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D'Arrigo Stefano - Cima delle nobildonne | "Cima delle nobildonne" ha segnato, nel 1985, il ritorno al romanzo di Stefano D'Arrigo dopo il tour de force di Horcynus Orca. È un cambiamento totale di scenari e atmosfere: non più il mito omerico, lo sfrenato sperimentalismo linguistico, ma un itinerario di conoscenza nei templi della medicina e una lingua secca e tagliente, limpida ma percorsa da profonde correnti simboliche. Il romanzo si svolge tra laboratori di ricerca e ospedali d'avanguardia, dove assistiamo alla vertiginosa operazione chirurgica per trasformare in vera donna il bellissimo ermafrodito adolescente amato dall'emiro di Kuneor. Tra gli interrogativi della scienza e le più sfrenate invenzioni fantastiche, un romanzo per parlare dei più universali dei temi: la vita e la morte.
Media Voto: 3.5 / 5ant lomell@libero.it (24-06-2006) Ha ragione l'utente che mi ha preceduto, questo testo è(secondo me) di difficile lettura. Gruppo di studiosi della placenta ,scoprono che all' interno della sostanza vitale, vi sono tossine mortali, in più il testo è caratterizzato dall'operazione di un ermafrodito. Il tutto si svolge in modo poco scorrevole, con una scrittura un po ostica Voto: 2 / 5 |  |  |  |
marco v (19-03-2006) E' quasi impossibile raccontare in poche righe il mio rapporto con Stefano D'Arrigo. Ma dopotutto che importa? Per una tesi che non voleva finire, per un romanzo straordinario come Horcynus Orca, che da solo potrebbe ribaltare un canone, e anche per Cima delle nobildonne. Finalmente, ci hanno restituito (dopo 21 anni!) il secondo romanzo di D'Arrigo. Come capita spesso agli appassionati, è il non-capolavoro che piace persino più del capolavoro riconosciuto. Per questo libro vale la pena violentare la grammatica e dire che "è stato scritto domani". Questo romanzo (lui, Stefano, sornione, lo definiva "romanzetto") non assomiglia a nulla, a niente mai visto o sentito o letto prima. Forse può rimandare a quei testi di medicina orientali, o arabi, di tremila anni fa. Ma nulla di più e di altro. Cima delle nobildonne non assomiglia a nient'altro che a se stesso. Vi viene alla mente un altro libro del quale si possa dire altrettanto senza timori di smentite?
Ora che è tornato a disposizione nelle librerie, lo raccomanderò a tutti, anche a coloro che so già non lo capiranno, con questa sua trama irraccontabile e una lingua fredda come il ghiaccio che gela e ferisce, taglia, necrotizza. C'è tempo... il Tempo è Galantuomo.
D'Arrigo, amante dello sport, diceva che scriveva per la maratona delle Olimpiadi, non per le corse campestri. D'Arrigo resterà.
Questo suo secondo romanzo svergognerà (ora che lo possiamo rileggere) il 95% della narrativa italiana pubblicata da allora ad oggi. E forse anche domani.
Voto: 5 / 5 |  |  |  |
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