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Walpole Horace - Il castello di Otranto | Si suppone che gli avvenimenti si svolgano nel Duecento. Manfredo, signore di Otranto, nipote dell'usurpatore del regno che ha avvelenato Alfonso, il lettimo sovrano, vive sotto l'incubo di una profezia, secondo cui la stirpe dell'usurpatore continuerà a regnare, finché il legittimo sovrano non sia divenuto troppo grosso per abitare il castello e finché discendenti maschi dell'usurpatore lo occupino. Quando la profezia sembra avverarsi, Manfredo atterrito confessa il modo dell'usurpazione e si ritira in un monastero con la moglie. Il romanzo fu pubblicato nel 1764 e, nella prima edizione, era descritto come una versione dall'italiano.
Media Voto: 3 / 5Renzo Montagnoli renzo.montagnoli@gmail.com (28-08-2009) Al di là della vicenda della paternità questo romanzo, che non potrà mai essere ricordato come un capolavoro della letteratura, presenta tuttavia caratteristiche peculiari tali che ne decretano la doverosa memoria, trattandosi del primo libro di genere gotico.
Si rilevano infatti quelle caratteristiche di mistero, di passioni occulte, di incombenza della morte, del realizzarsi di antiche profezie, di personaggi del tutto straordinari e immaginari, che uniti a un’atmosfera cupa, di tensione psicologica, costituiscono gli elementi basilari per opere successive, senz’altro di maggior pregio, quali, una per tutte, Frankenstein di Mary Shelley.
Non è che allora il romanzo di Walpole meriti di essere letto solo in considerazione delle sue caratteristiche innovative?
Purtroppo devo rispondere che l’opera non presenta altri particolari elementi di valore, perché i personaggi appaiono degli stereotipi, tutti buoni o tutti cattivi, per non parlare della trama in cui i dialoghi sono avulsi dalla tensione che è invece presente, anche se assai contenuta.
C’è da considerare peraltro l’epoca, il modo elaborato di scrivere e di parlare, che toglie quell’indispensabile senso di immediatezza e di logicità di comportamento in protagonisti sottoposti a prove naturali e sovrannaturali tali da impedire loro qualsiasi forma di reazione calma e ponderata.
Sono in ogni caso dell’idea, che, pur con i suoi limiti stilistici, ancor oggi possa costituire una gradevole lettura per gli appassionati degli amori impossibili e delle storie a lieto fine, dove a trionfare è sempre il bene, anche e soprattutto grazie all’elemento soprannaturale.
Voto: 3 / 5 |  |  |  |
Paolo (23-07-2008) Romanzo gotico, che non si può giudicare con il metro usato per quelli moderni.
Pur non essendo un capolavoro non può mancare nella libreria degli appassionati del genere. Voto: 4 / 5 |  |  |  |
Antonio alius3@tre.it (27-11-2007) Il primo terzo del romanzo è intrigante, ma poi si perde, a mio avviso, in dialoghi prolissi ed appesantiti da un linguaggio troppo lontano dal lettore d'oggi, diventando a tratti noioso. Privo di descrizioni, il Castello di Otranto poggia su superstizioni e credenze che oggi suscitano ilarità e non la paura che dovrebbe, invece, infondere nel lettore (moderno). Una lettura evitabile se non costituisse il primo esempio di romanzo gotico da cui attingerà la letteratura europea. Voto: 2 / 5 |  |  |  |
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