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Merini Alda - L' altra verità. Diario di una diversa | Un alternarsi di orrore e solitudine, di incapacità di comprendere e di essere compresi, in una narrazione che nonostante tutto è un inno alla vita e alla forza del "sentire". Alda Merini ripercorre il suo ricovero decennale in manicomio: il racconto della vita nella clinica psichiatrica, tra elettroshock e autentiche torture, libera lo sguardo della poetessa su questo inferno, come un'onda che alterna la lucidità all'incanto. Un diario senza traccia di sentimentalismo o di facili condanne, in cui emerge lo "sperdimento", ma anche la sicurezza di sé e delle proprie emozioni in una sorta di innocenza primaria che tutto osserva e trasforma, senza mai disconoscere la malattia, o la fatica del non sentire i ritmi e i bisogni altrui, in una riflessione che si fa poesia, negli interrogativi e nei dubbi che divengono rime a lacerare il torpore, l'abitudine, l'indifferenza e la paura del mondo che c'è "fuori".
Media Voto: 4.25 / 5Emanuela (07-09-2010) Un libro che fa rabbrividire, che racconta i metodi poco medici e poco umani messi in atto nei manicomi nel periodo che precede la Legge Basaglia.
Una storia vissuta in prima persona... ecco perchè, probabilmente colpisce così tanto: Alda riesce a rendere "partecipe" il lettore di quelle torture.
Ho divorato il libro in una sera... ed ha alimentato in me tanti interrogativi... Voto: 4 / 5 |  |  |  |
FRANCESCO franzdebba@libero.it (22-02-2010) Libro di denuncia sociale dai caratteri foschi e cupi che di certo non rasserenano gli animi ,ma gettano una luce inquietante sulla criminalita' della classe psichiatrica del periodo da cui i cittadini devono anche oggi(attualita' aere perennius della propalazione) prendere le adeguate distanze.tali spregevoli soggetti,medici psichiatri affiancati da squallide concubine perverse esecutrici di ordini e corree di persecuzioni, si sono rivelati potenziali assassini che infliggevano con crudelta' e cieca volonta' di persecuzione tormenti ai pazienti,quasi per soddisfare le loro volutta' represse,la loro libido delendi criminale,novelli restauratori del clima di auschwitz.tra paziente recluso ed ebreo deportato le differenze si annullano.triste testimonianza,libro a fosche tinte che non solleva l'animo del lettore quasi opprimendolo ,certo non e' rimini o altri libertini di tondelli,ma da' molto da riflettre e stimola la presa di coscienza di cosa sia stata la societa' italiana degradata all'inverosimile verso i piu' deboli,zavorre da disprezzare prive di diritti e strumenti inutili di cui disfarsi in tempi rapidi.l'isola di sopravvivenza del talento individuale ha offerto alla scrittrice una parziale ancora di salvataggio,ma ella ha davvero rischiato di uscire dal luogo di prigionia sanitaria ,ridotta come erano tutti gli infelici infermi allo stadio larvale dalla medicina psichiatrica criminale,avvolta da un sudario di lino. Voto: 5 / 5 |  |  |  |
Alessia (02-02-2010) Un libro,un diario,una testimonianza e molto di più...un libro bello e triste di una grande autrice, dove si alternano momenti di grande atrocità e momenti struggenti nella descrizione della relazione che l'autrice intreccia con Pierre.Mi ha molto emozionato, si finisce di leggere in poche ore, anche per il linguaggio diretto ed estremamente realistico.L'opera inoltre,oltre a rappresentare un dramma personale con continue riprese alla psicoanalisi freudiana,costruisce uno spaccato sociale sui metodi maniconiali e sulla condizione femminile che si limitava ad essere quella di casalinga-moglie-madre,di quegli anni.Da leggere. Voto: 4 / 5 |  |  |  |
Leonardo Banfi (Novate Milanese) (09-05-2007) Ci si aspetta forse di più quando si compra un libro di un autore prestigioso, e forse è per questo che non mi ha colpito più di tanto. Attraverso il diario Alda cerca di trasmettere al lettore esperienze di vita in una realtà, a pensarci quasi virtuale per noi che non abbiamo vissuto gli abusi fisici e soprattutto psicologici del manicomio, sui quali è centrato il saggio. Si perché più che un diario è un saggio nel quale vengono toccati temi come la condizione della donna nella società di quegli anni e la facilità che avevano i medici a somministrare farmaci in alte dosi, da elefante. Nonostante tutto Alda Merini racconta la sua tragica esperienza con quasi il sorriso sulle labbra, il sorriso che ha trovato con l'amore che è nato in manicomio, posto dove le persone vengono trattate come prive di sentimenti e quasi incapaci di dare e ricevere amore, seppur forse con modi non convenzionali, almeno non usuali per coloro che vivono nella società dei "Sani"? Da leggere anche perché si impara a scrivere in un linguaggio corretto, come è quello utilizzato da Alda. Voto: 4 / 5 |  |  |  |
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