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Serafini Luigi - Codex Seraphinianus |
Questo codice miniato fantastico e misterioso, "l'enciclopedia di un visionario" (nella definizione di Italo Calvino), continua da anni ad affascinarci per la sua capacità di rivelazione, che si cela dietro l'enigma di una grafia chiarissima eppure sfuggente. Una nuova edizione, arricchita e aggiornata dall'autore, di un'opera che abita ormai nella memoria profonda di tutti noi.
Media Voto: 5 / 5Rosa_l (25-05-2007) ho incontrato recentemente e per caso il Codex Seraphinianus e ne sono rimasta folgorata...sono così entrata nell'universo di Luigi Serafini proprio quando si inaugurava al PAC di Milano la sua mostra "ontologica" intitolata Luna Pac Serafini...bellissima! Che dire?...quando ti senti fortunata per esserti trovata al posto giusto e al momento giusto... Voto: 5 / 5 |
Leopoldo Ramandi (02-02-2007) Un prodigio d'arte, la bellezza della visione escatologica di un'esistenza finalmente decomposta negli elementi primi per giungere all'estetica ultima e totale Voto: 5 / 5 |
Serena (30-01-2007) Ho scoperto Serafini perchè colpita dalla copertina di un libro di Benni. Ora che ho il Codex non riesco a smettere di sfogliarlo, ed ogni volta mi coglie la stessa meraviglia di fronte alle immagini. La minuzia dei dettagli, l'armonia dei colori, la luce degli spazi disegnati, la fluidità dei caratteri della pur incomprensibile scrittura... tutto contribuisce a farmi sentire come Alice che ha finalmente varcato lo specchio. Ancora non capisco, ma sento, ed è giusto così.
Semplicemente meraviglioso. Voto: 5 / 5 |
Guglielmo Bilancioni (25-11-2006) In circa 500 tavole, disegnate e commentate, questa è una enciclopedia, che dispone ed osserva la totalità del possibile in figurazioni vertiginose, luminose metamorfosi di ogni genere. Un gentile mistero afferra lo Spettatore pagina dopo pagina, nelle delizie di una grande opera, di precisione rara, emozionante per la densità mitica ed allegorica che i suoi contorni netti riesce ad irradiare.
Luigi Serafini, è un maestro che agisce sulla natura simbolica dell'astratto e del rovesciato, della estrema lontananza, e porta alla presenza — ritoccandone i contorni — quanto potrebbe esistere, se fosse immaginato.
E’ un’architettura di minuzie cosmologiche, come una macchina che si riproduca, ed è il catalogo che incorpora la sapienza dell'attimo, della abbacinante intuizione dove caso e causa si incrociano.
Luogo delle meraviglie, queste illuminanti concrescenze dell'acutezza svelano mondi paralleli e nodi d'amore, la pura ornamentazione e il comico dell'essere, che è percezione e sentimento del contrario.
Paradiso del dettaglio strappato all'inferno delle percezioni, questo apparato della rappresentazione è presagio di qualcosa di animato che proporziona l'eccesso nella sorpresa, la logica nella magia; e forme soddisfatte e sempre mosse possono dire, serene, la loro totalità.
Il fondo vero di questa sommatoria variante, che si fa largo fra la folla di concetti ad essa preesistente, è il mito. L'essenza dell'opera è topologica e tassinomica, pertinente a grafi, anelli, doppie spirali, bottiglie di Klein, anelli di Moebius, tetraedri rovesciati, arzigogoli. E ovunque è disegno.
Voto: 5 / 5 |
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