei personaggi. Condivido l'opinione di chi ha scorto una eccesiva "pesantezza" nella profusione dei particolari più sordidi o ripugnanti. Oscura (volutamente) la conclusione, che lascerebbe spazio a più di una interpretazione senza l'ausilio della traccia biografica.
In complesso un buon libro. Voto: 4 / 5 |  |  |  |
flora (11-04-2006) Un libro meraviglioso, come se ne trovano pochi. Da leggere tutto d'un fiato. Voto: 5 / 5 |  |  |  |
mineo mauro (13-03-2006) Una accurata e approfondita scenografia socio-culturale delle campagne bergamasche e della industrializzazione spasmodica negli USA del primo novecento.Il dramma del sogno americano per emigrati poveri,sconfitti nel sogno e nella vita reale. Un quadro amaro,avvincente,che avrebbe trovato perfezione con qualche allegerimento.
Ottima la capacità letteraria propria di una brava scrittrce.Libro amaro,ma bello e decisamente consigliabile anche per la sua attualità nelle attuali condizioni dell'emigrato in Europa. Voto: 4 / 5 |  |  |  |
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