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Severgnini Beppe - L' italiano. Lezioni semiserie | "Ho scritto 'L'italiano. Lezioni semiserie' per denunciare le violenze contro la nostra lingua, ma non chiedo condanne. Lo scopo è la riabilitazione. Scrivere bene si può. L'importante è capire chi scrive male, e regolarsi di conseguenza. Questo è un libro ottimista, e ha un obiettivo dichiarato: aiutarvi a scrivere in maniera efficace (un'e-mail, una relazione, una tesi o un breve saggio: la tecnica non cambia)". Dal "decalogo diabolico" - dieci regole per scrivere schifezze - alla psicopatologia della lingua quotidiana, dai consigli sull'uso della punteggiatura ai 16 suggerimenti ispirati a Flaiano e Montanelli, quel che occorre per imparare a scrivere in italiano. Divertendosi.
18 recensioni presenti. Media Voto: 2.77 / 5Resci (03-11-2009) Nota per L.wr!nc. (12-01-2008)
"Noioso...a dir poco.... stramaledettaMENTE privo di ogni simpatia......!!!!!!!! Credevo di avere in mano 1 libro davvero interessante ma piano piano.... andando avanti mi sono ricreduto!!!! forse gli altri suoi libri saranno anche più interessanti ma questo afferma ..."
Si capisce che il libro sia passato come acqua sulla roccia in questo caso.
Puntini da varicella.
Ma senza la virgole introdutive.
Etcetera etcetera.
Ti avevano obbligato alla lettura?
Se lo rileggessi con più attenzione e simpatia, ne usciresti contento e con qualche marcia in più.
E magari comprenderesti che le sigle da telefonino vanno solo sui telefonini.
Te lo scrivo con simpatia. Voto: 5 / 5 |
Giovanni Millo (27-07-2009) E' un triste piacere essere il primo a dare 5/5 a questo libro divertente e utile, che andrebbe distribuito nelle scuole e soprattutto nelle aziende. Non capisco l'accanimento di certi recensori. Il solo consiglio che è meglio che si faccia a meno di tutti i 'che' che mettiamo in ogni frase che scriviamo vale da solo il prezzo del libro (che però contiene molto di più che questo). Voto: 5 / 5 |
Reira (16-06-2009) Piacevole, divertente, istruttivo. Continuo a dire ''nel senso che'' nonostante lo infastidisca, e sono assolutamente contraria all'introduzione di ''I'' pneumatici anzichè ''gli'' pneumatici, ma lo consiglio davvero. Voto: 4 / 5 |
Carlo (24-09-2008) Ho letto questo libro in una notte.
Credo ci sia sempre molto da imparare.
Cerchero' di farne tesoro, lo prometto.
Due indicazioni su tutte: guerra aperta ai CHE e
la regola del P.O.R.C.O. [PENSA - ORGANIZZA - RIGURGITA - CORREGGI - OMETTI]
Forse non il migliore dell'interista brizzolato, ma utile e divertente Voto: 4 / 5 |
Grave (21-02-2008) E' il primo libro che leggo di Beppe Severgnini, quindi non posso fare il confronto con gli altri.
L'ho trovato divertente e piacevole; utile per rinfrescare qualche regola e correggere qualche errore. Voto: 4 / 5 |
virginio (20-02-2008) Che delusione! Voler far lo spiritoso a tutti i costi. Non mi ha trasmesso nulla: mi ha fatto solo rimpiangere Cesare Marchi in "Siamo tutti latinisti" e "Impariamo l'Italiano" Voto: 1 / 5 |
Michele (30-01-2008) Questo è il primo libro di Severgnini che leggo. Lo ritengo piacevole e sicuramente utile per correggere qualche imprecisione linguistica che ognuno di noi porta con sé. Il libro lo suggerisco a coloro che leggono qualche pagina prima di addormentarsi. Il testo è scorrevole, divertente e per nulla impegnativo.
Molto lontano dall'essere un capolavoro, merita comunque una lettura. Se non altro per il numero di pagine, che non spaventa nessuno.
Leggerò altri titoli di Severgnini, sperando in qualcosa di più - Mi domando se in questo commento abbia abusato di "punti" e lesinato in "punti e virgola". Voto: 3 / 5 |
Marco (23-01-2008) Un manuale per ricordare quelle regole fondamentali per rendere ciò che scriviamo interessante o almeno privo di errori grossolani.
Insegnare la grammatica non è divertente, Beppe ci prova usando la brillante ironia di cui è maestro.
Sicuramente non è un libro da consumare "tutto d'un fiato", ma casomai un manuale da leggere a tratti quando si è ispirati, per poi tenerlo - insieme al dizionario - vicino alla tastiera del pc. Voto: 4 / 5 |
L.wr!nc. (12-01-2008) Noioso...a dir poco.... stramaledettaMENTE privo di ogni simpatia......!!!!!!!!
Credevo di avere in mano 1 libro davvero interessante ma piano piano.... andando avanti mi sono ricreduto!!!!
forse gli altri suoi libri saranno anche più interessanti ma questo afferma il contrario.....ILLOGICO.....ed è cm se volesse imporci un modo di scrivere che non è nostro...
credo sarà il primo e ultimo libro suo che leggerò!!!!!!!!!!
ciauciau Clo
Voto: 1 / 5 |
daniele (01-12-2007) D'accordo l'ironia, d'accordo che questo è uno scrittore di costume come ce ne sono pochi in Italia, ma stavolta poteva davvero fare qualcosa di più! Voto: 3 / 5 |
Davide B. (01-10-2007) Vado controcorrente e mi rivolgo a chi ancora non l'ha acquistato: comprate questo libro, ne vale davvero la pena !!!
E' piu coinvolgente e scorrevole di qualsiasi grammatica scolastica, e non manca di quella bonaria ironia che Severgnini è solito mettere nei suoi libri.
Severgnini non ha tutti i torti: in base a come scrive, ognuno di noi verrà giudicato e classificato, ammirato o deriso; risulterà efficace o poco convicente; otterrà uno scopo o lo mancherà. E io aggiungerei una frase di Guareschi: anche le più grandi verità si possono dire usando solo duecento parole. Voto: 4 / 5 |
Benedetta benedetta.colella@tiscali.it (25-09-2007) Lo stile brioso e ironico di Severgnini impernia di sé e impreziosisce il testo, che però tende a conclusioni troppo nette, soprattutto nella trattazione del lessico. Anche la sezione ortografica, disarmonica e incompleta, poteva essere omessa senza grave danno
Voto: 4 / 5 |
franca (23-09-2007) Mi unisco alla schiera dei delusi. Il libro è sostazialmente inutile e la materia affrontata mal si congegna a far risaltare l'ironia e la verve di Severgnini. Consiglio all'autore di continuare ad attenersi al campo che gli è più consono: la critica di costume. Ho pensato però che qualche sollecito genitore potrebbe regalarlo ai figli come testo didattico alternativo alle solite grammatiche: che sia questo lo scopo del testo? Voto: 1 / 5 |
Alberto (21-09-2007) Personalmente ritengo che il libro di Servegnini possa dirsi interessante, e che condivido gran parte delle tematiche affrontate. Penso ad esempio che l'autore abbia ragione a condannare l'uso di parole inglesi all'interno della nostra lingua. Non condivido però alcuni concetti trattati, come ad esempio la repulsione dell'autore verso l'uso di alcuni avverbi. Severgnini vorrebbe infatti abolire tutti gli avverbi che terminano in "mente", ma forse gli è sfuggito che la maggior parte dei nostri avverbi possiede proprio questa terminazione.
Ritendo inoltre che l'autore sia troppo portato alla semplificazione del testo e al parlare il più chiaramente possibile, cosa che per me è inconcepibile. L'uso dei diversi registri linguistici dev'essere infatti disciplinato dall'uditorio cui ci si rivolge: è chiaro che se l'oratore si rivolge ad un pubblico di bambini, il linguaggio dovrà essere semplice, mentre se si parla ad un convegno scientifico, sarà più opportuno adottare un linguaggio dai toni più elevati, perché il linguaggio è lo specchio delle conoscenze acquisite e dell'intelligenza. Voto: 2 / 5 |
Andrea Laforgia (19-09-2007) No, non lascia un buon sapore. Tanto per rispondere all'autore, prima del lungo e tantino (sì, "tantino" l'ho detto per dispetto) noioso Post Scriptum finale. E siccome a S. piace la gente diretta dall'inizio, ecco qua: non lo comprate. Il prezzo è troppo alto. Troppo serio per un libro semiserio. Uno più "comico" di 5 euro andava bene. E gli si sarebbe perdonato di più. E' vuoto: poche parole, pochi concetti disordinati e pochissimi spunti realmente interessanti. Nulla, comunque, che non possa ugualmente venire fuori da una discussione di mezz'ora tra persone di media cultura. L'ho letto in tre giorni, perché poco denso; va liscio come l'acqua non perché sia scorrevole (bizzarro che abbia dovuto rileggere un capoverso in cui raccomandava al buon scrittore di non costringere il lettore a rileggere), ma solo perché non si incontra mai alcun ostacolo un tantinello (tie') sostanzioso. Ho dato un voto 1/5 sperando che non si intenda che il libro m'è piaciuto per un quinto. Perché non mi è piaciuto proprio. S. è troppo poco fiducioso delle capacità di chi legge e tende ad insistere troppo sul concetto di scrittura come scultura: bisogna togliere. Così, a furia di tagliuzzare e potare, riduce il linguaggio adoperabile da uno scrittore a una cosa striminzita, minimale. Con la quale di sicuro non si sbaglia. Ecco il punto. Io non mi fido di un professore che mi toglie i ciottoli davanti perché io non inciampi; mi fido più di chi me li mostra perché sia io ad evitarli. Impressione personale: nelle pagine si respira costantemente l'ossessione dell'autore per la conquista di una donna. Non c'è esempio in cui non s'affretti a consigliare questa o quella tecnica, al fine di accaparrarsi una donzella. Scherza, certo, ma che palle! A giudicare dalla foto in copertina, si intuisce anche il perché di tanta frustrazione. Concludo dicendo che il "Sursum corda" e la sua sottile ironia ("le ultime parole di Saddam") contenuto in uno dei tanti insulsi Sadoquiz, è talmente vergognoso da bastare - lui solo - a chiudere a pagina 70. Voto: 1 / 5 |
Gabriele D. (12-09-2007) Severgnini dice di appartenere alla Crusca, invece il suo terreno è il gossip della lingua italiana. Piacione e accattivante all'inizio, ripetitivo e vuoto per il resto. Voto: 1 / 5 |
Tiziano Gentile (10-09-2007) Il libro di Severgnini è vuoto. Severgnini in generale piace perché scrive leggero, la gente lo legge per svagarsi, ma questo è il suo limite: manca lo spessore (che non fa rima per forza con pedanteria).
Non capisce, ad esempio, che uno dei motivi per cui la gente parla e scrive male in italiano va cercato nell'egemonia dell'inglese, egemonia di cui Severgnini è accanito fautore.
E il medico che non sa fare le diagnosi, non sa fare nemmeno le prognosi... Voto: 1 / 5 |
Fred02 (05-09-2007) Non mi ha entusiasmato. Non ha mai catturato la mia attenzione.
IMHO se non li avete letti, leggete i precedenti libri di Severgini. Quest'ultimo ed il precedente "La testa degli italiani" non mi sono piaciuti. Voto: 2 / 5 |
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