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Flaiano Ennio - Tempo di uccidere |
Premio Strega 1947. In un'Africa spogliata di ogni esotismo e folclore, un tenente dell'esercito italiano vaga alla ricerca di un medico, guidato dal mal di denti. Si allontana dal campo, rimane solo, si perde. È così, per caso, che cominciano le avventure del protagonista di "Tempo di uccidere", indubbiamente il capolavoro di Ennio Flaiano. Un susseguirsi di casi fortuiti e banali crea le condizioni per le avventure del protagonista, un antieroe solitario che del caso diventa prigioniero e schiavo, tanto da arrivare a credere che la propria storia non sia nient'altro che il compiersi di un destino prescritto. Perché alla fine, in qualche modo, da ogni circostanza sembra scaturirne un'altra: un incidente, l'incontro con Miriam, l'amore, lo spettro di un omicidio e quello della lebbra. Tutto appare concatenato, tutto concorre a trascinarlo in una cupa crisi esistenziale.
http://giotto.ibs.it/cop/copj170.asp?f=9788817023337
Tempo di uccidere
In un'Africa spogliata di ogni esotismo e folclore, un tenente dell'esercito italiano vaga alla ricerca di un medico, guidato dal mal di denti. Si allontana dal campo, rimane solo, si perde. È così, per caso, che cominciano le avventure del protagonista di "Tempo di uccidere", indubbiamente il capolavoro di Ennio Flaiano. Un susseguirsi di casi fortuiti e banali crea le condizioni per le avventure del protagonista, un antieroe solitario che del caso diventa prigioniero e schiavo, tanto da arrivare a credere che la propria storia non sia nient'altro che il compiersi di un destino prescritto. Perché alla fine, in qualche modo, da ogni circostanza sembra scaturirne un'altra: un incidente, l'incontro con Miriam, l'amore, lo spettro di un omicidio e quello della lebbra. Tutto appare concatenato, tutto concorre a trascinarlo in una cupa crisi esistenziale.
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13 recensioni presenti. Media Voto: 4.53 / 5ferruccio ferrucciodemagistris@hotmail.it (14-05-2013) Guerra d'Etiopia 1935-1936. In un ambiente esotico e spesso surreale, hanno luogo le vicissitudini, in un segmento temporale di poche settimane, di un giovane ufficiale facente parte della spedizione in Africa orientale. Al di là della guerra, poco combattuta, è focalizzata l'introspezione personale che rivela i lati oscuri e non accettati di certe condizioni caratteriali foriere di situazioni di paura, di codardia che inducono ad atti sconsiderati e violenti dai quali emerge la consapevolezza delle proprie debolezze per le quali si assume la doppia veste di carnefice e vittima. Una narrazione che ci fa immergere nella assolata terra d'Africa in un periodo non certo felice per le nostre truppe coloniali. Voto: 4 / 5 |  |  |  |
federica (02-04-2012) L'ho apprezzatto tanto.Mi ha ricordato "lo Straniero" di Camus,ma con più ironia.Non sono d'accordo con il giudizio sulle prime 60 pagine, per me è stato un crescendo-rivelazione,appassionante e senza tregua.A tratti mi sembrava di assistere ad un film di Shyamalan in attesa del colpo di scena finale.Bella l'evoluzione della mente omicida del protagonista,moderno caso per la psichiatria forense,un assassino casuale e calcolatore,tragicomico e determinato.Massimo dei voti e consigliatissimo. Voto: 5 / 5 |  |  |  |
Serena (18-12-2011) Ironico e crudele a contempo. Una bella scrittura, (sebbene ridondante soprattutto verso la fine), nonostante io non apprezzi i giornalisti che si "reinventano" scrittori, ma per Flaiano è il contarario: Anna Longanesi nell'introduzione lo definisce "un intellettuale prestato alle scritture minori del giornalismo e del cinema".
Le descrizioni dei luoghi sono spettacolari, alla maniera di Conrad, fanno ben capire quanto avesse a noia l'Africa o il fatto di trovarvicisi.
Ricorda molto il tormanto psicologico di Rodija in "delitto e Castigo". Voto: 4 / 5 |  |  |  |
Mapo (08-11-2011) Forse il più bel romanzo del '900 italiano. Sottile, ironico, avvincente traccia in modo surreale le peripezie di un ufficiale italiano durante l'invasione dell'Eritrea Voto: 5 / 5 |  |  |  |
franco scaramuzzi (18-07-2011) Vedo che altri lettori hanno sottolineato la vittoria antica del premio strega, e brutalmente arrembato contro i vincitori recenti, come Mazzantini e Veronesi. Ancora non sapevano dell'ultimo, forse peggiore. Tempo di uccidere, sia pure con qualche riserva su alcune scelte stilistiche, è un romanzo storico e sociale che fa onore alla narrativa italiana. Voto: 4 / 5 |  |  |  |
Giovanni (06-12-2010) Nel contesto della sua epoca si può capire il successo del libro. Oggi forse non avrebbe lo stesso impatto. Rimane comunque un romanzo importante e coraggioso. Fondato il giudizio di Debenedetti, le prime 60 pagine sono folgoranti, dopo prevale un'introspezione psicologica che fa perdere ritmo. Tra facilità di uccidere, casualità Africa, dispotismo, immoralità, degrado, l'affresco sulla nostra esperienza coloniale è ben resa. Voto: 4 / 5 |  |  |  |
arnaldo (18-11-2010) Ho acquistato la collezione della UTET che comprende tutti i premi Strega 40 finalisti, in tutto 100 libri. WOW! Cento libri tutti in una volta! Il problema era: con quale inizio? Ho iniziato quindi con il primo vincitore (1947): Tempo di uccidere di Flaiano, di cui non avevo mai letto niente. Beh, la scelta è stata ottima: il romanzo è molto bello, a mio parere richiama una vena esistenzialista alla Camus, con il finale molto italiano di "nessuna punizione se non il proprio rimorso...". Ho continuato poi con autori molto più recenti come Mazzantini o Veronesi:Aiuto! Non c'è proprio paragone. Voto: 5 / 5 |  |  |  |
D.M. (06-11-2010) Ottimo e ingiustamente dimenticato questo primo e unico romanzo di Ennio Flaiano.
Un po' Kafka e un po' Dostoevskij ma con uno stile personale condito dall'ironia tipica di Flaiano. Una prosa semplice che cattura fin da subito l'attenzione del lettore.
Un ottimo romanzo, da riscoprire e annoverare tra i classici del dopoguerra. Voto: 4 / 5 |  |  |  |
Luciano Stolfi luciano.stolfi@libero.it (03-11-2010) Bel libro questo di Ennio Flaiano. Narra della crudeltà (gratuita) in tempo di guerra o ai suoi margini. E' un libro in cui la violenza la fa da padrona, con il protagonista che prima uccide (per sbaglio) una giovane donna (con la quale si era accompagnato) e poi, rincorso da fantasmi e sensazioni strane, medita in cuor suo altri omicidi ed altre violenze. Il tutto ambientato in un'Africa dove la violenza è insita nelle cose (ed in questo libro la violenza è quella dell'italiano sull'indigeno, e dell'uomo sulla donna). A tratti questo romanzo di Flaiano mi ha fatto pensare ad un altro libro, di tutt'altro genere, ma sempre sull'Africa e sulla violenza della guerra: mi riferisco al "Sozaboy" di Ken Saro-Wiwa. Quando uscì questo libro di Flaiano Giacomo Debenedetti scrisse che andavano salvate solo le prime sessanta pagine. Ed, in effetti, l'inizio del libro è folgorante: dopo, si scade un pochino nella noia e nel ripetitivo. Il libro vinse, a suo tempo, il Premio Strega. Voto: 5 / 5 |  |  |  |
Luciano Stolfi luciano.stolfi@libero.it (29-10-2010) Questo libro di Ennio Flaiano, non appena uscì, vinse, nel 1947, la prima edizione del Premio Strega. Giacomo Debenedetti ne salvava solo le prime sessanta pagine. In effetti anche a me le prime pagine del libro (quelle che contengono il primo capitolo dal titolo: "La scorciatoia") sono apparse le migliori: le seguenti non fanno che trascinarsi stancamente, provocando un pochino di noia. Il romanzo parte da questo omicidio involontario del protagonista e prosegue, seguendo le allucinanti conclusioni dello stesso, rasentando altri omicidi che, per fortuna, non avvengono. Il libro mostra una certa violenza gratuita, violenza dell'italiano sull'indigeno, dell'uomo sulla donna ecc. Anzi pare che è tutto il continente africano a reggersi su di una sorta di violenza gratuita (violenza insita nella natura e centuplicata dalla guerra). E questa violenza mi ha fatto venire in mente un altro libro, di tutt'altro genere, ma sempre ambientato in Africa, di Ken Saro-Wiwa, dal titolo "Sozaboy". Anche lì, la violenza dell'Africa, e la violenza della guerra, venivano in primo piano. Un libro da leggere: per capire le brutture delle guerre, di quelle del passato, ma anche di quelle del presente. Voto: 5 / 5 |  |  |  |
Sebastiano (01-05-2010) Un libro molto complesso (nel senso buono del termine) che racchiude tutto il mondo di Ennio Flaiano. Viene raccontata la guerra senza moralismi di alcun genere, c'è la componente dell'equivoco che riveste un ruolo tutt'altro che marginale, c'è lo sprezzo per la vita ed allo stesso tempo la voglia di vivere che non abbandona mai il protagonista nemmeno quando sembra tutto finito, c'è una descrizione dell'Africa e dei suoi abitanti che definirei sublime e per finire c'è quella punta di ironia che rende Flaiano un grande della cultura italiana (e non solo) del Novecento. Ovviamente, ci sarebbe tanto altro ancora da dire ma mi astengo dal farlo per non "rovinare" il gusto della lettura a chi vorrà leggere questa opera.
Assolutamente consigliato.
P.S. Vi consiglio di leggere l'introduzione dopo aver letto il romanzo. Voto: 4 / 5 |  |  |  |
Toppi Alessandro (11-12-2009) L'Africa è una boscaglia d'alberi in cartapesta,"fondo di magazzino dell'Universo" in uso ad un trovarobe da scena periferica.La guerra è un terraccio secco per carogne fetide,sette proiettili sette in un gorgo d'acqua,volti annoiati in lerce divise.La storia è una circostanza che è un incidente che è una disgrazia.Che forse sarà colpa.E' un covo d'ombre "Tempo di uccidere" di Ennio Flaiano:sipario violaceo divelto da un arsenale d'apparizioni ossessive,di persecuzioni inventate,di paure subite.E' un'ombra in covo l'inizio della fine:una tenebra in moto,il respiro improvviso,il timore che si fa colpo lasciato.Il sangue,la morte,la tomba.Il sangue,la morte,il ricordo.Il sangue,la morte:una tortura."Mi sdraiai a guardare il cielo,cercando di calmarmi.Non era la mia esecuzione,non ero un'assassino né un disertore né un traditore:ero soltanto un malato.Non si fucila un malato.Sono malato,ripetevo,non possono fucilarmi,non possono uccidermi,debbo vivere.Poi dicevo:perchè pensi allora al suicidio? Voglio cadere a pezzi,rispondevo,ma vivere sino all'ultimo momento.Non posso lasciare il cielo,anche se è un cielo di piombo come questo,non posso lasciare nulla,nemmeno questo cespuglio,nemmeno i giorni più mediocri e le notti più cupe,o le persone che odio:nulla".E nulla è lasciato al caso in scrittura:tanfi ed odori,suggestioni olfattive di primigenia;parole e silenzi,echi d'un remoto eterno presente;carni e scheletri d'uomo,"larve scacciate da un vecchio deposito".Nulla è lasciato perchè ogni singolo,minuto,impercettibile conta quando si è soli e non soli,al buio e in visione,ancor vivi ma come già morti:"Sopraggiunta la notte,invano attesi il sonno. Ecco,non sarei mai riuscito a vincere l'orrore della notte,quando il mondo sembrava rotolare nel buio e sotto di me sentivo l'inferno sgranchirsi.Era una notte chiusa e senza spiraglio.Pensai che quella era la solitudine che mi attendeva.Era quella la vuota e implacabile solitudine,la notte che avrei dovuto affrontare". Con la paura malsana di una nuova, ulteriore speranza. Voto: 5 / 5 |  |  |  |
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