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Clerici Gianni - Zoo. Storie di bipedi e altri animali | Inoltrandosi in questi racconti il lettore avvisato rimarrà dapprima sorpreso per i loro argomenti, per il taglio, l'uso della prima o della terza persona e addirittura delle scelte linguistiche, che svariano da Fitzgerald a Twain, dal Simenon romanziere a Chiara, dal prediletto Waugh a Damon Runyon. E giungerà a domandarsi se queste short stories siano state scritte dalla stessa persona. Nell'assicurare che gli autori non sono più d'uno, par giusto richiamare l'attenzione su un fenomeno davvero insolito nella nostra letteratura. Anche quando si avventurano nella fiction, i nostri più affermati scrittori non vanno molto oltre le recinzioni del natio orto selvaggio. A differenza degli anglosassoni che, anche grazie alla bicentenaria istituzione del Commonwealth, spaziano in territori infinitamente più estesi del nostro stivale. Una delle principali caratteristiche di quello che ama firmarsi il Vecchio Scriba (Gianni Clerici, per intenderci), e che Calvino, ignaro di un clamoroso equivoco, aveva definito 'uno scrittore in prestito allo sport" e non invece uno scrittore tout court, è la capacità ad uscire dagli abituali confini anche grazie alla instancabile attività di viaggiatore, ancor prima che di inviato speciale, ancor prima di una raffinata pratica di molte lingue straniere.
Media Voto: 4 / 5Maurizio (02-11-2006) Un piacere per la sua leggerezza, nell'accezione positiva del termine. Ricorda (a partire dal sottotitolo) a tratti Gerald Durrell. Frammenti e ricordi di vita fantasticati ma anche fantastici, ché il Clerici è uno che la sua vita l'ha vissuta per davvero così. Clerici è la prova vivente che si può scrivere piacevolezze prive di sangue o di psicologia spicciola. Voto: 4 / 5 |  |  |  |
Guerino Paolini (29-10-2006) Con leggerezza ed ironia, ma nel contempo con aristocratico distacco, Clerici, attraverso i suoi racconti, è capace di entusismare il lettore rendendolo partecipe della sua vita avventurosa, costellata di partite di tennis, cronache sportive, viaggi esotici e incontri galanti. Al punto che non si riesce a cogliere la differenza tra l'esperienza reale dell'autore e il fascino del racconto. Ne è una prova concreta il racconto "Il toro di Hemingway" in cui non si capisce se Clerici abbia avuto la fortuna di incontrare il maestro, oppure vi abbia ricamato sopra con la fantasia; se fosse vera la seconda ipotesi, ci troveremmo di fronte a un ben riuscito escamotage narrativo. Alla fine si ha la sensazione di aver letto un buon libro, non senza una punta di invidia da parte di chi, come me, conduce abitualmente una vita di routine. Voto: 4 / 5 |  |  |  |
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