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De Rienzo Giorgio - Il mostro di Bargagli |
Tra il 1961 e il 1983 un impressionante sequenza di omicidi insanguina Bargagli, un paese sulle colline genovesi della Val Bisagno. Uomini e donne apparentemente senza nemici vengono trovati morti con la testa fracassata da una pietra. Ce n'è quanto basta, almeno alla stampa, per parlare di un mostro e scatenare la fantasia di quanti negli omicidi vogliono vedere un filo conduttore. Due indagini della magistratura vanno a scavare nel passato, scoprono connessioni tra quelle morti e stragi avvenute nella zona durante i giorni convulsi della Liberazione, ma non arrivano a risultati concreti e vengono sepolte sotto l'ostinato silenzio di tanti. La teoria del mostro, ideale per vendere qualche quotidiano in più, non convince Francesco, che ha seguito come cronista i primi omicidi e ha continuato a studiare per anni l'intera vicenda, spinto da un'attrazione inquietante. Sente infatti di avere dentro di sé, nascosto in un angolo della coscienza, il germe di una verità diversa. Deciso ad allontanare la fastidiosa sensazione a ogni costo, torna nel borgo dove ha trascorso l'infanzia per scavare nella propria memoria. Potrebbe essere la volta buona per abbattere il muro di omertà alzato con ostinazione dagli abitanti di Bargagli, custodi di un segreto impenetrabile. Il nuovo romanzo di Giorgio De Rienzo, libero da ogni pregiudizio e conformismo ideologico, intende portare chiarezza su una delle vicende più oscure e imbarazzanti della nostra storia recente.
Media Voto: 2.5 / 5simone (14-01-2009) Niente di nuovo.
Chi si aspettava una svolta, perchè di svolta sembrava trattarsi, rimarrà deluso.
Simone
Voto: 2 / 5 |
carlafed (28-02-2008) Sono genovese e ho passato gran parte della mia infanzia a Bargagli. Conosco bene la storia del cosidetto ‘mostro’, anche perché possiedo il famoso ‘libretto color senape’ di cui in questo libro si parla a pag. 71 e seguenti. Mi pare alquanto bizzarro che questo "libretto" venga citato come fosse un'invenzione, mentre invece esiste, ed esiste il suo autore, il fantomatico professore, che è, per quanto ne so, ancora vivo, vegeto e molto attivo nella sua opera di ricostruzione storica. Questo romanzo non aggiunge nulla di nuovo a quanto già era stato detto, e si continua a dire, in modo a volte sincero, a volte strumentale, sui tragici fatti di Bargagli. Si inserisce in quel filone di rivisitazione (mi rifiuto di chiamarlo revisionismo) della Resistenza in termini più crudi e realistici, che si prefigge far piena luce anche sugli eventi meno edificanti e più oscuri. Quest’indagine mi pare doverosa e corretta, anche se romanzare certe tragedie richiederebbe un distacco temporale forse più ampio di quello attuale. A parte alcune imprecisioni e leggerezze (conosco molto bene luoghi e usanze e certe dissonanze le percepisco a pelle), la ricostruzione ‘storica’ sia dei fatti locali sia della figura del comandante Bisagno è onesta. Meno coinvolgente e piuttosto scialba la vicenda personale, a tratti francamente ridicola, con una conclusione da ‘giallo’ convenzionale. Il mio voto è 3 su 5, ma solo perchè mi ha commosso un romanzo che parla della "mia gente".
Voto: 3 / 5 |
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