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Zhang Ailing - La storia del giogo d'oro | Questa è un'epopea al femminile che, con stile maestoso, scolpisce nella memoria dei lettori la figura di Tsao Sixte, protagonista di un rovesciamento morale ed esistenziale clamoroso: dalla vita sventurata alla crudeltà perpetrata per astiosa vendetta, Sixte attraversa un periodo centrale della storia cinese (il racconto si svolge nel 1911, dopo la caduta dell'Impero, che resta sullo sfondo). Giovanissima, Sixte è costretta dal padre, umile mercante, a sposarsi come concubina a uno dei fratelli di una ricca famiglia di Shangai, nella cui magione viene reclusa sotto la tirannide tradizionale imposta dalla suocera. Il marito di Sixte è un infermo e il resto della famiglia è impietoso verso di lei. Umiliata, nonostante la nascita di due figli, la protagonista si consola al pensiero dell'eredità che un giorno otterrà, e inizia a esternare sentimenti d'amore, ricambiati, per il fratello minore del consorte, Jaspe. Rotti i legami con la famiglia d'origine, alla morte del marito e della suocera, dopo dieci anni di dolorosa convivenza nella "gabbia d'oro", scopre che l'eredità tanto agognata è poca cosa e serve a coprire i debiti di Jaspe. Inizia per Sixte una discesa agli inferi in cui trascinerà tutta la sua famiglia: ormai dipendente dall'oppio, prima ripudia Jaspe e poi si dedica a devastare crudelmente la vita dei due figli, in un'impressionante escalation di perfidia.
Media Voto: 4.5 / 5Valentina (01-03-2012) Splendido, profondo, poetico. Voto: 5 / 5 |  |  |  |
pino (23-07-2008) Credo che bisogna approcciarsi a questo libro e superare le prime 50 pagine. C'è un'obiettiva difficoltà, riscontrata in diversi lettori che si fanno prendere dal panico dalla divisione famigliare in "caste" cinese. Questa divisione è fatta in modo ci sia una scala progressiva nella discedenza famigliare che assegna ai primogeniti ricchezza, averi e beni, e ai secondi un po'meno fino ai terzi e quarti che ahimè raggiungono la più nera povertà.
Comprendere la società cinese, che lontanamente ricorda la nostra società medievale o meglio
in maniera senz'altro più marcata, esasperata ed esagerata, con tanto di concubine e privileggi ecc. ecc..
Ma la bellezza del Romanzo, che ha in se uno sviluppo tragico paragonable alle tragedie greche, pur nella sua estrema brevità, mostra come la maestria della scrittrice mette in chiaro come l'odio umano (espresso nella protagonista) si insinua e cresce anche in una personalità semplice, e si sviluppa e intacca la vita dei figli che diventano vittime fino a raggiungere un vero e proprio annichilimento.
Come nasce e cresce l'odio e la malvagità umana, e come quest'odio addirittura va a colpire, tutti quelli che stanno attorno. ma anche gli affetti più diretti.
Sono splendide alcune descrizioni come quella della protagonista che vive dentro le sbarre della società cinese e guarda dalla finestra l'amore o l'amante desiderato che fugge cosi come in parallelo la figlia vede allontanare, senza scampo il proprio amore con una similitudine di incomparabile bellezza.
Poi ancora un'altra bellissima descrizione dello scandire del tempo con un liquido che cola da un tavolo (non ricordo bene i particolari).
Tutto questo fa di questo libro una vera sorpresa, una chicca che credo bisogna approfondire con l'altro libro della Ailing -Lussuria.
L'economia cinese è stata una vera sorpresa per tutti noi, qui la letteratura e le pagine della Ailing sono state un'altrettanta sorpresa. Voto: 5 / 5 |  |  |  |
Antonio (01-03-2007) Ciò che mi ha colpito di questo libro è stato il titolo... ne avevo letto un'intensa recensione sull'inserto domenicale del sole24ore. A mio avviso il libro presenta all'inizio una difficile lettura... via via va a rendersi più chiaro. Lo consiglierei solo agli amanti del genere. Cinese ovviamente. Voto: 3 / 5 |  |  |  |
Ferdinando (06-02-2007) Un piccolo libro della dimensioni di racconto lungo ma che fornisce molteplici chiavi di lettura. La grandezza di Zhang Ailing sta nel riuscire a descrivere l'opposizione fra il vecchio mondo cinese che pian piano si sta frantumando e l'avanzare inarrestabile del nuovo, come da lei visto nella Shanghai di quegli anni; il tutto magnificamente narrato grazie alla conoscenza diretta della cultura orientale per nascita e di quella occidentale per cosmopolitismo e insaziabile desiderio di sapere.
Il libro fornisce una lettura psicologica su uno sfondo storico politica senz'altro corretta. Qiqiao è senz'altro il simbolo di una Cina ancorata ad un passato societario dove vigeva un rigido principio di gerarchia feudale che si estrinsecava sia a livello verticale (imperatore, feudatari, servi ecc) ma anche orizzontale, infatti nella stessa famiglia vigeva l'ordinamento gerarchico in base all'età e al sesso. Ciascun essere della casa ha un proprio ruolo, una precisa casella da occupare, es. prima serva della seconda padrona, primo padrone ecc.
La gerarchia familiare regola non solo i rapporti patrimoniali ma anche quelli sociali, non hanno voce in capitolo o ne hanno ben poco coloro che stanno più in basso. Dunque il superiore è padrone della vita dell'inferiore. La forza dirompente, malata e terribile di Qiqiao si manifesta nei confronti di tutti ma soprattutto della più debole: la figlia a cui nega ogni prospettiva di vita propria e sociale; la preferisce sballata dall'oppio prima di vederla felice in una vita matrimoniale. La capacità dell'autrice si manifesta nella descrizione dell metamorfosi della figlia Chang'an che da uno stato catatonico passa ad una prospettiva di vita, quando si affaccia la prospettiva di un possibile amore, per poi riprecipitarvi e a questo punto senz'altra possibilità di soluzione per colpa della madre. Voto: 5 / 5 |  |  |  |
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