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Hillman James; Ventura Michael - Cent'anni di psicanalisi. E il mondo va sempre... |
James Hillman e Michael Ventura si interrogano sugli obiettivi raggiunti dalla terapia psicanalitica a oltre un secolo dalla sua nascita e tracciano un bilancio di grande interesse. Sempre più persone vi si rivolgono per contrastare un crescente malessere, eppure nella società occidentale continuano a dilagare nevrosi, infelicità e paure. La psicoterapia ha dunque fallito? Come si può intervenire oggi perché possa tornare a essere efficace? A queste e altre domande risponde questo saggio irriverente e appassionato, che gli autori hanno voluto "informale, selvaggio, perfino divertente; un libro che rischi, che trasgredisca le regole, che passi col rosso".
Mauro Lanari (un grazie a Fabio) haldullea@libero.it (17-06-2009) Ventura: "Allora innamorarmi non mi salverà?" Hillman: "Sa perché? Perché appena due persone si mettono in coppia, […] se ne vanno altrove a cercare la salvezza privata […]. Chiunque altro è lasciato fuori. […] Intimità significa anticomunità" (pp. 218-9). Ecco quindi il motivo per cui l’amore avrebbe sempre prodotto odio, come minimo nella forma della "Romeo and Juliet Syndrome". Ma l’amore in condizioni di risorse limitate sia di tempo che d’energia fisica, biologica, mentale attentiva e affettiva, può solo condurre a quest’esito disastroso, e infatti ciò càpita appunto sistematicamente. È dunque la persistente incapacità d’attingere a un bacino di vitalismo senza fine che sembra costituire un fattore forse determinante nel conflitto per l’accaparramento delle risorse. Non c’è rivalità, competizione, agonismo, concorrenzialità o belligeranza che non sia dovuta quantomeno anche al dover gareggiare fino all’ultimo sangue per ottenere il maggior approvvigionamento possibile all’interno d’una claustrofobica situazione cosmica di finitudine. La "Teoria dei Giochi" assiomatizza tale stato di cose e perciò manco considera scenari alternativi tipo il guadagno di benefìci infiniti. Pure i cosiddetti giochi a somma positiva, i giochi collaborativi o cooperativi, in realtà elaborano al più un modo equo e solidale nel pagamento dei costi. Il modello scientifico che ne è alla base è quello di von Neumann e Morgenstern, ma mentre il primo, da matematico, ha prefigurato paradigmi ipotetici o virtuali che lasciano margini per inesplorati spazi di possibilità, invece il secondo, da economista, s’è interessato esclusivamente a ottimizzare lo sfruttamento delle risorse umane o, comunque, i vantaggi antropici a scapito dello sfruttamento ambientale, sistemico, globale, complessivo. Il più famoso studioso che ha perseverato nello sviluppare questa teoria in direzione solo dei giochi non cooperativi è il John Nash premiato col Nobel nel 1994 e a cui nel 2001 Ron Howard ha dedicato un film intitolato addirittura "A Beautiful Mind". Voto: 2 / 5 |
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