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Pansa Giampaolo - I tre inverni della paura |
Nevica sangue nei tre inverni della paura. Sono le stagioni più dure della guerra civile italiana e dell'interminabile dopoguerra. Tedeschi, fascisti e partigiani combattono con obiettivi diversi, ma compiono le stesse atrocità. È questo disordine crudele a travolgere Nora Conforti. Diciotto anni, ragazza di famiglia ricca, Nora si rifugia con il padre sulle colline fra Reggio Emilia e Parma. Non immagina che proprio lì incontrerà il primo amore e subito dopo gli orrori di due guerre in grado di sconvolgere la sua esistenza. Giampaolo Pansa ci racconta una storia che nasce da lunghi anni di ricerche sulla Resistenza e sulle sue tante zone d'ombra. Un affresco della borghesia agraria emiliana, nell'arco di sei anni infernali, dal giugno 1940 alla fine del 1946. E una ricostruzione controcorrente di un'epoca feroce. Accanto a figure che appartengono alla storia, come Togliatti, De Gasperi, i capi delle bande rosse e nere, il vescovo Socche, il partigiano bianco detto "il Solitario", si muove la gente comune di quegli anni. Le donne chiamate a sopportare il peso più grande della guerra. I bambini messi di fronte al terrore politico. I giovani schierati su trincee opposte. L'asprezza dello scontro fra ricchi e poveri. Le vittime del dopoguerra che emergono dalle fosse segrete, fantasmi capaci di turbarci ancora oggi.
Recensioni 1 - 20 di 23 recensioni presenti. Media Voto: 3.47 / 5aNTONIO (26-08-2009) Storia inconsistente, con personaggi assolutamente sbiaditi e insignificanti, molto manichei. Il giovane rampollo animato dal sacro amore patrio che si immola nelle sperdute lande della Russia, il malvagio ragazzo comunista, figlio di povera gente, crudele e ignorante che è responsabile dei delitti più biechi. Nelson, il marito, è un trapanante che fa il mercato nero. Sono tutti stereotipi. Nora, la protagonista, è squallida e antipaticissima e alla fine non vedi l'ora di liberartene, perchè oltretutto già dalle prime pagine capisci che il finale è scontato. Il problema principale di Pansa, che vuole fare lo storico, è che non tiene in considerazione i risvolti sociali di quel periodo. Ad esempio perchè in quel triangolo i fatti di sangue furono più numerosi, rispetto al resto dell'Italia? Perchè i comunisti reggiani e parmensi erano più "cattivi" o non, forse, perchè in quelle zone nacque e imperversò la squadrismo più bieco, che non fu tanto illuminato come Pansa vuol darci ad intendere. Ho letto tutti i suoi libri. Dopo il primo, che ho discretamente apprezzato, perchè sollevava il problema della guerra civile in modo tutto sommato originale, gli altri sono stati tutti delle fotocopie. Mi sono ripromesso di non comprarne più, ma i miei amici a Natale mi regalano sempre "l'ultimo di Pansa" e io li ringrazio con un sorriso forzato sulle labbra! Voto: 2 / 5 |
K. (21-07-2009) Se dovessi dare il voto al romanzo darei 2, se dovessi darlo al saggio storico darei 4. Dato che il libro non è né l'uno, né l'altro, mi sembra giusto dare un 3 che è la media.
La trama della parte romanzesca del libro è pressocché inconsistente, i personaggi sono piuttosto vuoti ed anche il modo di raccontare non è di certo da Nobel della letteratura. I dialoghi scarni e a volte surreali annoiano anche un po'. Tutto queste serve dunque solamente da "scusa" per parlare di fatti di tutt'altro genere, ovvero le barbarie commesse da gruppi di partigiani durante la guerra civile. Pare che Pansa si sia documentato parecchio per scrivere questo libro e difatti la parte giornalistica è decisamente meglio di quella di fantasia che a volte viene completamente abbandonata per fare spazio alla cronaca di allora. In sostanza: deludente come romanzo, interessante come saggio giornalistico. Voto: 3 / 5 |
david65 (16-02-2009) Si prefigge il compito di raccontare il lato buio della Resistenza partendo dal presupposto che la Storia la scrivono i vincitori commettendo spesso nel fare ciò gravi peccati di omissione. La Resistenza in Italia è stato per decenni un argomento sul quale non si è potuto discutere serenamente e a causa di ciò migliaia di morti sono stati dimenticati. Muovendo da tali premesse (nobili, peraltro) il libro finisce per criminalizzare i partigaini rossi, descrivendoli come una masnada di pazzi sanguinari e per compiere un'omissione ancora più grave di quella denunciata, vale a dire non sottolineare con sufficiente forza gli antefatti storici che hanno resa necessaria in Italia una Guerra di Resistenza e le ragioni che le due parti contendenti avevano. Se si fa un processo alla Storia è necessario che oltre ad elencare una sfilza impressionante di crimini si acquisiscano e illustrino compiutamente anche le ragioni ad essi sottese. Le esecuzioni sommarie non sono mai completamente giustificabili, però, è possibile e doveroso fare una distinzione tra i diversi eventi e non metterle tutte sullo steso piano.
Per quanto riguarda la formula narrativa, rimane sospesa tra il romanzo ed il saggio (o meglio l'inchiesta giornalistica) finendo per non convincere pienamente nè in un senso nè nell'altro. Voto: 2 / 5 |
Stefano (07-02-2009) Bel romanzo che ha come unico limite il diventare troppo spesso saggio storico tralasciando la narrazione per periodi forse un po' troppo lunghi. Voto: 3 / 5 |
guapa (24-01-2009) Non chiamiamolo romanzo. I personaggi sono come degli omini di gesso che vengono mossi di qui e di là. Non hanno un minimo di personalità e introspezione. Anche la loro storia risulta piuttosto insulsa. Quello che voleva fare Pansa era mettere in luce quello che, a suo dire, è stato taciuto nel dopoguerra. Ma perchè non scrivere un saggio, allora? Voto: 3 / 5 |
Manuela (08-01-2009) Un romanzo sulla guerra in cui il connubio finzione e realtà non è riscito a convincermi e commuovermi. Voto: 3 / 5 |
Mar. (30-11-2008) Ieri notte l'avevo finito, in non molto tempo.
' I tre inverni della paura '
Circa 576 pagine, ma, a parte qualche "appesantimento", è un romanzo che si legge bene.
Certo non è un libro di storia contemporanea, ma un bel romanzo, recente, che ' (... ) si regge su un intreccio di fantasia e su personaggi immaginari. Ma i fatti che costituiscono lo sfondo del racconto, e lo accompagnano quasi in ogni pagina, sono veri e appartengono alla storia degli anni fra il 1940 e il 1946. (...) '
Ambientato vicino a "noi", sull'Appennino emiliano, durante, appunto, i tre inverni della guerra civile.
Particolarmente in Emilia, verso la fine della 2^ guerra mondiale e dopo la Liberazione c'era stato un numero quasi impressionante di assassinii pseudo - politici. Fino all'intervento piuttosto risoluto di P. Togliatti (chiamato anche ' il Migliore '), che per un bel po' aveva ignorato e / o sottovalutato le questioni, centinaia di civili sono morti e in vari casi scomparsi.
Senza nulla togliere alla vera Resistenza, leggendo un bel romanzo si scoprono fatti poco noti e credo abbastanza utili da conoscere.
In più, è ambientato in zone "conosciute", come, per es., Parma, Traversetolo, Quattro Castella, con "puntate" anche a Reggio Emilia, Casina, Pavullo nel F., ecc.
Uno stralcio del commento del Corriere della Sera lo decsrive abbastanza bene: «Pansa non vuole demonizzare la Resistenza, ma raccontare gli eccessi di cui fu vittima una parte della popolazione italiana. Una tragedia che ha trovato pochi cantori».
Giampaolo Pansa è un giornalista e scrittore italiano, nato a Casale Monferrato nel 1935.
Ha lavorato a La Stampa, Il Giorno, Il Corriere della Sera, Panorama e La Repubblica ed è stato condirettore di L'Espresso, per il quale ha anche tenuto una rubrica settimanale di politica e costume: il Bestiario.
La sua posizione politica, individuabile oggi in una opzione social-liberale di lontana matrice azionista è stata per anni molto vicino alla sinistra di opposizione Italiana e al Partito Comunista. Questa semplice c Voto: 4 / 5 |
vitt12 (30-11-2008) Voler scrivere un romanzo storico e ottenere nè un romanzo nè un libro storico. Trama assolutamente inesistente, con un'overdose di fatti storici che rende il romanzo assolutamente noioso. Se si voleva ancora una volta sottolineare come in Italia ci sia stata una guerra civile con colpe e infamie da ambo le parti si doveva scrivere un libro diverso, senza voler a tutti i costi inserire il passato in una trama che fa acqua da tutte le parti Voto: 2 / 5 |
Mattia (17-11-2008) questo libro squarcia, ancora una volta, un velo di oblio. Vengono descritti, anche, ulteriori scenari di sangue e di lotte fratricide; un triste periodo che alcuni personaggi del testo definiscono della c.d. "seconda guerra civile" (dal 25 aprile al 1946). Il sangue scorre a fiumi, tra odi, rancori, vendette e desideri di sopraffazione nel tentativo di instaurare nuove forme di totalitarismo. Un romanzo, ma con cifre e nomi delle vittime reali. Da leggere e riflettere... Voto: 4 / 5 |
luca luca.caserini@fastweb.it (12-11-2008) Ho letto con sommo piacere il libro di Giampaolo Pansa, e il fatto di essere leggibilissimo è già un buon pregio per un libro. Accanto alla storia appassionante, emergono poi verità troppo spesso taciute sulle nefandezze commesse in quel periodo, per questo saluto con soddisfazione il buon successo di pubblico ottenuto dal romanzo. Ritengo inoltre quanto mai necessari mettere in guardia soprattuttop i giovani su quanti guai possano provocare le ideologie e la mancanza di valori. Emergono dalla trama anche figure umane positive, esemplari, che pur in mezzo a mille disavventure testimoniano la loro voglia di vivere e il loro credere nei valori importanti della vita. Un solo appunto faccio all'autore: perchè quel finale? Se la storia di Nora è tratta da una storia vera, posso capire; ma se il personaggio è inventato, perchè non risparmiarla da quella violenze di cui, a soli 24 anni, già era stata sofferente spettatrice? Almeno nei libri, un po' di lieto fine non guasta mai.... Voto: 4 / 5 |
Marco Valda (16-09-2008) Trama inconsistente, analisi dei personaggi superficiale e troppo funzionale a ricostruzioni storiche approssimative e schematiche.
Fa venire voglia di fare altro... Voto: 1 / 5 |
marco lunghi ing.marco.lunghi@alice.it (09-09-2008) Non voglio entrare nel merito dei fatti raccontati dal saggio(mi rifiuto di chiamarlo romanzo, essendo del tutto inconsistente la trama narrativa)perchè non ho elementi per stabilire la veridicità o meno degli stessi. Voglio comunque senz'altro credere che l'autore, noto per la sua serietà di giornalista, si sia ampiamente documentato. Mi dispiace però dover constatare come lo stesso abbia mostrato molta meno serietà nel rispetto dovuto da uno scrittore alla grammatica italiana. Ha completamente stravolto infatti l'utilizzo dei pronomi personali, utilizzando sempre e soltanto come complemento di termine la forma "gli", anche al femminile ed al plurale. Un vezzo del tutto ingiustificato che rende veramente disgustosa la lettura. Voto: 3 / 5 |
Giorgio attimofuggente@iol.it (31-07-2008) Che strano, sembrano due libri mescolati assieme ! Gampaolo Pansa poteva scrivere un romanzo senza ricorrere a mille espedienti narrativi, per citare gli innumerevoli orrendi omicidi di quegli anni.
Un pò inverosimile. Voto: 2 / 5 |
massimo (30-07-2008) Chi si aspetta un capolavoro letterario rimarrà senz'altro deluso, ma con questo libro Pansa, attraverso una racconto scorrevole, ha il grosso merito di descriverci gli avvenimenti di quel buio periodo della storia situati attorno alla liberazione e che purtroppo, per opportunismo politico e culturale, sono sempre stati oscurati. E' un'opera che sarebbe opportuno far leggere ai propri figli e a scuola. Un grosso grazie all' autore per il suo costante e coraggioso impegno di questi ultimi anni. Voto: 5 / 5 |
Claudio M. - Roma (29-06-2008) ...è la storia (cronaca vera) di quegli anni, rielaborata in forma di romanzo: era ora! Un romanzo, certo formalmente atipico in quanto intriso di cronaca giornalistica... ma che uso sapiente della "suspence"! - Una volta superati i tabù degli ultimi sessant'anni, si spera che finalmente ai nostri nipoti possa venire insegnata la vera storia, purtroppo ingloriosa, di quel tristissimo dopoguerra.
Voto: 5 / 5 |
Giancarlo (27-06-2008) Definito da alcuni una “Via col vento all’emiliana”, in quanto ambientato fra le province di Parma e Reggio durante la guerra civile 1943-1946, il noto triangolo della morte, è un affresco in chiave romanzata dei tragici anni in cui ad una guerra vera, una guerra combattuta fra soldati, se ne aggiunse un’altra ben più terribile, in quanto combattuta senza regole, che poteva toccare chiunque e da cui era difficile difendersi e che si protrasse fino all’estate del 1946.
Un quadro in cui personaggi di fantasia, i protagonisti del romanzo, ci parlano di figure storiche del periodo e ci introducono alla realtà di quegli anni spesso poco conosciuta e, fortunatamente, territorialmente limitata in tale e tanta virulenza. GR Voto: 5 / 5 |
ALBERTO GUARDUCCI (26-06-2008) Carissimi amici lettori, dopo aver letto il libro, sono rimasto sconcertato da quanto l'Autore ci racconta: i fatti, così some riportati, mi hanno fatto rabbrividire, non solo per la crudeltà delle morti in tempo di guerra, ma soprattutto perchè riconosco nell'atteggiamento i comunisti o ex comunisti di oggi (ben inteso limitato all'atteggiamento verso gli altri). Vivo in Toscana e li conosco bene! Il mio desiderio è che tutti i nostri fratelli morti in guerra sia fascisti che comunisti che di altro pensiero abbiano riconosciuto il proprio nome e cognome nelle lapidi dei loro paesi di origine, ricordandoli come martiri della nostra libertà - tutti indistintamente - infine vorrei che da libri come questo venisse fuori un ampio movimento di opinione nazionale che faccia arrivare nel più breve tempo possibile, la vera storia della seconda guerra mondiale nelle scuole e nei media.
Infine vorrei ringraziare di cuore Giampaolo Pansa per avermi dato la possibilità di conoscere la vera storia del mio paese: L'Italia!! Voto: 5 / 5 |
Amedeo Ferri (25-06-2008) Come sempre Giampaolo Pansa ci offre la possibilità di riflettere e ragionare sugli accadimenti del periodo della guerra civile e del non meno tormentato dopoguerra. Di queste cose, per anni si è evitato accuratamente di parlare e la storiografia accademica, in mano a "storici" faziosi, ha sistematicamente ignorato questa storia ideologicamente "scomoda".
Il grazie a Pansa è dunque ancora una volta sentito e doveroso, anche se fonti dirette e affidabili smentiscono i fatti narrati nel romanzo a pagina 404 e seguenti (la fucilazione di sette brigatisti neri presso lo stadio di Soresina, nel Cremonese): dopo la fine della guerra a Soresina fu ucciso un solo fascista, "giustiziato" da un "partigiano" comunista che negli anni Cinquanta approdò nuovamente agli onori della cronaca come appartenente a una banda di rapinatori.
Voto: 4 / 5 |
niori (19-06-2008) I personaggi sono descritti in modo approssimativo e così pure le situazioni che sembrano riportate solo per " sentito dire".
La società emiliana risulta artificiale e poco precisa. Sembra scritto a più mani e non si riconosce il Pansa dell'Espresso.
Libro per fare cassetta. Voto: 2 / 5 |
Beppe varenne.z@libero.it (17-06-2008) Vero è che chi si aspettasse un romanzo nel senso più classico del termine potrebbe rimanerne un pochino spiazzato...ma la drammatica realtà storica che riempie le pagine di Pansa ha la forza di un tornado estivo...avendo la fortuna di essere nati nell'Italia di oggi si rimane spiazzati e sgomenti al pensiero che (al di la dei protagonisti della narrazione) una Nora, un Nelson, un Giulio, un Agostino o un Giovanni abbiano realmente vissuto le orribili tragedie della guerra fascista prima e, sopratutto, di quella civile dopo...un libro di un importanza capitale...senza alcun dubbio da adottare quale testo didattico nelle nostre scuole...conoscere i fatti per rammentarli...e non rischiare di ripeterli... Voto: 5 / 5 |
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