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Moroni Roberto - Perduto per sempre |
Se i romanzi potessero essere architetture "Perduto per sempre" sarebbe senza dubbio il Panopticon, la prigione pensata da Jeremy Bentham nel 1787. Qui, l'occhio inesorabile del giovane Luigi Steiner si erge al centro del mondo che, nascosto in miriadi di piccole celle, brulica intorno a lui. Come l'osservatore occulto che dalla torre centrale controlla l'esistenza dei prigionieri, Luigi vede tutto, studia ogni minimo accadimento salvo poi non avvicinarsi mai al nucleo caldo, al cuore della vita. Il mondo raccontato da Luigi è una famiglia normale, per quanto può esserlo una famiglia, ovviamente. Ma è ricco, ha un padre potente e un futuro davanti. Nella sua, come in ogni famiglia normale, accadono le cose più alte e le più misere, e tutto viene osservato come in un film girato con la camera a mano. Con dolente eleganza, Luigi snocciola capitoli e ferite di una saga familiare dominata da un padre la cui silhouette è troppo smaltata, troppo affascinante per non nascondere la crudeltà e la prepotenza di un animo fragile e irrisolto. Il suo magnetismo attrae e respinge gli altri componenti della famiglia, Luigi, la sorella e la madre, ognuno teso verso la propria salvezza nella disperata ricerca di un amore che non sia autodistruttivo. Ma proprio quando i destini sembreranno fatti e l'irreparabile compiuto, sarà l'inattesa apparizione di Michelle, donna sfuggente e imperscrutabile, a coinvolgere gli ultimi due giocatori rimasti, trasformando l'ossessione d'amore in una vendetta.
10 recensioni presenti. Media Voto: 4 / 5anna (04-07-2007) bello, ben scritto, credibile, coinvolgente. "con le peggiori intenzioni" mi aveva annoiata e lo avevo lasciato là dopo cento pagine, per questo ho anche perso preziose ore di sonno. bella anche la fine, giusta così. Voto: 4 / 5 |
Filippo W2M filippo@w2m.it (11-04-2007) Perduto per sempre - sottotitolabile Bollori e dolori del giovane Steiner - è un romanzo (edito Rizzoli) che se tradotto in architettura sarebbe (almeno stando alla costa di copertina) il Panopticon (dal greco "che tutto mostra"), prigione ideale pensata a fine settecento dal filosofo inglese Jeremy Bentham: un carcere radiocentrico costruito in modo tale da permettere ad un unico guardiano di tenere sotto controllo tutti i detenuti allo stesso tempo. Ed in effetti Perduto per sempre è la visione egocentrica della vita di Luigi Steiner, il quale fa correre a tutto tondo lo sguardo sul mondo - sul suo mondo - dall'infanzia alla piena maturità. Ci regala così la sua visione della vita, della sua famiglia - succube della fortissima figura del padre, uomo di grande successo e donnaiolo incallito - del rapporto con l'altro sesso partendo da quello con la madre... ed in questo tentare di analizzare la vita in generale attraverso una visione, un punto di vista soggettivo, Luigi resta prigioniero di se stesso, dei suoi preconcetti, del ruolo che si è ritrovato a recitare fin da bambino. A tratti divertente, scanzonato, troppo spesso sbrodoloso nell'utilizzare vocaboli ed aggettivi ricercati e desueti, Moroni ci regala un romanzo discreto, ma talvolta noioso, che però eviscera una grande verità per una generazione di italiani: la difficile convivenza con padri che si son fatti da sè, padri orgogliosi di loro stessi... padri ingombranti. Padri sui quali cercare rivalsa, vendetta, soddisfazione. Padri che ad un certo punto - però - invecchiano e sui quali ad un certo punto rivalersi suona quasi come "infierire", padri che prendono il posto della proverbiale madre italiana, dalla generazione del 1970 in poi, come figura centrale nella conflittualità dell'uomo latino. Generazione perduta! Ideale sceneggiatura per un regista italiano della nuova generazione, per un esordiente...
Voto: 2 / 5 |
Giuseppe (18-02-2007) Io sono uno che legge a profusione e spesso leggo due o tre libri contemporaneamente, ma questa volta sono rimasto fedele a Moroni fino alla fine. Mi ha soddisfatto l'epilogo. I comportamenti dei genitori non devono godere sempre e comunque dell'immmunità.Moroni è abile a farci amare i suoi personaggi e simpatizzare ora per uno ora per l'altro,soffrire con loro e vendicarci con loro.L'autore ha descritto l'eutanasia di una famiglia. Inutile voler tenere uniti i cocci di una famiglia che non c'è... e ha staccato la spina. Voto 5/5 Voto: 5 / 5 |
Giulia Calenda (15-02-2007) Bellissimo. Travolgente. Lo leggi in macchina augurandoti per la prima volta in vita tua che il semaforo resti rosso il più a lungo possibile. Nel casino della mensa in pausa pranzo. La sera fino a che non cadi morto sul cuscino. In fila alla cassa del supermercato. Una droga. E poi ci continui a pensare. E ti mancano Anita, Lorenza e anche quel meraviglioso bastardo di Luigi Steiner. Voto: 5 / 5 |
Lorenzo (08-01-2007) Consiglio vivamente questo libro, una lettura a tratti entusiasmante, soprattutto la prima parte. La storia, che gira attorno alla vita familiare ed affettiva del protagonista, è avvincente e induce ad interessanti riflessioni grazie all'analisi profonda ed acuta dell'autore delle complesse dinamiche interpersonali tra i vari personaggi del libro. L'ho letto in due giorni, e mi ritrovo a meditare su alcuni passi particolarmente ben riusciti anche ora che è passata già una settimana. Voto: 4 / 5 |
raffaella (05-12-2006) Luigi Steiner, protagonista del romanzo è un personaggio che convince. Piace perchè sincero.
Un buon libro,ben scritto, fruibile,che ti tiene attaccato alla pagina fino all'ultimo. Voto: 3 / 5 |
sebastiano (30-11-2006) ottimo romanzo per scrittura e per concezione. una carrellata di personaggi ben delineati e assortiti intorno a un protagonista difficile e attraente. una trama calibrata eppure coinvolgente.
unica pecca: avrei voluto sentirne parlare, leggere le opinioni dei critici, ascoltare l'autore sui media, come ormai capita per qualunque ragazzetta che provi a scrivere di sesso o simili... invece niente. peccato. Voto: 5 / 5 |
l. bianchi (20-11-2006) paratesto ingombrante, noia qua e là: "perduto per sempre" sembra la versione esangue e milanese di "con le peggiori intenzioni", sola e furbesca fonte d'ispirazione per un libro che si può anche leggere ma che non lascia traccia alcuna. Voto: 2 / 5 |
Priscilla (20-11-2006) Libro molto bello. Intenso. Feroce. Dolcissimo. Personaggi che ti restano dentro come parenti indigesti. E tornano su per giorni come peperoni alla messicana. Voto: 5 / 5 |
Gianluca (13-11-2006) Molto bello questo libro. Romanzo di formazione in questi tempi non propriamente felici. Voto: 5 / 5 |
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